Consumi: spesa più leggera a causa delle speculazioni

La riduzione dei consumi è anche il frutto dei rincari nei prezzi di vendita con aumenti record per la pasta di semola (+14,8%) e il vino comune italiano (+8,5%) che non trovano giustificazioni nei prezzi riconosciuti agli agricoltori in campagna dove si è verificato un crollo del 43% per i cereali e del 24% per vino ed olio a febbraio rispetto all'anno precedente.

E' quanto afferma la Coldiretti nel commentare la stima del bollettino del Centro studi di Unioncamere, relativo al primo bimestre di quest'anno, in cui si precisa che l'aumento del fatturato della Grande Distribuzione Organizzata (+3,3% su base annua) e' riconducibile unicamente alla dinamica dei prezzi (+3,5%), mentre i volumi di vendita appaiono in lieve flessione (-0,2%).

A scoraggiare i consumi è anche, sostiene la Coldiretti, l'aumento ingiustificato della forbice dei prezzi tra produzione e vendita chee conferma la presenza di forti distorsioni esistenti nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola che danneggiano imprese agricole e consumatori.

Gli italiani hanno speso 205 miliardi in alimenti e bevande (141 miliardi in famiglia e 64 fuori) che rappresentano nel 2008 ben il 19% della spesa familiare ed è quindi necessario, afferma la Coldiretti, interrompere un trend che impoverisce cittadini e imprese agricole in un difficile momento di crisi economica.

In generale, per ogni euro speso dai consumatori in alimenti ben 60 centesimi vanno alla distribuzione commerciale, 23 all'industria alimentare e solo 17 centesimi agli agricoltori. I prezzi, conclude la Coldiretti, aumentano quindi in media quasi cinque volte dal campo alla tavola e esistono dunque ampi margini da recuperare, con piu' efficienza, concorrenza e trasparenza, per garantire acquisti convenienti alle famiglie e sostenere il reddito degli agricoltori in un momento di difficoltà economica.

Fonte: Coldiretti

In redazione: A.F.

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