CONTIENE FLUORO? NO, GRAZIE

Altro che prevenire la carie, l'assunzione del fluoro, sottoprodotto dell'industria nucleare, sembra essere un grave rischio per la salute. Il fluoro è presente da molti anni in prodotti di largo consumo come dentifrici e colluttori ed anche in alcune gomme da masticare. E contenuto in molti psicofarmaci e in alcuni anabolizzanti, antibiotici, chemioterapici e in quasi tutti i prodotti per le anestesie totali. Inoltre è consigliato da pediatri e dentisti, sia alle mamme in gravidanza sia ai bambini in tenera età, come cura preventiva della carie.

Per lo stesso scopo, in Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia è addirittura aggiunto all'acqua potabile. Nonostante la crescente diffusione, l'utilizzo del fluoro nella prevenzione della carie, e più in generale la sua presenza in tarmaci e in altri prodotti, è da più parti criticato fino ad essere considerato inutile se non dannoso. Per capire meglio come stanno le cose abbiamo intervistato il Professor Giorgio Petrucci, chimico insegnante nella scuola media superiore e docente a contratto all'Università degli Studi di Firenze, autore del libro I pericoli del fluoro (Macroedizioni).

 

Professore, già nel 1993 nell'articolo «Fluoro: amico o nemico?» pubblicato su Aam Terra Nuova lei parlava della tossicità del fluoro…

Sì, già allora i dati ufficiali davano valori troppo vicini tra la dose considerata ottimale per combattere la carie (1 milligrammo al giorno) e quella dove cominciavano a comparire effetti indesiderati visibili e documentati come macchie nei denti (1,6 milligrammi al giorno)1. Inoltre, in quegli stessi anni cominciavano ad essere messi in dubbio gli studi che correlavano la scomparsa della carie con l'assunzione di fluoro. Devo proprio alla pubblicazione di quell'articolo ed all'interesse suscitato tra medici e dentisti, l'inizio di una serie di fortunate coincidenze che mi hanno portato alla stesura del libro sui pericoli del fluoro, frutto di una ricerca durata più di dieci anni.

E le conclusioni non sono certo positive…

No, tutt'altro, perché via via che approfondivo i miei studi scoprivo sempre maggiori e più diffusi effetti negativi attribuibili all'intossicazione da fluoro. Ai dubbi avanzati da Rapaport su casi di mongoloidismo causati dal fluoro2 si aggiunsero più tardi i risultati di alcune ricerche che segnalavano effetti tossici del fluoro nei confronti di numerosi enzimi, del sistema immunitario e del sistema neuroendocrino con conseguenti alterazioni comportamentali, deficit cognitivi, riduzione della fertilità, indurimento ed aumento della fragilità delle ossa, sclerosi ossea, effetti inibitori nei confronti dell'attività tiroidea, inibizione dell'ormone testosterone nei maschi, osteosarcoma, mutazioni genetiche, diminuzione del quoziente d'intelligenza. Altre ricerche, come quelle della dottoressa Struneka, individuarono nel fluoro, in associazione con alluminio, la concausa del morbo di Alzehimer3.

Non le sembra un pò troppo per una sostanza considerata ufficialmente indispensabile nella prevenzione della carie?

In effetti, ho avuto anch& apos;io per lungo tempo questo senso d'incredulità e scetticismo e mi sono chiesto come mai molti dentisti e pediatri consigliassero in buona fede l'uso del fluoro nonostante si moltiplicassero articoli scientifici allarmanti. Probabilmente se non fossi stato un chimico avrei anch'io dato fiducia al parere dell'esperto, ma come chimico sapevo che i sali di fluoro erano da sempre classificati come veleni potentissimi, tanto da essere utilizzati come topicidi. Poi consultando alcuni dentisti e pediatri ho scoperto che le loro informazioni erano di seconda o terza mano, passate per lo più da informatori farmaceutici e basate su ricerche degli anni '40 – '50. Molti di essi rimanevano sinceramente stupiti delle «nuove» informazioni sugli effetti del fluoro che gli davo e riferivano spesso che non ne avevano mai sentito parlare fino a quel momento. Così mi resi conto quanto fosse importante informare correttamente chi aveva il compito di consigliare mamme e bambini.

Non crede di esagerare sugli effetti negativi?

 Io riporto delle evidenze scientifiche accertate da migliala di ricercatori di tutto il mondo. Queste evidenze sono così puntuali e diffuse che non possono essere ignorate.

Allora come spiega la diffusa convinzione sugli effetti positivi del fluoro, così radicata che la dicitura «contiene fluoro» nei dentifrici è preso come un elemento di pregio?

Premetto che il chimico sa di dover trattare i composti del fluoro con molta prudenza e con i dovuti accorgimenti e questa è stata opinione comune fino agli anni '30. All'inizio degli anni quaranta, in concomitanza con l'utilizzo del fluoro per l'arricchimento dell'uranio per la produzione della bomba atomica, cominciarono a comparire articoli che asserivano che la presenza di fluoro, in opportune quantità nelle acque potabili, riduceva l'incidenza della carie. Oggi sappiamo, da documenti resi pubblici dall'amministrazione Clinton, che in quel periodo fu messo in atto dal Pentagono un piano denominato «Progetto F» tendente a tranquillizzare l'opinione pubblica sugli effetti negativi del fluoro e a provare «in tutti i modi» che il fluoro fosse innocuo4. In quello stesso periodo, il Servizio di Salute Pubblica americano iniziò, sulla base di ricerche interne condotte inizialmente da Dean5, una sperimentazione di fluorurazione delle acque che coinvolse sette zone degli Stati Uniti con l& apos;intento di provare che il fluoro era un toccasana contro la carie. Era il 1943 ed in meno di due anni, nonostante una guerra mondiale in corso, si riuscì a far diventare operativo un progetto decennale di sperimentazione. Nel 1950, a metà della sperimentazione in atto, il governo americano autorizzò la fluorurazione delle acque a scopo terapeutico su tutto il territorio nazionale, propagandandola, come afferma Hilemann6, più con campagne e metodi pubblicitari che attraverso dati scientifici.

Vuol dire che tutto ciò faceva parte di un piano preordinato?

Voglio dire solamente che è plausibile che due enti pubblici abbiano coscientemente collaborato per attribuire delle valenze positive ad una sostanza che, fino a quel momento, era conosciuta come tossica dagli addetti ai lavori ma era praticamente sconosciuta all'opinione pubblica, evitando accuratamente di indicare gli effetti negativi o quanto meno minimizzandone la gravita. Che questo lavoro sia stato condotto con solerzia ed in modo capillare lo prova il fatto che, a distanza di sessant'anni, sono in pochi tra medici e pediatri a sapere che il fluoruro di sodio presente nei dentifrici e consigliato per le mamme in gravidanza è lo stesso che, se comprato come composto chimico puro, riporta in etichetta il simbolo della sostanza tossica.

Dunque i dati sono stati volutamente falsificati per arrivare a questo scopo…

Non c'è bisogno di arrivare a questo. Basta aggiustare i dati in proprio possesso, per esempio scartando quelli che non tornano con l'ipotesi che si vuole confermare, oppure utilizzando dei dati oggettivi di diminuzione della carie in zone con acque fluorurate artificialmente «dimenticando» di operare un dovuto paragone con zone non fluorurate.

Diesendorf 7 accusa proprio queste ricerche di essere viziate quasi sempre dall'assenza di un campione di riferimento e quando questo controllo risultava eseguito si trovava diminuzione in tutti e due i campioni, sintomo che la diminuzione della carie doveva essere attribuita a cause diverse dalla presenza di fluoro e, comunque, il fluoro poteva non essere l'unica o la più importante causa di questo evento.

Acerra riporta inoltre che il Ministero della Difesa americano, in presenza di dati allarmanti su lavoratori con effetti cronici di intossicazione da fluoro, li ha effettivamente falsificati asserendo esattamente l'opposto di quello che dicevano le ricerche in proprio possesso4.

Perché uno scienziato dovrebbe abbassarsi a tanto?

Le ragioni possono essere diverse: vantaggi economici, rincorsa del successo, desiderio di soddisfare le richieste dei finanziatori. Non dimentichiamoci che negli anni cinquanta e sessanta, negli Usa, la maggior parte dei finanziamenti alle ricerche venivano erogati direttamente dal Ministero della difesa8.

In conclusione, il fluoro non è indispensabile per la salute dei denti?

Può essere provato che una sostanza sia indispensabile per un organismo animale solo attraverso prove di alimentazione condotte in totale assenza di essa. Mai nessuno ha comprovato che l'assenza di fluoro nell'alimentazione generi una qualche minima patologia. Inoltre se i dentifrici al fluoro fossero davvero curativi non dovrebbero essere considerati prodotti cosmetici, come in realtà sono, ma prodotti medicinali e come tali essere venduti solo in farmacia.

Perché dunque si è cominciato ad utilizzare il fluoro nei dentifrici e nelle acque?

Negli anni cinquanta e sessanta si diffuse l'agricoltura intensiva e con essa l'uso di fosfati come fertilizzanti. I fosfati contenevano spesso discrete quantità di fluoro che doveva essere eliminato perché a certe dosi tossico per le piante. Le ricerche sulle qualità terapeutiche del fluoro per combattere la carie avevano dato a quei tempi le basi scientifiche per operare un utile recupero di questa sostanza che altrimenti avrebbe dovuto essere smaltita ad alti costi come rifiuto speciale. In questo modo è stato immesso nell'ambiente come sostanza utile generando un guadagno, anziché un costo, per le aziende del settore. L'interesse di una parte del mondo industriale si saldava così con l'interesse degli Stati che iniziavano la corsa agli armamenti nucleari. Negli anni successivi furono tentate nuove applicazioni del fluoro nella cura dell'osteoporosi, ma gli effetti negativi furono così evidenti che tale pratica fu rapidamente abbandonata.Lei afferma che il fluoro non fa bene, ma come motiva la sua asserzione?

Il mio intento è quello di spiegare a cosa il fluoro non fa bene e perché. Per esempio il cervello di un Dovon e quello di un malato di Alzheimer si presentano molto simili per i danni che evidenziano. Questo mi porta a pensare che ci sia un nesso tra le due malattie e questo potrebbe avvalorare l'ipotesi che il fluoro possa essere, in qualche caso, una delle cause di queste, due patologie. Oppure il fluoro è imputato di far diminuire il quoziente d'intelligenza e d'inibire la tiroide.

Anche queste due cause possono essere collegate tra loro perché l'inibizione della funzione tiroidea è dovuta ad un effetto antagonista del fluoro nei confronti dello iodio che è presente negli ormoni tiroidei. Quindi è come se si determinasse una carenza di iodio che, com'è noto, è una delle cause del cretinismo infantile. Inoltre nel mio libro spiego le ragioni del comportamento del fluoro nel metabolismo umano.

L'assunzione di un milligrammo al giorno di fluoro aumenta di otto volte la quantità di fluoro normalmente presente nel sangue. Essendo il fluoro un veleno enzimatico, dev'essere allontanato il più velocemente possibile dall'organismo e per questo viene espulso attraverso le urine. Siccome quest'operazione di eliminazione non è molto veloce, parte del fluoro in eccesso viene spostato verso le ossa ed i denti, dove forma composti insolubili e quindi messo in grado di non nuocere momentaneamente. A lungo andare, quest'accumulo può determinare danni alle ossa e causare un aumento della loro durezza e della fragilità, sclerosi e fluorosi ossea, compressione dei nervi.

La teoria che enuncio nell& apos;ultima parte del libro è che il fluoro è presente nelle ossa e nei denti come tentativo di reagire ad un avvelenamento e non perché fa bene. è dunque un elemento indesiderato e non indispensabile come invece alcuni hanno affermato senza delle prove scientifiche.In Italia però l'acqua degli acquedotti non è stata mai fluorurata.

Questo è vero, ma in alcune regioni sono stati dati ai bambini nelle scuole sia pasticche di fluoro che trattamenti di fluoro con deposizione direttamente nei denti. Inoltre esistono zone come l'alto Lazio, la zona del Potentino, Reggio Calabria, Palermo ed alcune zone della Sicilia dove l'acqua presenta già tassi di fluoro vicini od anche superiori ad una parte per milione. C'è poi da dire che negli ultimi vent'anni sono stati usati prodotti farmaceutici a base di fluoro sia per le donne in gravidanza, sia per i bambini in tenera età come profilassi contro la carie.

L'Adhd o Attention Deficit Hyperactivity Disorder (Deficit d'attenzione e sindrome d'iperattività) è una sindrome molto diffusa negli Stati Uniti soprattutto tra bambini maschi e viene curata con il tanto discusso Ritalin. In una parte del suo libro accenna all'ipotesi di una correlazione tra l'assunzione di fluoro e la diffusione dell'Adhd…

L'Adhd è una sindrome descritta come irrequietezza ed agitazione, difficoltà a rimanere fermi ed attenti, scarsa capacità di concentramento, disattenzione, propensione a fare errori di distrazione nella scrittura e nel calcolo. Nel mio libro faccio notare che gli esperimenti della dotteressa Mullenix sui topi nati da genitrici alimentate con fluoro, avevano evidenziato comportamenti d'irrequietezza simili e che, anche in quel caso, la sindrome era più diffusa nella prole maschile che in quella femminile9. Inoltre, essendo un inibitore dell& apos;ormone testosterone, il fluoro ha maggior propensione a evidenziare i suoi effetti sulla prole maschile che su quella femminile. Da qui, l'ipotesi, che spero tanto non sia provata, di un collegamento tra assunzione di fluoro e Adhd.

Lei conduce questa battaglia da molto tempo. Come pensa di riuscire ad incidere sull'opinione pubblica per cambiare l'atteggiamento delle persone verso i prodotti al fluoro?

L'esperienza mi ha insegnato che il processo è molto lento. Io posso mettere a disposizione e condividere le mie conoscenze ed è questa la ragione per cui ho pubblicato un libro sull'argomento. Ora sta alla parte più sensibile dell'opinione pubblica, ai media che cercano e vogliono dare una corretta informazione, a medici, pediatri, dentisti più accorti e pronti ad utilizzare queste informazioni, a cercare d'incidere dal basso per convincere sempre più persona e ad abbandonare pratiche di fluorizzazione che rischiano di essere deleterie. Se mai in un comune supermercato comparirà finalmente un dentifricio con la scritta «Non contiene fluoro» è si tornerà ad avere la libertà di scegliere coscientemente se usare o no prodotti fluorurati, allora sapremo finalmente di aver vinto questa battaglia.

Note

1 Giorgio Petrucci, Fluoro. Amico o nemico? «Aam Terra Nuova», Marzo/Aprile 1993.

2 1. Rapaport, Contrìbution a l'étude du mongoloidism: rote pathologique du fluor, «Bulletin de l'Acadèmie Nationale Medicine Paris» 140, 525, 1956.

3 A. Strunecka, J. Patocka, Aluminofluorìde complexes: a usefui tool in laboratory investìgations, but a hidden danger for living organisms?, in: Shapiro P, Atwood D (eds) Group 13 Chemistry: Fundamental research, material science and catalysis. ACS Voi., Washington, USA, 2002, pp 271-282.

4 Lorenzo Acerra, Fluoro: pericolo per i denti, veleno per l'organismo, Macro Edizioni, 2000.

5 H.j. Dean, Epidemiologie Studies in United States, via F.D. Moulton, Fluorìde and Dental Health, Washinton D.C. 1942.

6B. Hileman, Fluoridatìon of Water, «Chem & Eng. News» 66, 26, 1988.

7 M. Diesendorf, The mystery ofdeclìning toth decay, «Nature» 322,125, 1986

8Federico Di Trocchio, Le bugie della scienza. Oscar Saggi Mondadori n. 40.

9 P.j. Mullenix, P.K. Densbesten, A. Shunior, W. j. Kernan, Neurotoxicity ofsodium fluoride in rats, «Nerurotox. and Ter.» 17, l69.1995.

A CURA DI Mimmo Tringale

tratto da: A.a.m. terra nuova n° 199

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