CRESCE IL TASSO DI OCCUPAZIONE DELLE DONNE

Nel 2003 il numero degli occupati ha superato la soglia di 22 milioni, il 65% a tempo indeterminato, con un progresso nel tasso di occupazione complessivo dell'occupazione femminile. Ciò nonostante lo scarso sviluppo economico del Paese. Fra le spiegazioni di questo fenomeno la crescita di settori ad alta intensità di lavoro (costruzioni e terziario), maggior utilizzo di contratti flessibili, emersione del lavoro irregolare e la moderata dinamica dei salari.

 


(Rapporto ISFOL)

Resta una situazione di stasi nel Mezzogiorno, dove l'occupazione è sostanzialmente ferma e si registrano solo 11mila occupati in più. Le regioni del Sud sono quasi tutte al di sotto del 50%, mentre alcune regioni del Nord (Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Valle d'Aosta) hanno un tasso di occupazione di pochi punti al di sotto del 70% , corrispondente all'obiettivo comunitario del 2010. Più favorevole il dato del Centro del Paese, dove l& apos;occupazione è cresciuta dell'1,6%, soprattutto nei settori del commercio e servizi. In affanno l'industria, che perde 10mila addetti.

I settori più dinamici sono stati, al Nord, costruzioni, servizi alle imprese, alberghi e commercio. In discesa la Pubblica amministrazione, il mondo dell'istruzione e della sanità.
Al Sud, nella situazione generale di blocco, in crescita il commercio e l'industria, calo della Pubblica amministrazione e dell'agricoltura.

Le donne si sono aggiudicate 128mila posti di lavoro in più (+1,6%) rispetto agli uomini. Sono le regioni settentrionali a dare una spinta all'occupazione femminile, con un incremento del 3,7 per cento. I lavoratori over 50 aumentano di 152mila unità nella sola classe da 50 a 59 anni, soprattutto al Centro e al Sud. Il 40% svolge un lavoro indipendente, scelta a volte dettata dall'abbandono o dalla perdita di un lavoro fisso.
Il tasso di disoccupazione giovanile, invece, si è ridotto di un solo decimale di punto, fermandosi al 27,1%.

In crescita anche i contratti a tempo indeterminato, che hanno fatto segnare un più 178mila, contro i 19mila rapporti a termine. I dati sono in linea con il trend europeo, che registra un ridimensionamento della quota di rapporti a tempo determinato, dopo un periodo di affermazione del lavoro temporaneo e a termine.

In aumento anche i contratti part time, che nella media dell'Unione Europea coinvolge il 19% delle posizioni lavorative, mentre in Italia solo lo 0,5% dei contratti. L'incremento per ora è riconducibile al Nord e alla componente femminile (+ 51%), in contrasto con la contrazione del part time maschile (-41 per%).

Cresce sempre di più anche il lavoro parasubordinato, triplicato tra il 1996 e il 2002. Alla fine del 2002 i collaboratori coordinati e continuativi sono stati stimati in un decimo degli occupati. Nelle stime un terzo sarebbero lavoratori ad alta precarietà, per lo più giovani, un terzo amministratori e professionisti e il resto doppio-lavoristi e pensionati. La componente femminile è in salita del 48%.


(Fonte IlSole24ore.com)

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