Curare la casa rispettando l'ambiente: consigli per casalinghi/e eco.

Anche gesti apparentemente banali, come le scelte che facciamo nello sbrigare le faccende di casa, hanno un impatto sull'ambiente. Qualche dritta su come prendersi cura del luogo in cui viviamo, rispettando l'ecosistema e risparmiando. A fare la differenza per l'ambiente non sono solo i grandi gesti, ma soprattutto le piccole abitudini di tutti i giorni, come ad esempio le scelte che facciamo nel prenderci cura del luogo in cui viviamo.

La pubblicità ci mette davanti modelli di case dallo splendore innaturale, pulite con prodotti in grado di sterminare qualunque forma di vita si annidasse tra le fughe delle mattonelle, come se le nostre case fossero ricettacoli di ogni sozzura. In realtà viviamo in ambienti decisamente puliti, e la necessità di prodotti così aggressivi  più indotta che reale.

Di vero c'è che buona parte di questi ritrovati, per ottenere quei mirabolanti risultati, contengono sostanze fortemente inquinanti, e che gli stessi effetti si potrebbe avere anche con sostanze meno dannose per l'ambiente.

Prendiamo ad esempio le pulizie di casa. Ne abbiamo già parlato su dei prodotti alla spina, in particolare dei detersivi.
Blogeko 
invita a leggere bene le etichette, perchè il prefisso “eco” che alcuni marchi ostentano non sempre è meritato:

Cosa c'è dentro i detersivi davvero ecologici – siano essi alla spina o meno – e cosa negli altri, quelli “normali” e inquinanti?

I detersivi convenzionali lavano – e inquinano – grazie essenzialmente a tensioattivi e fosfati, più sbiancanti ed enzimi

Invece i detersivi ecologici, o ecocompatibili se preferite, usano sostanze vegetali ricavate dalla barbabietola di zucchero, dall'olio di cocco e dall'olio di palma. Qui si potrebbe obiettare: l'olio di palma frigge il clima. Però non inquina, questo è vero.

E' un discorso tagliato con l'accetta. Però il succo è questo.

Visto che le sostanze usate dai detersivi ecologici sono più care, quando sono presenti sono anche dichiarate a chiare lettere. Di solito, almeno: è tutto interesse dei fabbricanti agire così, mi pare.

Però ti puoi ritrovare con un detersivo alla spina che si chiama eco-qualcosa e che contiene solo gli ingredienti dei detersivi convenzionali. Finisce che sono “eco” anche i tensioattivi, in questo modo. Ci dà  proprio fastidio. Un' italica furbata.

Oltre ai detersivi che si definiscono “eco”, ma “eco” non sono, pare sia stata bocciata senza appello anche labiowashball, che tanto ha fatto parlare i blog nei mesi passati. Scrive Ilboss:

la prova dei fatti ha dimostrato una cosa che nessuno aveva mai pensato di analizzare prima d'oggi: l'acqua senza detersivo ha comunque un certo potere pulente, anche se non all'altezza del detersivo.

La differenza “di pulito” ottenuta provando a mettere anche la Biowashball è minima: l'apporto offerto è quasi nullo e non giustifica l'acquisto.

E' curioso come funzioni a volte la mente umana: ormai diamo per scontato che qualsiasi azione abbia bisogno di un prodotto aggiuntivo, per produrre la reazione sperata.

La realtà: provate a dimezzare la dose di detersivo e ripetete il processo di riduzione lavaggio dopo lavaggio, finchè arrivate al limite permesso dal grado di durezza dell'acqua della vostra zona.

Non solo, sembra che l'uso della biowashball a lungo andare possa essere controproducente, come spiega Il Disinformatico:

Scrive infatti Silvia Palladino, dottoressa in chimica, che da alcuni anni svolge ricerca nel campo delle formulazioni di detersivi a basso impatto ambientale. Pubblico con il suo permesso due sue considerazioni molto interessanti:

Condivido il parere del collega dr. Angioni [il chimico che si& nbsp;è occupato del caso Biowashball per il CICAP] sulle varie affermazioni di carattere tecnico presenti sul sito biowashball.ch. Il fatto che la Biowashball possa deodorare i capi e trattenere qualche particella di sporco è probabilmente da attribuirsi a fenomeni di adsorbimento da parte delle ceramiche porose contenutevi.

Questo spiegherebbe le numerose segnalazioni (che posso confermare personalmente dai miei test) di un leggero effetto deodorante della Biowashball. Ma la cosa ancora più interessante è questa (le evidenziazioni sono mie):

Il fatto però che tale dispositivo sia in grado di “eliminare i germi patogeni nell'acqua della vostra lavatrice” è un' affermazione quantomeno pericolosa a farsi: nella lavatrice sono presenti tubazioni che svolgono un effetto “sifone”, per cui non si svuotano mai dall'acqua e, soprattutto per questa ragione, la macchina andrebbe lavata con un agente disinfettante ( candeggina diluita o simili) ogni qualche mese, per evitare il proliferare di batteri e muffe; l'utilizzo del detersivo a ogni lavaggio tutela solo in parte da questa proliferazione.

Gli utenti potranno facilmente immaginare che cosa può succedere in una lavatrice se si lavano i capi (specialmente la biancheria intima) con un agente lavante di scarsa efficacia o anche con sola acqua: a lungo andare, senza che ce ne si accorga ci potra¡¯ essere proliferazione di batteri e funghi, alcuni dei quali introdotti tramite i nostri stessi capi di vestiario.

Ciò che intendo dire che: non serve disinfettare la macchina a ogni lavaggio (i nostri anticorpi ci proteggono a sufficienza da quei pochi batteri presenti, a patto che si usi abitualmente un detersivo efficace e che ogni tanto si lavi la macchina con un pò di candeggiante), ma non è neppure il caso di lavare solo con acqua, trasformando la macchina in un'incubatrice per microorganismi.

< P>Recensioni positive invece per le noci saponifere. Racconta Comidademama il suo primo incontro con le noci:

“Comida, Comida NON SI MANGIANO, per niente. Non fare esperimenti, eh? Però se vuoi aprire uno dei sacchetti di tela e vedere come sono fatte fai pure.”
I sacchetti che porto a casa dalla bottega di commercio equo e solidale Mandacar sono tre.
Per fare il bucato in lavatrice buttando nel cestello, di fatto, un pugno di noci.
O, meglio, un pugno di gusci di noci raccolte in un sacchetto di tela, commercializzati daaltromercato in confezioni da 500 gr per 7.7 euro, garantendo 30/35 lavaggi circa.

Come non resistere a tagliare la cucitura e vedere come sono fatti, questi gusci?

Noci dal nome esotico, Sapindus Mukorossi (noce del sapone) è come riporta la scheda tecnica del prodotto,

un albero tipico dell'India e Nepal, che produce frutti tondeggianti la cui parte esterna, la polpa del frutto, contiene una sostanza chiamata saponina, che si comporta come un sapone, sciogliendosi nell'acqua a una temperatura ottimale di circa 40 gradi, per poi sviluppare il suo potere detergente. La saponina è un tipo di tensioattivo non ionico semplice che agisce sul bucato in modo naturale e diretto e raggiunge risultati soddisfacenti di lavaggio, seppure non presenti la composizione dei detersivi tradizionali che contengono molteplici tensioattivi e composti chimici complessi.
I frutti vengono raccolti da secoli per utilizzarli come noci da bucato, per decotti di sapone liquido, per estratti. L'attività di raccolta è stagionale ed avviene tra aprile e settembre. Essendo frutti spontanei essa avviene sotto il controllo delle autorità forestali.

Anche il modo di fare la spesa può cambiare, il supermercato non è l'unica soluzione per l'acquisto. Ci sono ad esempio i GAS, iGruppi di Acquisto Solidale.
Ecco una definizione su Mondofamiglia:

come funziona?
Si organizzano delle riunioni in cui si nomina un
coordinatore del gruppo che si occuperà dei rapporti con l'esterno. Sono scelti anche dei referenti che saranno il punto di riferimento ognuno per una singola tipologia di prodotto.

In genere i prodotti saranno comprati da aziende a gestione familiare che seguono il metodo biologico. Particolare attenzione sarà riservata alle cooperative che favoriscono l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate o compiono scelte particolari nel contrastare la criminalità organizzata.

Le scelte vengono, poi, comunicate via e-mail e sarà compito del referente del gruppo raccogliere gli ordini di un certo prodotto e trasmetterli al produttore.

La distribuzione dei prodotti avviene spesso presso qualcuno che ha messo a disposizione uno spazio dove conservare “la spesa”.

A noi sembra un'ottima maniera, per tutte le famiglie, di risparmiare ottendendo un'elevata qualità dei prodotti dimostrando rispetto per chi i prodotti li produce.

Da qualche tempo a questa parte i GAS si sono riuniti in una rete nazionale, come riporta PMI.it:

Anche le forme organizzative e di coordinamento mutano da gruppo a gruppo. Se alcuni scelgono di rimanere indipendenti, altri hanno aderito ad una rete nazionale di collegamento dei GAS che favorisce la conoscenza fra chi condivide la stessa pratica di consumo etico, oltre a informazioni utili (elenco gas, produttori, prezzi, ecc.) per organizzare un gruppo di acquisto.

Il fenomeno dei GAS travalica inoltre temi strettamente legati all'agricoltura, e incentiva le persone a un uso sostenibile e democratico della Rete, consigliando l'uso del software libero& amp;nbsp;per un consumo altro anche nell'ambito ITC.

Un'altra idea amica dell'ambiente e del portafogli – che può diventare anche un hobby rilassante - è l'orto sul balcone. Ne scriveIl giardino delle idee:

Per trasformare un balcone fiorito in uno spazio capace di produrre verdure gustose senza penalizzarne l'estetica basta riservare il fronte del balcone alle piante da fiore e lo spazio interno, non direttamente visibile, a ridosso dei muri, agli ortaggi in vaso. Molte verdure hanno belle foglie e bellissimi fiori, come lezucche e zucchine, ma anche lefragole hanno dei simpatici fiorellini bianchi, oppure certe variet¨¤ dicavolfiore. Ottimi da coltivare e coloratissimi da vedere, i piccoli frutti come ribes e frutti rossi.

Vasi e contenitori

I vasi in terracotta sono imbattibili per traspirazione,e mantengono bene la freschezza del terriccio rispetto a quelli in plastica.

Vasi di piccolo diametro possono servire per coltivare piante singole come < U>le aromatiche, per esempio si pu¨° fare un solo vaso con timo,menta e dragoncello o ancora meglio piantarli alla base dipomodori e zucche, cosa che favorirà anche l'umidità del terreno.

Per alcune perenni come rosmarino esalvia, è bene prevedere un vaso dedicato visto che rimarrà  per diversi anni.

Tuttavia non sono pochi a chiedersi quanto sia salutare mangiare le verdure cresciute nel centro delle nostre città, dall'aria tutt'altro che cristallina. Risponde così   Erbaviola:

Poniamoci anche altre domande. Per un milanese che va al supermercato a comprare l'insalata, che è stata trasportata per 24 ore di autostrada su camion aperti, beccandosi tutte le polveri e le peggio schifezze da Reggio Calabria a Bolzano, è meno inquinata l'insalata del supermercato o quella del suo balcone?

Come dicevo in una risposta, l'uva coltivata su un terrazzo romano, per quanto incredibile, è sottoposta a meno veicoli di inquinamento atmosferico (e quindi depositi sui frutti) che non le uve coltivate nell'Oltrepò Pavese, rinomata zona di vini (di cui pochissimi, vergognosamente, in agricoltura almeno biologica). Ve lo dimostro subito, qui c'è la mappatura da satellite della concentrazione di polveri sottili in Italia: tra Piemonte e Veneto, tirando dentro la Pianura Padana, c'è da fare le valigie dopo aver visto la foto. Le contaminazioni da piombo sono nelle stesse zone, comunque trovate dati più precisi e aggiornati sui siti di Greenpeace e Legambiente (metà inquinamento da piombo è la loro goletta a gasolio. Dall'altra parte che Legambiente si faccia sponsorizzare dalla Fiat è già tutta una barzelletta, ma vabbè).& lt;/P>

Molte persone che vivono in città pensano che non sia salutare avere un orto e soprattutto cibarsi di verdure coltivate in un posto considerato ad alto tasso di inquinamento. Nella realtà dei fatti, invece, le verdure, la frutta e le erbe coltivate in un orto cittadino possono essere tanto buone quanto quelle coltivate in un orto immerso nel verde della campagna.
Il sospetto di molti è che le particelle inquinanti presenti nell'aria, le famigerate “polveri sottili” si vadano a depositare sui loro ortaggi, rendendoli potenzialmente dannosi per la propria salute. In realtà queste polveri viaggiano a un'altezza piuttosto bassa e si diffondono in un'area delimitata prima di posarsi, indicativamente tra i 20 e i 50 metri dall'emettitore. In realtà solo chi abita a piano terra verso una strada trafficata ha delle ragioni serie di preoccupazione verso la coltivazione di verdure sul suo balcone. Già un balcone a piano terreno ma affacciato su un cortile interno, non ha questo problema di deposito delle polveri.

Un ultimo consiglio 

  fare il pane in casa. Ultimamente ha riscosso grande successo lamacchina per il pane, ma per chi volesse sporcarsi le mani con lievito e farina ecco la ricetta:

Iniziamo subito con lo sfatare il mito che ci vuoglia un sacco di tempo per preparare il pane fatto in casa, leggete la ricetta e ve ne accorgerete!
Inoltre vi consiglio l'impasto del pane come cura allo stress… provare per credere­…

Ricetta

3 tazze di farina bianca
1 tazza di farina di cereali
2 tazze di acqua di bottiglia tiepida
20gr. di lievito madre ( pasta madre)
10 gr. di sale

In una bacinella uniamo farina bianca, farina di cereali e lievito e piano piano aggiungiamo l'acqua impastando, ( miraccomando usate l'acqua naturale di bottiglia, non vorrete di certo un pane al calcare..) fino a formare una palla omogenea. a questo punto con forza impastare la palla ripiegandola su se stessa per almeno 15 minuti ( circa 300 volte ripiegata su se stessa).
coprire con un canovaccio umido e lasciar lievitare per un ora.
Dopo un'ora aggiungiamo il sale. ( meglio se usiamo il sale grosso e lo rendiamo fine magari con l'utilizzo di un suribachi o un mortaio) Il sale viene aggiunto dopo un'ora e non subito per non fermare la lievitazione.
Impastare per 5 minuti e poi ricoprire nuovamente e lasciar lievitare dalle 3 alle 6 ore.
N.B. il meteo è molto importante e influisce sulla lievitazione. Ex. se piove ed è umido /freddo ci metterà tutte le 6 ore a livitare, se è caldo e secco 3/4 ore saranno sufficienti.
se vogliamo aggiungere, frutta secca, spezie , semi vari , olive, noci ecc… le aggiungiamo solo a fine lievitazione, impastando ancora per 10 minuti e poi infornare.
Una volta pronto, posso usare vari stampi x pane a cassetta o fare panini rotondi, stendere la pasta x foccaccia o pizza ecc..
Per i panini o pane in cassetta, infornare a 200° x 10 ” poi abbassare a 180 per altri 45'

Fonte: www.liquida.it

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