Da Lipperini a Magona, voci di donne a Scrittorincittà

Perché a trent'anni dalla nascita del femminismo sembra che la subordinazione femminile, in Italia, sia ancora una realtà, per quanto travestita da rampantismo, aggressiva esposizione dell'esteriorità, esasperazione delle peculiarità di genere? Ne hanno discusso stamattina alle ore 10 presso la Sala Rossa del Centro Incontri della Provincia di Cuneo, nell'ambito della nona edizione di Scrittorincittà, la giornalista Loredana Lipperini e l'esperta di comunicazione Annamaria Testa, protagoniste del frizzante dialogo Ancora dalla parte delle bambine, che prende spunto dall'omonimo libro della Lipperini, edito da Feltrinelli, in cui la Testa è presente con un interessante contributo relativo all'immaginario femminile nella pubblicità.

Da Lipperini a Magona, voci di donne a Scrittorincittà

Perché a trent'anni dalla nascita del femminismo sembra che la subordinazione femminile, in Italia, sia ancora una realtà, per quanto travestita da rampantismo, aggressiva esposizione dell'esteriorità, esasperazione delle peculiarità di genere? Ne hanno discusso stamattina alle ore 10 presso la Sala Rossa del Centro Incontri della Provincia di Cuneo, nell'ambito della nona edizione di Scrittorincittà, la giornalista Loredana Lipperini e l'esperta di comunicazione Annamaria Testa, protagoniste del frizzante dialogo Ancora dalla parte delle bambine, che prende spunto dall'omonimo libro della Lipperini, edito da Feltrinelli, in cui la Testa è presente con un interessante contributo relativo all'immaginario femminile nella pubblicità.

“A fronte di una sempre maggiore sfrontatezza/esibizione del proprio corpo per cui l'unico modo per riscattarsi dallo stigma dell'essere donna è quello di abbandonarsi a un'iperfemminilità all'insegna della logica del My body is my business (“il mio corpo è il mio prodotto”)”, ha precisato la Lipperini, “le statistiche dimostrano che il gap tra i sessi è oggi più che mai una realtà”: dai rapporti del World Economic Forum in cui l'Italia è arrivata a essere l'ultimo paese dell'Unione Europea in termini di parità femminile (precipitando dalla già non buona 77esima posizione del novembre 2006 all'84esima attuale) ai dati Istat che rivelano come la maggior parte delle donne smetta di lavorare dopo il primo figlio o lavori part-time e come comunque pochissime ricoprano ruoli dirigenziali o di grande visibilità per arrivare alla drammatica constatazione che il 70% degli omicidi avviene in famiglia, che la vittima è quasi sempre donna e l'assassino nella maggior parte dei casi è il compagno (lo stesso dicasi per il 70% dei casi di violenza, che spaziano dallo schiaffo allo stupro e perlopiù si verificano all'interno delle mura domestiche).
< BR>Un'analisi dell'”altra metà del cielo”, la cui profondità è stata sottolineata dalla stessa Testa, che ha definito il libro “un ammirevole lavoro di “cucitura”, in cui “storie, fatti e dati contrastanti” vengano meticolosamente messi a confronto nel tentativo di “ricostruire il patchwork complesso dell'essere donne oggi, in un sistema in cui mancano le coordinate e in un paese in cui la memoria storica è labilissima”.

L'incontro si colloca all'interno di una giornata in cui l'universo femminile è stato protagonista a scrittorincittà. Tra gli appuntamenti, alle ore 15 presso la Sala Falco il pubblico ha avuto la possibilità di conoscere da vicino un altro interessante volto della letteratura fatta da e per le donne, Sindiwe Magona. Sudafricana, impegnata attivamente nella lotta contro ogni forma di segregazione razziale e sessuale delle donne del suo Paese ” Magona è anche divenuta membro del Tribunale Internazionale per i crimini contro le donne a Bruxelles - a Cuneo ha presentato in anteprima mondiale il suo nuovo romanzo Questo è il mio corpo! (Edizioni Gorée, 2007). “è un romanzo sulle famiglie, e su come le famiglie si disgregano” spiega Carmen Concilio, docente di Letteratura inglese presso l'Università di Torino ed esperta di letteratura dei Paesi delle ex colonie dell'impero britannico, in dialogo con la scrittrice.

In una società in cui è terminato l'apartheid e in cui si è sviluppata una nuova, più evoluta middle class ” le protagoniste del romanzo sono figure femminili istruite, appartenenti a questa neonata borghesia – la sfida è infatti oggi quella di riuscire a combattere la tradizionale mentalità patriarcale, che relega il sesso femminile in una posizione subordinata rispetto all'uomo.

Residuato culturale di anni vissuti lontano dalla famiglia per lavorare altrove, “gli uomini si sono abituati a usare i corpi delle donne come giocattoli”, puntualizza la Magona e a perdere l'idea di una comunione di vita coniugale in un progressivo svilimento delle proprie abitudini sessuali e sentimentali. Il risvolto drammatico di questo problema nei rapporti tra i due sessi è stato il proliferare dell'Aids, piaga sociale che sta diffondendosi in modo drammatico tra le donne e i bambini. “Se non diciamo apertamente che qualcosa non va non si può migliorare”, denuncia Magona, testimone di una realtà troppo lontana per poter essere altrimenti colta in tutte le sue sfaccettature.

+Che Guevara: i mille volti di un mito

+ Mario Rigoni Stern: storia, memoria e riscatto nazionale

+ Il programma sul sito di Scrittorincittà

Fonte: www.lastampa.it

Pubblicato da: fiore

Condividi questo articolo