DA UOMO A UOMO…

Che cosa è in gioco con i referendum del 12 e 13 giugno? Le televisioni ci raccontano di ardite sperimentazioni scientifiche su cui pontificano scienziati, moralisti e sacerdoti. Secondo noi invece è in gioco la libertà di donne e uomini di decidere delle proprie scelte di vita e riproduttive. Queste scelte riguardano la vita di tutti e non intendiamo delegarle nè ai tecnici nè ai detentori della morale. E' in gioco anche il nostro desiderio di essere padri, il nostro modo di esserlo, i nostri progetti di vita.

Crediamo che gli uomini debbano partire dalla parzialità della propria esperienza senza nascondersi dietro la neutralità di un discorso, scientifico, ideologico o religioso, che si fa universale e si costituisce in “norma.

Vogliamo affrancarci da una complicità con politiche che tendono a imporre per legge limiti all'autonomia e alla libertà delle donne. La volontà di dettar legge, poi, nel campo della sfera più intima delle relazioni umane, da parte di un gruppo di maschi celibi (la gerarchia cattolica) ci appare intollerabile. Essi giocano sull'ignoranza e sulla soggezione tradizionale di tanta gente nei confronti del clero, agitando in modo strumentale le questioni della clonazione, dell'eugenetica, della selezione razziale, per mascherare la volontà patriarcale di dominare sui corpi e sulle coscienze.

Ancora una volta, il corpo delle donne è considerato un bene di interesse pubblico su cui “la società” deve legiferare nel nome di un supposto interesse superiore, neutro e trascendente.

Siamo convinti che le donne devono continuare ad avere la prima parola e l'ultima sulle scelte che riguardano la loro possibilità di generare un altro da se'.

Respingiamo una concezione secondo cui la libertà dell'uomo cresce dove la libertà della donna venga limitata, negata, ostacolata. Non siamo disponibili a progetti di “rivincita” del maschio. Questa cultura maschile non ci rappresenta come uomini.

Siamo convinti che la libertà delle donne sia condizione essenziale della nostra stessa libertà di uomini. Noi pensiamo che la paternità sia relazione, non un atto di proprietà.  Sono padre perché con il bambino e la bambina costruisco una relazione che coinvolge il mio corpo e le mie emozioni.

Ma per diventare bambini e bambine gli embrioni hanno bisogno del desiderio, del corpo della madre e dell'amore: senza tutto questo non nasce vita. Come può una legge dare ordini o imporre proibizioni alle donne in questo campo? Non dovrebbe, lo Stato, limitarsi a creare le condizioni perché maternità e paternità si possano esercitare nel miglior modo possibile?

La legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita ci appare violenta nei confronti delle donne, perché aggiunge sofferenze al dolore derivante dalle difficoltà ad avere figli o dal pensiero di mettere al mondo bambini e bambine con gravi problemi di salute.

Ma è violenta anche verso noi uomini, perché ci impone un ruolo di proprietari e controllori che contraddice la nostra idea di paternità come relazione e scelta d'amore.

Per questo sentiamo come un atto di violenza anche l'invito pervicace ad astenersi dal voto. Chi propaganda l'astensione intende imporre il proprio punto di vista come unico, immodificabile, valido per tutti e tutte, contro la libera e consapevole espressione delle scelte degli uomini e delle donne. Pertanto dichiariamo la nostra totale dissidenza nei confronti di questa cultura e di queste pratiche, anzi invitiamo tutti e tutte a informarsi, a riflettere e a scegliere la strada della libertà e della responsabilità.

Da parte nostra, risponderemo SI', con convinzione, ai quattro quesiti referendari.

I gruppi uomini di Bari- Bologna – Pinerolo – Roma – Torino – Verona – Viareggio

maschileplurale@libero.it

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