Delitti in famiglia o illeciti mediatici?

Sempre più vediamo a conoscenza dalla televisione di fatti di cronaca nera nei quali l'assassino è un parente stretto della vittima. L'opinione pubblica ne è raccapricciata, ‘com'è possibile che una madre possa uccidere il figlio piccolo?. che un padre stermini la famiglia?' Il punto è che i media, proprio quando riportano fedelmente gli eventi, esercitano una funzione sottilmente distorcente: il caso singolo, isolato, proprio perché viene focalizzato dal medium, viene generalizzato.

. Diventa modello di una situazione che lo trascende; così si chiede al solito esperto di trarne un messaggio universale. Se i giornali riportano con grande enfasi che in un tale ospedale del Sud un paziente è morto per una banale operazione, questo diventa un caso esemplare di Malasanità, la prova che il nostro sistema sanitario va alla deriva (mentre, secondo gli standard internazionali, la sanità italiana è considerata tra le migliori al mondo).
Nulla di più ingenuo che credere nell'obiettività dei media: essi sono in realtà lo specchio delle nostre brame e delle nostre paure, ci informano di ciò su cui vogliamo essere informati. Di ciò che non vogliamo sapere, non ce ne parlano. O, se ce ne parlano, la cosa cade nel vuoto. Nel caso dei delitti familiari, si giunge a una conclusione simile: ‘Oggi, sempre più, avvengono delitti all'interno della famiglia!'. La cosa è niente affatto certa. La verità è che il delitto familiare oggi ci fa molta più impressione che nel passato: e per questa ragione i media gli dedicano tanto spazio.

Negli anni '80, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna furono pubblicati studi che documentavano la grande frequenza di incesti e abusi sessuali dei genitori sui figli. Fu una bomba, e per anni i film americani abbondavano di riferimenti e allusioni a questo problema. Ma sarebbe errato trarne la conclusione che dagli anni '80 in poi incesti e abusi sui figli si siano moltiplicati: ci sono sempre stati, solo che oggi non li si tollera più. Ci accorgiamo, in fondo, delle cose su cui abbiamo smesso di chiudere un occhio. Se oggi siamo così ghiotti di notizie sui drammi familiari, è perché ammettiamo sempre meno che una famiglia sia infelice.
Perché? Probabilmente perché viviamo sempre più la società nella quale siamo immersi come una giungla d'asfalto: più competitiva, più flessibile e, quindi, con sempre minor sicurezza. Per strada traffico infernale e piccoli furti, in ufficio mobbing, in politica risse. In questo contesto di paura crescente per la vita sociale, di ‘disagio nella civiltà', come diceva Freud, la famiglia viene allora eletta a baluardo della serenità, il solo luogo confortevole scevro da conflitti e contraddizioni, da cui la competizione è esclusa. Ma se invece accade ” come è sempre accaduto ” che una madre uccida un figlio o che un figlio ammazzi un genitore, allora pare cadere l'ultima oasi possibile di una vita tranquilla.
I drammi familiari ci allarmano particolarmente perché sembrano contraddire il modo in cui, sempre più, costruiamo le nostre vite: lontani il più possibile dalla pazza folla, ghiotti di gioie domestiche e dei piaceri del focolare. Così, facciamo finta di non sapere che il focolare, in realtà, può essere vivaio di passioni infernali (la maggior parte degli stupri non si svolgono tra le pareti domestiche?).

Sergio Benvenuto

2007

Fonte: Tiziana Sampietro, Istituto di fisiologia clinica del Cnr, Pisa, tel. 050/3152657, e-mail: tizisamp@ifc.cnr.it

Fonte: almanacco.rm.cnr.it

Pubblicato da: fiore

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