Dimmi come inviti e ti dirò chi sei

Ospiti a cena? Attenzione alla serata che proponete, perché il modo di ricevere rivela molte cose sulla vostra personalità, sulle intenzioni che nutrite rispetto alla serata e su come considerate gli invitati. Se volete mantenere la distanza, proponete un caffè. Fare un invito del genere presuppone che vogliate trascorrere una porzione di tempo senza mostrare quasi nulla di voi. E' un modo per non fare entrare l'ospite nella vostra intimità. E per uscire in fretta e con eleganza in caso di incontro sbagliato o di noia improvvisa.

Se invece desiderate studiare l'invitato e sondare le possibilità di un futuro (anche a breve termine), offrite un aperitivo. Preparate delle piccole tartine con del pane affettato, del formaggio e una rondella di pomodoro. Niente Happy hour casereccio con polpetta della settimana prima o lasagna sminuzzata. Il cibo serve solo a stuzzicare l'appetito. Un calice di vino -assolutamente bianco, consigliano i maitre francesi- vi porge l'occasione di osservare l'altro, di vedere come si muove, di approcciarlo senza troppo impegno. Il vino è considerato un “lubrificante sociale” . Aiuta la conversazione, favorisce l' avvicinamento e regala ai timidi quel pizzico di coraggio necessario a partecipare ad una conversazione. Questo, ovviamente, a patto di sorseggiarlo con grazia, in quantità limitata. Attaccarvi alla bottiglia nella speranza di diventare più brillanti è un modo sicuro per evitare di proseguire in qualsiasi cosa. Tranne che in un profondo sonno.

Quando invece vi sentite in vena di intimità, fate il classico invito a cena. Anche qui, il tipo di pasto che proponete e il modo di ricevere gli ospiti raccontano chi siete e cosa pensate di loro.

Cenare con qualcuno vuol dire accoglierlo, permettere che veda qualcosa di voi. E' uno scambio, una relazione reciproca in cui si dà e si riceve allo stesso tempo. “Ricevere”, dice il filosofo francese Alain Etchegoyen, “è essere attenti all'altro. Si dovrebbero invitare persone che possano amalgamarsi fra di loro, inserendo una sola coppia nuova per volta”. , inoltre, è fondamentale. Servire agli ospiti pietanze preparate in casa rivela attenzione al loro gusto e cura per l'ospite.

Se volete essere informali, potete optare per un barbecue o una fonduta (di formaggio o di carne). In occasioni del genere, l'importante è stare insieme. Sono inviti che possono essere fatti anche all'ultimo momento e consentono di non mettere un impegno eccessivo nella preparazione del cibo. Basta procurare gli ingredienti e mettersi a tavola. La fonduta, inoltre, grazie al tempo lento di cottura, favorisce la conversazione. Ottimo, come accompagnamento, un vassoio di verdure con il pinzimonio.

Cercate di abbinare un buon vino e di preparare la tavola con cura. Essere informali è un conto. Costringere gli amici ad addentare un pezzo di carne intero o mettere i piatti di plastica, “che tanto siamo fra noi” è sciatto, molto più che pratico.

Se, infine, avete optato per la & lt;B>cena casalinga, cercate di scegliere con cura i cibi che cucinate. Non vale, per nessun motivo al mondo, la prevaricazione. Se al vostro invitato non piace il pesce, evitate di cucinarlo lo stesso e di servirlo accompagnato da un “come lo faccio io non l'hai mai mangiato. Non si sente quasi il sapore di pesce!“. Cercate di cucinare cose semplici, che vi vengano bene. Gli ospiti non sono delle cavie su cui provare la nuova ricettina irresistibile che vi ha consigliato l'amica. Provatela voi, prima.

Se la trascuratezza, che fa sentire l'ospite non desiderato e non importante, è pericolosa, evitate anche l'eccesso opposto. Non servono camerieri con lunghi guanti bianchi, né cibi dai nomi impronunciabili. Dovete cercare di far sentire l'altro a proprio agio. Se avete come ospite un raffinato viaggiatore, non servitegli la trippa della nonna su piatto acquistato con i bollini della spesa. Né proponete manicaretti della novelle couisine ai bambini in visita. Il cibo, come uno strumento, va accordato con l'ospite.

Chi serve piatti esotici rivela un animo aperto, sensibile. Informatevi, però, prima sull'apertura mentale degli ospiti. I pregiudizi sono da combattere, ma non con la violenza. E se è vero che il buon gusto è una questione di apprendimento e che non tutti ne sono forniti, cercate di imitare il filosofo Alain Etchegoyen: “Mi considero un pedagogo culinario. Osservo e mi interrogo. Come è fatto un cibo? Da dove viene? Cosa racconta? Quando ho ospiti, cerco di far vivere la diversità delle sensazioni, di far uscire dall'omogeneità”.

Altrimenti, esistono ottimi servizi di catering.

Fiammetta Scharf

Fonte:www.wellme.it

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