Disuguaglianza economica, Oxfam: la ricchezza dell’1% contro la povertà del 99%

Bastano i primi otto lontani parenti di Paperon De’ Paperoni della terra per mettere insieme la stessa ricchezza netta, pari a 426 miliardi di dollari, della parte più povera della popolazione mondiale, ovvero 3,6 miliardi di persone. Un rapporto di forza totalmente sbilanciato a favore di un piccolo ma potentissimo 1% degli abitanti della terra. Il calcolo della disuguaglianza mondiale è stato fatto da Oxfam, la ong britannica che ha pubblicato il suo rapporto “Un’economia per il 99%” nel giorno di apertura del 47° World Economic Forum di Davos. La situazione italiana non differisce molto dal contesto mondiale. Nel 2016 la ricchezza dell’1% più ricco degli italiani (in possesso oggi del 25% di ricchezza nazionale netta) è oltre 30 volte la ricchezza del 30% più povero dei nostri connazionali.

In un contesto generale caratterizzato da profonde contraddizioni, il ritmo con il quale sono crescite le disparità economiche è ben al di sopra delle stime, tanto che si suppone che nel giro di 25 anni potremmo trovarci di fronte al primo “trillionaire”, ovvero ad un individuo che possiederà una ricchezza superiore a 1.000 miliardi di dollari. Tutto questo mentre 1 persona su 9 soffre la fame e 1 persona su 10 vive con meno di 2 dollari al giorno.

Come si fa ad accumulare così tanta ricchezza? Tanto per cominciare sgombriamo il campo dal falso mito che i miliardari sono imprenditori o uomini d’affari che si sono fatti tutti da soli. Secondo Oxfam, 1/3 di essi deve la sua fortuna al patrimonio ereditato e un buon 43% deve rendere grazie ad una fitta rete di relazioni clientelari che hanno agevolato l’ascesa. Per aumentare la propria ricchezza e trarre il maggiore profitto possibile dai propri investimenti, i super ricchi non si limitano a tenere il denaro in banca come un normale risparmiatore, ma si avvalgono di una fitta rete di paradisi fiscali per evitare di pagare la loro giusta quota di tasse, oltre che a un esercito ben pagato di società di gestione del patrimonio. A chiudere il cerchio c’è l’uso di denaro e relazioni da parte dei ricchissimi per influenzare le decisioni politiche a loro favore. Ovunque nel mondo i governi continuano a tagliare le tasse su corporation e individui abbienti.

Ecco spiegato, in sintesi, il motivo per il quale la disuguaglianza è sensibilmente aumentata negli ultimi 30 anni. Se in questi anni, al contrario, fossero state intraprese politiche efficaci volte a ridurre il divario tra ricchi e poveri, oggi ci sarebbero 700 milioni di persone in meno intrappolate nella morsa della povertà.

In questo quadro, le donne sono particolarmente svantaggiate. Si calcola infatti che avranno bisogno mediamente di 170 per raggiungere gli stessi livelli retributivi dell’uomo.

Se il contesto generale sembra non lasciare alcun margine d’azione, la speranza di invertire la rotta è comunque l’ultima a morire. Il Rapporto di Oxfam infatti viene accompagnato da una petizione rivolta ai governi per chiedere una serie di interventi in favore di una economia umana. Questi i punti chiave della battaglia: ottenere un sistema di tassazione più progressivo; politiche occupazionali che garantiscano ai lavoratori un salario dignitoso e diminuiscano i divari retributivi; servizi pubblici di qualità in ambito educativo e sanitario; uno sviluppo economico che rispetti i limiti naturali del nostro pianeta; un reale ascolto dei bisogni dei cittadini e non degli interessi di alcune élites privilegiate; una sfida l’ingiustizia della disuguaglianza estrema.

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