Divorzio, si delineano nuovi conflitti

La normativa vuole aiutare i bambini ma rischia di aumentare le occasioni di scontro tra i genitori

Non più assegno mensile di mantenimento ma “contribuzione diretta” da parte di entrambi i genitori, che potranno crescere i figli con un una formula di affido condiviso.
Questi sono i punti più “caldi” della Proposta di Legge 66, votata presso la Camera di Giustizia, pronta ora a procedere verso l'aula di Montecitorio.
Le nuove norme in materia di divorzio non mancano di suscitare polemiche, sollevate soprattutto da chi vede nell'ipotesi che i genitori si suddividano di volta in volta le spese per la crescita dei figli, l'occasione di ulteriori conflitti.
La proposta di applicare ai casi di divorzio la formula di affidamento condiviso invece, che dovrebbe aiutare i bambini a conservare entrambi i genitori, per quanto mossa da principi legittimi, rischia di naufragare nel momento in cui vuole imporre un modello uguale per tutti.
Come sempre, quando il Diritto deve regolare delicati momenti della vita privata dei cittadini, emerge la difficoltà di adeguare una normativa nazionale alle singole realtà, che ogni anno si articolano in nuovi casi di separazione e di divorzio, in un trend in continua ascesa.
Secondo le ultime rilevazioni dell'Istituto nazionale di Statistica infatti, le rotture delle unioni coniugali registrano nel nostro Paese un incremento di oltre il 50% negli anni che vanno dal 1995 al 2002. Si divorzia di più al Nord, ma le separazioni nel Mezzogiorno aprono più frequentemente procedimenti contenziosi. Le donne avviano la separazione ma sono gli uomini a chiedere il divorzio. I minori vengono affidati quasi sempre alla madre, ma i casi di affidamento congiunto o esclusivamente al padre sono in crescita…
Vediamo più da vicino le cifre dietro le quali si nascondono i piccoli Kramer di oggi…

(LF)

le cifre secondo l'Istat – rapporto 2004 su rilevamento dati anno 2002
  • Anno 1995: 52.323 separazioni e 27.038 divorzi.
  • Anno 2002: 79642 separazioni e 41835 divorzi.
  • In Europa: il record di matrimoni infranti per il Belgio (2,9 per 1000 abitanti nel 2001), Italia e Irlanda a pari merito con il tasso più basso (0,7).
  • Differenze sul territorio nazionale: nel Nord 6,3 separazioni e 3,7 divorzi ogni 1000 coppie coniugate; 3,7 separazioni e 1,6 divorzi nel Mezzogiorno.
  • Regioni più “in rotta”: Val D'Aosta e Lombardia contro Basilicata e Calabria.
  • Tipo di procedimento: consensuale 87% delle separazioni e 78% dei divorzi. Le coppie che risiedono al Nord risolvono più spesso l'unione con una separazione consensuale, a differenza di quelle del Sud.
  • Durata dell'unione: dal matrimonio al primo passo per la separazione trascorrono in media 13 anni, che salgono a 17 se si considera il raggiungimento del divorzio. Un quarto delle separazioni proviene tuttavia da matrimoni di durata inferiore ai 6 anni.
  • Caratteristiche dei coniugi: livelli di istruzione e di occupazione più alti tra le persone che avviano pratiche di separazione, rispetto a quelli della popolazione coniugata.
  • L'iniziativa: le donne intraprendono più spesso l'iniziativa di separazione, mentre è l'uomo separato a chiedere più frequentemente il divorzio.
  • Figli minori: risultano coinvolti in separazioni e divorzi rispettivamente 59.480 e 19.356 figli con età inferiore ai 18 anni.
  • Affidamento dei minori in caso di divorzio: esclusivo alla madre nell'84% dei casi (mentre nel 1999, la percentuale superava il 90%).
    L'affidamento esclusivoal padre è pari al 6,5% per gli affidamenti scaturiti da sentenza di divorzio e il numero dei padri affidatari cresce con l'innalzarsi dell'età dei bambini.
    L'affidamento congiunto o alternato al padre e alla madre riguarda l'8,8% dei minori affidati ma il ricorso a questo tipo di affidamento, specialmente nei procedimenti di separazione, è aumentato progressivamente (a scapito di quello esclusivo alla madre) nel corso degli anni.

 Fonte: www.virgilio.it/donne

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