Economia domestica: il piano casa stenta a decollare. Ecco cosa prevedeva

Stenta a decollare il piano casa per il rilancio dell'edilizia. Ad un anno circa dal varo delle linee guida governative, il progetto che doveva mettere in moto investimenti per 59 miliardi di euro è fermo al palo in balia della burocrazia locale. Una sorta di 'federalismo edilizio', tra leggi regionali e normative comunali, ha di fatto prodotto un quadro talmente variegato da risultare disomogeneo anche all`interno di una stessa Regione.

E il decreto di semplificazione amministrativa, promesso dal governo per spianare la strada agli interventi di ampliamento, demolizione e ricostruzione delle abitazioni e degli edifici, non è ancora arrivato.

Molte leggi regionali hanno previsto la possibilità per i Comuni di delimitare o addirittura escludere l`ambito di applicazione degli interventi in relazione a determinati ambiti o immobili dei rispettivi territori sulla base di motivate esigenze di carattere urbanistico, paesaggistico ambientale o architettonico.

E la fotografia della 'giungla' di regole poste dai Comuni emerge chiaramente da un rapporto dell'Ance (Associazione nazionale costruttori edili) . In Veneto, ad esempio, la possibilità di cumulare le premialità riconosciute dalla legge regionale con quelle eventualmente previste dai singoli strumenti urbanistici generali non è ammessa a Conegliano mentre lo è nel comune di Thiene.

Altri comuni della Regione, invece, non hanno previsto espressamente nulla al riguardo. Singolare, in Emilia Romagna, il caso di Parma dove per gli ampliamenti nelle case a schiera è necessario l'assenso scritto dei vicini e, se si aumenta il numero delle unità immobiliari, bisogna destinarle per almeno 10 anni all'affitto a “canone calmierato”.

Mentre a Comacchio sono poche le zone che potrebbero essere interessate dai nuovi interventi perché, secondo quanto precisa la delibera comunale, “il territorio è costituito in gran parte da ambiti caratterizzati da peculiarità di carattere paesaggistico ambientale”.

A Sasso Marconi, per tutti gli interventi si richiede “il reperimento degli spazi per parcheggi pertinenziali, se non già presenti”, e a Formigine la delibera comunale prevede che per gli edifici a schiera si possa intervenire solo “per la sopraelevazione” e che “i progetti dovranno essere predisposti in maniera unitaria con assenso di tutti i proprietari delle singole unità immobiliari”.

Tornando al Veneto, balza agli occhi il caso di Vicenza: qui aumento e frazionamento delle abitazioni sono consentiti solo per la prima casa “salvo la realizzazione di alloggi in locazione convenzionata o di una o più nuove unità immobiliari destinate ai familiari di primo grado o di secondo grado del richiedente”.

A Treviso, invece l'ampliamento delle case a schiera è ammesso a condizione che venga presentata “un'unica istanza da parte di tutti i proprietari” e per tutti gli interventi di ampliamento, alla Dia deve essere allegata “una relazione firmata dal professionista abilitato con la quale siano messe in evidenza le criticità dell'edificio dal punto di vista sismico e si dimostri contestualmente che l'intervento è volto a migliorare le prestazioni strutturali dell'edificio originario in materia di normativa antisismica”.

In Piemonte, a Torino si dispone “l'inderogabilità dell'altezza massima consentita dal regolamento edilizio per gli edifici posti a levante del fiume Po”, mentre per quelli a ponente non c'è nessuna prescrizione. Ma anche al Sud le delibere comunali appaiono singolari.

In Puglia, ad esempio, è significativo il caso di Lecce dove sono esclusi dall'ambito di applicazione della legge “gli immobili realizzati ante 1950 situati fuori dal centro storico nelle zone B”.

In Molise, a Campobasso per gli interventi di demolizione-ricostruzione “è richiesto il soddisfacimento degli standard e degli spazi per parcheggi pertinenziali& quot; mentre a Casacalenda non sono ammessi “ampliamenti in aderenza se non ricompresi in area a cortina chiusa”.

COSA PREVEDEVA IL PIANO

AMPLIAMENTI VOLUMETRIE 20%

Aumenti del 20% delle cubature per edifici residenziali uni-bifamiliari, comunque non superiori a 1000 metri cubi, per un incremento massimo di 200 metri cubi. Ma sono “fatte salve diverse determinazioni regionali che possono promuovere ulteriori forme di incentivazione volumetrica”.

DEMOLIZIONI-RICOSTRUZIONI CON PREMIO DEL 35%

Possibilità di avviare demolizioni e ricostruzioni di edifici residenziali ma anche industriali con volumentrie incrementate del 35%. L'obiettivo è il miglioramento “della qualità architettonica, dell'efficienza energetica e l'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, secondo criteri di sostenibilità ambientale”. Anche in questo caso è fatta salva l' autonomia legislativa delle regioni “in riferimento ad altre tipologie di intervento”.

NO AMPLIAMENTI NEI CENTRI STORICI

I centri storici, le aree di inedificabilità e gli edifici abusivi sono esclusi da questi interventi edilizi. Le regioni possono escludere anche aree di pregio ambientale o sotto il vincolo dei beni culturali. Ma per le aree degradate, è possibile individuare ” ambiti nei quali i medesimi interventi sono favoriti con opportune incentivazioni di cubatura e premialità finalizzate alla riqualificazione”.

DL IN 10 GIORNI SU SEMPLIFICAZIONE

Il governo s'impegnava ad emanare, entro 10 giorni, un decreto legge, concordato con le regioni, con l'obiettivo di “semplificare alcune procedure di competenza esclusiva dello Stato”. Ma del decreto non c'è ancora nessuna traccia.

di Riccardo Capannelli Fonte: www.finanzautile.org

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