Efficienza energetica: Italia in corsa per raggiungere gli obiettivi europei

L’Europa chiede all’Italia una riduzione delle emissioni di gas serra del 40% entro il 2030 e un risparmio del 30% di energia attraverso l’aumento dell’efficienza energetica. Tuttavia le proiezioni, secondo gli esperti, parlano di una diminuzione dei consumi energetici che toccherà al massimo il 21%, includendo i trasporti, l’edilizia, l’industria e dell’agricoltura. E’ quanto emerso da RiDay 2016, l’evento nazionale rivolto alla sensibilizzazione e informazione sui temi legati alla riqualificazione energetica degli edifici, organizzato il 14 novembre a Milano.

«Il valore del 21% viene corretto, in modo più ottimistico, ma pur sempre insufficiente, da un secondo scenario che si chiama Primes 2016, stilato dalla Commissione Europea» spiega Monica Pantaleoni, ricercatrice dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, Ispra. «Del resto, proprio a partire dall’ambito del risparmio in edilizia, gli interventi attivati non sono ancora sufficienti. Il tasso di rinnovo del parco edilizio, secondo l’Istat, è appena dello 0,56% l’anno. Troppo poco per incidere così come ci chiede Bruxelles» aggiunge Pantaleoni.

Eppure, proprio l’efficienza energetica applicata agli edifici consente di consumare meno energia per soddisfare i bisogni legati all’abitare; comporta vantaggi di natura sociale, perché combatte la fuel poverty (la difficoltà economica a dotare la propria abitazione del corretto comfort termico); ha un impatto positivo sui posti di lavoro, poiché gli interventi sono ad alto impiego di manodopera; garantisce benefici macro-economici, dal momento che l’Italia ha la necessità di ridurre le importazioni di energia e di migliorare la propria sicurezza energetica. Che fare dunque? La soluzione è chiedere un maggior impegno a Governo e amministrazioni pubbliche. «Nel 2017 gli interventi saranno estesi dai singoli alloggi ai palazzi» dice Virginio Trivella, coordinatore della Commissione energia di Assimpredil Ance e membro del Comitato promotore di Renovate Italy. «Resta però comunque il problema dell’assenza di capitali da investire. Motivo per cui, insieme alla possibilità per i condomini di deliberare lavori di riqualificazione energetica sull’intero fabbricato, sarebbe necessario introdurre misure che consentano a chi ha capitali da investire, di intervenire in modo garantito per supportare i cittadini» aggiunge Trivella.

L’edilizia green impatta dunque positivamente su sicurezza, qualità dell’aria, salute e finanze pubbliche. A beneficiarne sarebbero in primis gli occupanti dell’edificio, grazie a un maggior comfort abitativo e a bollette energetiche più leggere. I proprietari degli immobili avrebbero inoltre una proprietà con un maggior valore sul mercato. E poi tutti i cittadini, grazie al minor inquinamento e al miglioramento estetico delle facciate degli edifici, vivrebbero meglio in città a basso impatto ambientale.

di Marianna Castelluccio

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