Etichette: come capire quel che dicono e non dicono

Saper leggere le etichette dei prodotti che quotidianamente affollano la nostra tavola, ma anche il nostro bagno (cosmetici, saponi, dentifrici), per non parlare dell'armadietto dei farmaci, è fondamentale.

 A tal fine non è sufficiente saper decifrare quello che le etichette dicono, spesso con un linguaggio criptico per pochi iniziati (quanti sanno, ad esempio, a quali sostanze corrispondono e a quali rischi si associano sigle come E102, E104, E110, oppure quali sono i potenziali effetti nocivi dell'ammonia, del 2-bromo-2-nitropropane-1, 3-diol contenuti in tinture e balsami per capelli, creme idratanti, etc?). Occorre anche essere piuttosto smaliziati su quello che le etichette non dicono. E proprio da

questa diffusa e legalizzata omissione prende il titolo il saggio di Pierpaolo Corradini “Quello che le etichette non dicono. Guida per uscire sani dal supermercato”, Emi, 2011, 13,00 €. Un libro di quelli che una volta letti non vanno risposti su uno scaffale, ma tenuti a portata di mano per continue consultazioni: meglio ancora se in cucina, accanto ai libri per ricette. Il testo è un vero e proprio vademecum per i consumatori, che in modo molto chiaro ed ampio prende in esame le diverse categorie merceologiche, a partire dai generi alimentari, per arrivare ai giocattoli, al tabacco, ai cibi per cani e gatti, ai prodotti per l'igiene personale e i cosmetici, all'abbigliamento e le calzature.

 Quante cose sappiamo su ciò che consumiamo e sull'impatto che queste hanno sulla nostra salute (e su quella dei nostri figli). Veramente poco, concluderanno ” al termine della lettura ” i lettori abituati a buttare prodotti nel carrello della spesa badando al prezzo, agli slogan stampati sulle confezioni, che promettono prodotti più o meno naturali, come fatti in casa, o al limite all'apporto calorico.

Tra i tanti ingredienti che possiamo incontrare nei consumi alimentari di tutti i giorni troviamo edulcoranti, coloranti, conservanti, antiossidanti, acidificanti, regolatori di acidità, emulsionanti, agenti di carica, sali di fusione, agenti di resistenza, agenti schiumogeni, gelificanti, di rivestimento, propellenti, stabilizzanti, addensanti, solo per citarne alcuni: non che siano tutti nocivi per la salute, beninteso, ma è bene sapere che nei biscotti che mangiano i nostri figli non si trovano solo latte, uova e farina, come le immagini seducenti di mulini e fattorie vorrebbero suggerire…

Molti di questi elementi aggiuntivi, poi, sono giudicati nocivi per la salute umana da diversi studi e ricerche condotti in tutto il mondo. Parliamo dei coloranti E102, E 104, E110, E112, E124, e129, che possono influire negativamente sull'attività e l'attenzione dei bambini; dell'aspartame, tossico per l'embrione e sconsigliato alle donne in gravidanza, del glutammato, che provoca la cosidetta “sindrome da ristorante cinese” (appesantimento, stanchezza, ma che molti studi associano anche a epilessia, rachitismo, infertilità, glaucoma, danni alla retina, ecc…Molti altri additivi sono assolutamente da evitare e non pochi tra essi sono considerati cancerogeni. Nelle tabelle dedicate i lettori interessati potranno trovare un elenco completo degli “ingredienti” da monitorare, associati ai relativi rischi.

Fonte: www.figliefamiglia.it

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