Euro, la Bce alza i tassi al 2,5% Trichet: ‘Inflazione preoccupante'

Da oggi più caro accendere un mutuo o chiedere un prestito, ma la misura avvantaggia i risparmiatori e protegge i redditi dal carovita Brutte notizie per chi deve accendere mutui o chiedere prestiti bancari, buone notizie per chi si sente minacciato dal carovita: la Bce ha alzato di un quarto di punto il tasso d'interesse sull'euro, che raggiunge il livello del 2,5%. Il presidente della banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, ha giustificato l'aumento (il secondo in tre mesi) con l'obiettivo di combattere l'inflazione.

E la sua decisione riporta il costo del denaro ai livelli di tre anni fa, prima che avvenisse la drastica riduzione che ha mantenuto per un anno e mezzo il livello al minimo storico del 2%. L'inflazione, spiega Trichet, è al momento intorno al 2,3% nei Paesi dell'eurozona: troppo alta, secondo Francoforte, che ritiene il livello ottimale intorno al 2%. Se non verrà raggiunto con questo rialzo, che limiterà la circolazione del denaro rendendo più onerosi i prestiti e più conveniente l'acquisto di titoli di debito pubblico, non è escluso un ulteriore rialzo. “Continueremo a fare il necessario per mantenere stabili i prezzi”, ha infatti dichiarato il presidente della Bce a chi gli chiedeva anticipazioni sulle prossime mosse dell'istituto. Quasi a indorare la pillola, Trichet ha reso noto che la ripresa europea è vicina, e la sua entità appare sempre più robusta: “Il Pil nel 2006 nell'area euro crescerà tra l'1,7% e il 2,5% e nel 2007 tra l'1,5% e il 2,5%”, anche se persiste il rischio di nuove pressioni inflazionistiche legate alla volatilità dei prezzi del petrolio e dei rischi globali. Da ciò l'eventualità di nuovi aumenti del tasso d'interesse. La reazione dei mercati è stata positiva: l'euro si è rafforzato sul dollaro. Ma la notizia non rallegra chi ha acceso un mutuo a tasso variabile. Lo sottolinea il presidente dell'Adusbef Elio Lannutti, secondo il quale l'aumento del costo del denaro si ripercuoterà sui titolari di mutuo con un aggravio medio di 155 euro l'anno. L'aumento avrà ripercussioni negative anche sui conti pubblici, visto l'inevitabile rialzo degli interessi che lo Stato dovrà pagare a chi acquista titoli di debito pubblico (Bot e Cct): la riduzione di deficit e debito a questo punto diventa più difficoltosa.

Fonte: Tuo quotidiano

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