Farmaci fascia C, Liberalizziamoci: con la liberalizzazione risparmi fino a 53 euro a famiglia

Con risparmi che vanno da un euro a due euro e mezzo per farmaci di uso comune e con ricetta – sono antinfiammatori, antidolorifici, ansiolitici, anticoncezionali, pomate – ogni famiglia potrebbe arrivare a risparmiare fino a 53 euro l’anno in medicinali. Tutto questo se i farmaci di fascia C fossero liberalizzati una volta per tutte e venduti anche in parafarmacia invece di rimanere “monopolio delle farmacie”. Così la campagna Liberalizziamoci – piattaforma aperta creata da Conad – torna a lanciare la petizione per chiedere la liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C con ricetta.

È una battaglia che va avanti da anni, fatta propria dalle sigle rappresentative delle parafarmacie, dalla grande distribuzione, dalle associazioni dei consumatori, che a più riprese hanno chiesto di inserire nei ddl concorrenza una misura che consentirebbe di aprire il mercato e di risparmiare. A dieci anni dal decreto Bersani, che ha liberalizzato la vendita di farmaci di automedicazione (Sop e Otc), la commercializzazione dei medicinali di Fascia C con obbligo di prescrizione (C-Op) è rimasta nelle farmacie e gli italiani spendono per questi farmaci circa 3 miliardi di euro l’anno, in media 180 euro a famiglia. Liberalizzando si potrebbe risparmiare. Dicono i promotori della campagna: “Se l’acquisto di queste specialità – antinfiammatori, antidolorifici, ansiolitici, anticoncezionali, per citare le categorie più comuni – passasse anche per il canale parafarmacia, come già avviene per Sop e Otc, si otterrebbe un risparmio annuo che va dai 450 agli 890 milioni di euro.  Ogni famiglia potrebbe quindi risparmiare da 27 a 53,45 euro all’anno”. Per i diversi farmaci si avrebbe infatti un risparmio che oscilla da uno a due euro e mezzo a confezione: non è poco, specialmente quando si tratta di medicinali usati ripetutamente nel tempo.

Dicono ancora dalla campagna Liberalizziamoci: “Il Disegno di legge sulla Concorrenza (A.S. 2085 Ddl Guidi), attualmente in Parlamento, contiene un capitolo sull’apertura del mercato farmacie, ma non fa cenno alla liberalizzazione della vendita dei medicinali. Fino a oggi le Camere hanno respinto i numerosi emendamenti che proponevano l’estensione della vendita fuori dalle farmacie dei farmaci di Fascia C con ricetta. Il testo attende di essere approvato in Senato, prima di un ulteriore passaggio alla Camera. Per i cittadini è il momento di far sentire la propria voce, partecipando alla petizione sul sito Liberalizziamoci.it, che ha già raccolto circa 166.000 firme”.

Le ragioni per firmare sono diverse. Si tratta di farmaci più costosi di quelli di automedicazione: in media costano intorno ai 12 euro a confezione ma con prezzi anche più elevati. Esempio: la pillola anticoncezionale Yasmin costa 16,15 euro per confezione e l’assunzione di questo medicinale per un anno ha un costo finale di 193,80 euro. Un tubo di crema Gentalyn Beta ha un prezzo di 14,80 euro. La liberalizzazione della fascia C avrebbe un effetto calmierante generale sui prezzi, sostengono i promotori della campagna, perché già con l’ingresso delle parafarmacie nel mercato i prezzi dei medicinali di automedicazione sono aumentati meno che negli anni precedenti le riforme.

“Oggi le farmacie fanno sconti solo se “obbligate”, dicono ancora da Liberalizziamoci: il Decreto legge Cresci Italia (Dl 1 del 24 gennaio 2012, convertito nella Legge 27 del 24 marzo 2012) ha concesso alle farmacie la possibilità di praticare sconti anche su medicinali di Fascia C con obbligo di prescrizione, ma pochissimi mettono in pratica questa opzione. L’esempio di quanto accaduto con gli altri farmaci è virtuoso: la liberalizzazione dei farmaci Sop e Otc in dieci anni ha creato vantaggi evidenti per i cittadini, che hanno potuto risparmiare fino al 15% sui prodotti più venduti.

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