Farmaci venduti nei supermercati Storace dubbioso, Ote favorevole

L'associazione: “Il provvedimento taglia i guadagni dei farmacisti e le spese di Stato e anziani”. Per lo Snami pericoloso vendere medicine senza controlli Tiene ancora banco la polemica ingaggiata tra il ministro della Salute Francesco Storace e i farmacisti. Nell'occhio del ciclone non solo l'ormai famoso decreto ‘taglia prezzi' che consente alle farmacie di applicare, sul costo dei medicinali a totale carico dei cittadini, uno sconto fino al 20% dell'importo indicato sulla confezione.

Un provvedimento che non piace proprio ai farmacisti che replicano: “Non ci saranno più i prezzi uniformi su tutto il territorio nazionale. E molti esercizi non saranno in grado di ribassare i prezzi”. Ora nella discussione è intervenuta anche l'Antitrust che ha suggerito a Storace di completare la ‘rivoluzione' per aiutare i cittadini a spendere di meno. “I farmaci da banco siano venduti anche nei supermercati, il tetto del 20% massimo di sconto venga rimosso, si agevoli la vendita di confezioni monodose. E infine quando la ricetta del medico sia obbligatoria, il camice bianco indichi solo il principio attivo, mentre il farmacista si preoccupi di consegnare al paziente il prodotto meno costroso” ha detto l'autorità per la concorrenza nel mercato. Il ministro Storace ha continuato a prendere le distanze dalle affermazioni dei farmacisti, ma si è anche dichiarato perplesso sulla possibilità di vendere i farmaci nei supermercati. Interviene l'Osservatorio per la Terza età-Ageing Society: “Il vincolo di dover acquistare solo in farmacia medicine per le quali non è prevista la ricetta è un ‘unicum' tutto italiano che non ha riscontri in Europa. I farmacisti discreditano, chiamandola ‘3×2', una naturale e conveniente legge di mercato, che avrebbe effetti negativi solo per le loro tasche”, ha detto senza mezzi termini l'Ote. Pollice verso, invece, per “i privilegi di casta”, creati da un Regio decreto del 1927, che fissa il numero delle farmacie in Italia e persino i compensi spettanti ai vari attori: aziende, distributori, farmacisti. “Una norma illiberale e monopolista – ha tuonato Roberto Messina, segretario generale dell'Ote – che dev'essere cambiata al più presto, nell'interesse dello Stato e dei contribuenti”. E per l'associazione sono i numeri a parlare. Secondo uno studio del Dipartimento economico dell'Ote l'apertura di solo mille nuove farmacie nei centri commerciali consentirebbe allo Stato un minore esborso da 100 a 150 milioni di euro. “Il mondo della terza età, a cui fa capo la gran parte della spesa sanitaria pubblica e privata del Paese ” ha concluso Messina – non può che guardare favorevolmente all'ampliamento dell'offerta e all'abbassamento dei prezzi”. Per il Movimento nazionale liberi farmacisti (Mnlf), che rappresenta gli interessi dei 33mila laureati in farmacia che non possono esercitare in quanto non sono titolari di una concessione, sarebbe giusto “eliminare le assurde barriere monopolistiche delle concessioni di Stato sulle farmacie e consentire l'apertura di farmacie non convenzionate per i farmaci senza obbligo di ricetta”. Il presidente del Mnlf, Vincenzo Devito, ha suggerito di scardinare il monopolio che prevede una farmacia ogni 5 mila abitanti per i Comuni sino a 12.500 abitanti e una ogni 4 mila per quelli oltre i 12.500 abitanti. “Se si considerano queste cifre ” ha spiegato – appare chiaro a tutti come la concorrenza sia di fatto impossibile. Infatti, in Italia, sono i Comuni che hanno una farmacia ogni 5 mila abitanti rappresentano l'80% del totale”. Male ancora maggiore, per il Mnlf, è l'ereditarietà della concessione, tramandabile di padre in figlio. Interpellati sulla possibilità dei supermercati di vendere farmaci, i liberi farmacisti si sono detti d'accordo. A patto che venga realizzata ‘a parte' una sorta di angolo-farmacia con un farmacista dietro al banco. Ipotesi contestata, invece, dallo Snami, il Sindacato nazionale autonomo medici italiani. “La proposta di vendita dei farmaci da banco al di fuori delle farmacie presenta grossi rischi legati alla non conoscenza degli effetti del farmaco stesso, pur di automedicazione, da parte di personale non qualificato, al di fuori dei classici canali di distribuzione”, ha puntualizzato Pier Giuseppe Conti, presidente nazionale dello Snami.

Fonte:Tuoquotidiano:it

Condividi questo articolo