Fosfati nei detersivi per lavatrici, l'Italia fa il bucato senza inquinare l'ambiente

Una nuova direttiva Ue imporrà agli Stati membri la diminuzione degli inquinanti L'anno nuovo potrebbe iniziare con una buona notizia per l'ambiente: lo scorso 15 novembre, infatti, il Consiglio ha accettato la proposta del Parlamento europeo di una direttiva che imponga la riduzione dei fosfati nei detersivi per lavatrici e lavastoviglie e la discussione per l'approvazione è stata fissata a metà dicembre.

Obiettivo: regolamentare una situazione tutt'altro che omogenea che vede alcuni Paesi virtuosi nell'Europa dell'Ovest (tra cui l'Italia) e altri ancora lontani dall'obiettivo con situazioni critiche come quella del Danubio e del Mar Baltico, dove si stima che addirittura il 16% e il 25% dei fosfati presenti nelle acque sia da ricondurre all'uso domestico dei detergenti.

Dopo agricoltura e fognature, i detersivi sono infatti la terza fonte di dispersione di fosfati, causa della cosiddetta eutrofizzazione (fioritura abnorme di alghe che può ridurre la quantità di ossigeno a scapito di flora e fauna marina). “Di fatto, per quanto riguarda i detersivi per il bucato, in Italia non cambierà nulla perché i nostri limiti sono già equiparabili a quelli che si prefigge l'Ue – spiega all'Adnkronos Loris Sisti, direttore Ricerca e Sviluppo Henkel – per la lavastoviglie, invece, la situazione è ancora in movimento”.

In Italia, infatti, il contenuto in fosforo dei detersivi è regolamentato da più di vent'anni: quelli per lavatrice hanno un livello massimo consentito di fosforo di 1%, mentre quelli per lavastoviglie hanno un limite del 6%. In pratica tutti i detersivi per lavatrice presenti sul mercato sono già allineati con quanto richiesto dalla Comunità europea, mentre per le lavastoviglie la maggior parte delle aziende dovrà modificare le formule dei propri prodotti.

Niente di sconvolgente, però, perché “sono attualmente disponibili diversi ingredienti come alternativa ai fosfati – spiega Luciano Pizzato, presidente di Federchimica Assocasa – Le aziende italiane, in linea con quelle del resto d'Europa, vedono con favore la fissazione di regole comunitarie che facilitino il miglior funzionamento del mercato interno europeo”.

“In particolare quelle aderenti ad Assocasa – aggiunge – fanno molto per ridurre l'impatto ambientale dei propri prodotti: oltre che adeguarsi in anticipo a quanto richiesto dalle norme europee, hanno da tempo realizzato iniziative volontarie, volte a ridurre l'impatto delle formule dei prodotti e a consentirne l'uso ottimale, riducendo i consumi di detersivi e di energia, in una maniera che sia misurabile e certificabile da enti esterni”.

I fosfati sono ingredienti utili per le operazioni di lavaggio, sotto diversi punti di vista: sono addolcitori dell'acqua di lavaggio, e in questo modo evitano che parte dei tensioattivi vengano sprecati; sono alcalinizzanti e facilitano quindi la dissoluzione dello sporco; sono sospendenti e impediscono che lo sporco dissolto si ridepositi sui tessuti. Per questo, non esiste un solo ingrediente che li possa sostituire, ma tutta la formulazione deve essere rivista se non possono essere utilizzati.

Ma essendo anche nutrienti per la vegetazione, se finiscono nei bacini chiusi, possono provocare una fioritura abnorme di alghe che può ridurre la quantità di ossigeno. Per questo, in alcuni dei Paesi in cui questo fenomeno si manifestava, i fosfati sono stati da tempo sottoposti a restrizioni che ora l'Europa ha deciso di estendere in modo uniforme a tutti i Paesi europei.

La proposta presentata a novembre si applicherà a partire dal 1º gennaio 2013 e prevede la necessità di rivalutare la situazione per quanto riguarda i detergenti per lavastoviglie automatiche entro il 31 dicembre 2014. Gli eurodeputati hanno chiesto alla Commissione di pronunciarsi entro il 2016 anche sull'utilizzo dei fosfati per uso industriale.

Il miglior consiglio per scegliere e utilizzare al meglio i detersivi per lavatrici e lavastoviglie è: leggere bene l'etichetta. Sulla confezione, infatti, si trovano tutte le indicazioni, obbligatorie e volontarie, utili per fare una scelta consapevole. I prodotti devono riportare alcune informazioni obbligatorie: se sono stati classificati come “pericolosi” dalla legislazione europea, devono riportare un simbolo accompagnato dalle diciture standard che spiegano il tipo di pericolo e le precauzioni da prendere per evitare incidenti (sui prodotti di pulizia europei sono simboli neri su sfondo arancione).

Ad esempio, la croce di Sant'Andrea nera su sfondo arancione indica che il prodotto può causare irritazioni alla pelle e/o agli occhi. Sull'etichetta, tra i componenti, devono figurare maggiori dettagli sui profumanti, allo scopo di fornire informazioni adeguate a chi soffre di allergie, e tutti i componenti preservanti aggiunti al prodotto. Entrambi vengono indicati con il loro nome ufficiale secondo la nomenclatura internazionale degli ingredienti dei cosmetici (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients, INCI).

Se utilizzati in concentrazioni superiori allo 0,2% del peso, devono essere elencati sui prodotti una serie di componenti tra cui fosfati, fosfonati, tensioattivi (anionici, cationici, anfoterici e non ionici) e idrocarburi. Enzimi, disinfettanti, azzurranti ottici e profumi, se aggiunti, devono essere indicati a prescindere dalla concentrazione

Ci sono poi le “informazioni volontarie per un uso ottimale”, aggiunte dal produttore per incoraggiare un uso sostenibile del prodotto e ottenere un risultato ottimale con il minimo impatto sull'ambiente (ad esempio “Save energy and water” o “Lavagiusto”). Volontari sono anche i simboli “Charter per la pulizia sostenibile” (indica aziende che utilizzano pratiche gestionali sostenibili per tutti gli stadi del ciclo di vita del prodotto) e le “Ecolabel” che possono essere nazionali (il cigno bianco scandinavo, il falco svedese, l'angelo blu tedesco) o europee e fissano criteri specifici per lo sviluppo di formule e imballaggi per i prodotti.

Le “informazioni volontarie sull'uso sicuro” si avvalgono di una serie di pittogrammi che le aziende sono caldamente invitate ad apporre sulle etichette e sugli imballaggi (tenere lontano i bambini, evitare il contatto con gli occhi, non travasare in altri recipienti, areare il locale dopo l'uso…). Ci sono poi i simboli che forniscono informazioni sul recupero degli imballaggi, come il Punto verde con cui le aziende dichiarano il loro impegno verso i sistemi nazionali di recupero degli imballaggi; il nastro di Moebius (tre frecce che si “rincorrono”), simbolo internazionalmente riconosciuto applicato sui prodotti riciclabili; il simbolo per le materie plastiche generalmente impresso in rilievo sul fondo delle bottiglie, racchiude un numero all'interno delle frecce di Moebius e di solito, ma non sempre, anche l'acronimo della resina.

Per maggiori informazioni sull'etichetta basta visitare il sito di Assocasa, http://assocasa.federchimica.it/

 (Adnkronos)

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