Galbusera, quel brutto pasticcio delle etichette e dell’olio di palma

Qualche giorno fa, una nostra lettrice, attenta alle etichette e alla corretta informazione sui prodotti che ogni giorno consuma, ci ha inviato una foto degli ingredienti riportati su una confezione di Galbusera.

Qualcosa non le tornava. E neanche a noi. Così, abbiamo deciso di fare chiarezza sulla vicenda.

Cominciamo dall’inizio. Anna ci invia sulla nostra pagina Facebook l’immagine dei cracker senza glutine della linea Zero Grano della nota marca italiana Galbusera, che produce biscotti e altri prodotti da forno.

Nel suo post scrive:

“La foto non è chiarissima ma, se guardate negli ingredienti in alto scritti in inglese (anche in francese e tedesco) compare ‘oil palm’ per poi sparire e diventare olio di mais …?! Ma questa non è frode? Scrivono pure “quelli buonissimi e sai perché?” No ditecelo voi che sapete fare le traduzioni a vostro comodo! Questa volta mi hanno fregato ma è l’ultima IO NON LI COMPRO PIÙ e sai perché…indovinate un po’??”

Anche se la foto non è chiarissima, in realtà, gli ingredienti scritti in inglese e quelli in italiano si vedono perfettamente.

Ancor di più, balza all’occhio il fatto che alcune sostanze sono diverse e altre si sono perse per strada durante la traduzione.

Le etichette sbagliate

Vediamo nel dettaglio. In primis, l’olio di palma segnalato da Anna, che in italiano diventa olio di mais al 13%. C’è poi l’amido di mais, segnalato come primo ingrediente nella versione inglese al 43%, che diventa al 10% in quella italiana.

La farina di riso è al 32% nella seconda etichetta, ma al 3% nella prima; nei cracker italiani scompare la farina di carrube, ma appare il miele.

Insomma, senza continuare l’elenco, è evidente che le due etichette non sono uguali, ma sembrano quasi appartenere a due prodotti Galbusera differenti.

E allora viene da chiedersi: il consumatore a quale versione deve credere? Aggiungere o eliminare uno o l’altro ingrediente non è cosa da poco.

Prendiamo ad esempio, il miele. Un vegano non avrebbe mai consumato questi cracker, stessa cosa vale per una persona intollerante o allergica a una determinata sostanza.

Quindi qui la questione non è solo di errore in etichetta, ma va a toccare direttamente la sfera dell’etica e della salute. Ha ragione la nostra lettrice a sentirsi frodata.

galbusera cracker

Le nostre verifiche

Dopo la segnalazione, ci siamo documentati e abbiamo fatto un giro nei supermercati per fare luce sulla situazione. Abbiamo controllato tutti i prodotti, e non solo questo, della linea Zero grano.

Per fortuna, non abbiamo riscontrato anomalie e le traduzioni corrispondevano esattamente.

Allora cos’è successo? Siamo davanti a una bufala ben macchinata con photoshop? Assolutamente no, perché noi Anna l’abbia contattata più volte. Il fatto è che la nostra lettrice non abita in Italia, ma nel Canton Ticino Lugano.

I lotti vecchi li mandano a noi, in Italia le cose stanno cambiando e molti prodotti sono senza olio di palma. Ho fatto una segnalazione nel negozio dove ho acquistato il prodotto ma loro parlano di olio di palma sostenibile e vi assicuro che c’è veramente dappertutto”, ci dice.

(A tal proposito, ricordiamo, come abbiamo più volte ribadito, che non esiste nessun olio di palma sostenibile: quello di cui abbiamo certezza sono le immagini della deforestazione e degli oranghi avviliti e malnutriti).

La (non) risposta di Galbusera

La spiegazione a quel che ci ha mostrato e detto Anna, la cercavamo nella diretta interessata, ovvero l’azienda Galbusera, che abbiamo contattato telefonicamente con l’intenzione di chiedere se fosse a conoscenza della possibilità che in uno dei lotti dei cracker senza glutine della linea zero grano potesse esserci questo tipo di errore di etichettatura.

Dall’altro capo del filo, l’Ufficio commerciale, dopo aver ascoltato il nostro racconto, ci ha però bloccato, dicendo di avere una telefonata urgente su un’altra linea. Di nuovo attesa con tanto di musichetta di sottofondo.

La conversazione riprende con un: “Mi scusi abbiamo un’urgenza e non possiamo stare al telefono con lei adesso”.

“Un’urgenza ci sembra anche quella di voler dare delle spiegazioni chiare a dei consumatori, gli stessi che ogni giorno comprano i vostri prodotti”, rispondiamo noi.

E ancora veniamo liquidati con un: “Si, si, ma le ripeto adesso non posso stare al telefono, mi lasci nome, cognome, testata e telefono che la richiamo in mattinata”.

Tutto questo accadeva tre giorni fa e ovviamente nessuno ci ha mai ricontattato. Da un’azienda come la Galbusera ci saremmo aspettati maggiore chiarezza. Perché qui nessuno accusa nessuno, ma i consumatori hanno il diritto di sapere cosa arriva nelle loro case.

E’ chiaro che non siamo davanti a una frode alimentare, ma probabilmente solo davanti a un errore specifico in etichetta di quel determinato lotto (che andrebbe comunque ritirato con urgenza dal mercato).

Ma tutto questo l’avrebbe dovuto dire l’azienda, non noi. Perché quando si parla di sicurezza alimentare, non ci può essere spazio per ipotesi e supposizioni.

Ci auguriamo che, almeno dopo questo articolo, la Galbusera ci contatti. Vi terremo informati. Continuate a inviarci le vostre segnalazioni.

Dominella Trunfio

Fonte: greenme.it

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