Garanzia legale e diritto recesso, Antitrust a Philips: rendere obbligatori impegni

Si chiude senza sanzione, ma con l’ “invito” a rendere obbligatori gli impegni proposti dall’azienda stessa sulla trasparenza delle informazioni al consumatore. Il procedimento, avviato dall’Antitrust a giugno, coinvolge Philips Italia, Philips Consumer Relations e Philips Consumer Lifestyle e riguarda la diffusione sui siti internet www.philips.it e www.philips-shop.it di informazioni potenzialmente omissive e ingannevoli sui diritti dei consumatori (in particolare, sulle informazioni precontrattuali obbligatorie, sul diritto di recesso e sulla garanzia legale di conformità).
A settembre le aziende stesse hanno presentato i loro impegni per correggere il tiro. Ad esempio, si impegnavano ad inserire nei contatti del venditore online anche l’indicazione del proprio numero di fax; a rendere più chiara, nell’informativa sul diritto di recesso, l’esistenza di un diritto ex lege di recesso dal contratto, entro il termine di 14 giorni dalla consegna del prodotto, i termini e le procedure per l’esercizio di tale diritto, fornendo anche un modulo-tipo.
A proposito della garanzia di conformità dei beni, le aziende si impegnanavano ad informare meglio il consumatore circa la sussistenza di una garanzia legale di conformità, chiarendone il contenuto, la durata e le modalità di fruizione e chiarendo la distinzione tra la garanzia prevista ex lege e quella convenzionale offerta dalla società gratuitamente, che si aggiunge e non si sostituisce a quella legale (diramando anche una comunicazione a tutti i rivenditori di prodotti Philips in Italia e ai centri di assistenza autorizzati da Philips Italia, per sensibilizzarli sull’esigenza di informare i consumatori sulla differenza tra garanzia legale e garanzia convenzionale sui prodotti Philips).
L’Antitrust ritiene che questi impegni siano idonei a sanare i possibili profili di illegittimità della pratica commerciale contestata e a determinare ulteriori effetti positivi nell’interesse dei consumatori. Ma le aziende devono renderli obbligatori.

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