Gioco d'azzardo

Hanno nomi invitanti, evocatori di mondi fantastici, dove tutto può succedere: “Aladino, Mistery, Fantasy” e così via. Stiamo parlando delle slot- machine, giochi semplici ed attraenti che conquistano, anche in periodi come questo di congiuntura, sempre più persone. E' sufficiente introdurre una moneta nella fessura, selezionare il numero di monete che si vogliono puntare e tirare una leva o schiacciare un bottone.

La vincita viene segnalata immediatamente dalla combinazione dei simboli che appare sullo schermo. Le “macchinette mangiasoldi” sono molto diffuse in Italia: si trovano nei bar, ma anche sui traghetti o nelle sale gioco. Questi marchingegni hanno permesso una raccolta, solo nel 2007 di oltre 20 miliardi di euro. Giochi autorizzati dunque, come il Superenalotto, il Bingo, il Gratta e Vinci ed altri ancora. Soldi che entrano, almeno in parte, nelle casse dello stato.

I giochi d'azzardo esistono da tempo immemorabile: l'uomo ne è attratto, perché significano sfida; è un affidarsi alla sorte, alla fortuna. Normalmente i giochi sono sinonimo di divertimento, sono socializzanti e liberatori, ma talvolta possono diventare una trappola; in quali casi? Gli esperti sostengono che quelli più rischiosi sono proprio le slot- machine, perché non danno al giocatore il tempo di riflettere fra una giocata e un'altra, perché sono immediati, perché manca un intermediario. Senza pause il giocatore rischia di continuare il gioco in maniera coatta e sfociare così nella patologia. L'incapacità cronica di resistere all'impulso di giocare d'azzardo è stato definito “gioco d'azzardo patologico” o GAP. Ed è considerato dai clinici al pari di una dipendenza, come alcool o droga. Sono tante le persone a rischio di GAP: Casalinghe/i, adolescenti, anziani. Il gioco diventa malattia quando si spende più di quanto si potrebbe, quando diventa ossessivo e quando non si è più in grado di resistere all'impulso di giocare. In casi estremi il gioco-malattia mette in pericolo le relazioni familiari, mina l'equilibrio del giocatore e lo rende più insicuro e fragile. Per guarire, occorre riconoscere innanzitutto di avere un problema e di non riuscire da soli a trovare una soluzione. Dove rivolgersi in caso di bisogno? Ci si può rivolgere alle ASL (i SERT), ma poche si sono “attrezzate” per affrontare questo tipo di problema, perché, purtroppo, resta ancora molto da fare, sia dal punto di vista normativo, che riabilitativo. Pensate che il gioco d'azzardo on-line non è controllato e la normativa che è carente, finisce con il non tutelare i minori, che sono i più a rischio. Sul territorio nazionale da un pò fanno capolino i gruppi di mutuo aiuto, che operano sul modello degli alcolisti anonimi e altre associazione sono nate spontaneamente per cercare di riempire il vuoto istituzionale. Una è l'associazione “Mi rimetto in gioco”, fondata da ex giocatori che promuove informazione e offre sostegno. Anche l' associazione “Giocatori Anonimi” persegue il medesimo scopo e nel suo sito offre un test di 20 domande per permettere a chiunque voglia, di testare se è, oppure no, un giocatore compulsivo.

Di   Dott.ssa Rossella di Maria& lt;/P>

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