Giovani, indagine Adoc e Forum ANIA-Consumatori: il 70% è preoccupato per salute, pensione e lavoro

I trentenni di oggi sono preoccupati per il loro futuro, incerto sia dal punto di vista economico sia per gli aspetti sociali e sanitari. Ad esempio, il 77% si dichiara “molto o piuttosto preoccupato” per la diminuzione del benessere e per la propria situazione previdenziale e pensionistica, e oltre l’84% esprime un elevato livello di preoccupazione per la presenza e/o la qualità del lavoro. E’ quanto emerge dall’indagine presentata oggi nell’ambito del progetto “Sei sicuro?” di Adoc e Forum ANIA-Consumatori. 

Il progetto “Sei sicuro?” nasce con l’obiettivo di sensibilizzare i giovani su tematiche indispensabili per scelte complesse che li attendono nei diversi ambiti di vita: prevenzione, gestione dei rischi, previdenza, pianificazione e assicurazione e promuovere, nei giovani che cominciano ad affacciarsi alla vita lavorativa, una maggiore consapevolezza del rischio e una cultura della sua prevenzione e gestione nel percorso di vita, al fine di incentivare comportamenti corretti e consapevoli in grado di tutelare il proprio benessere futuro.

Per questo l’Adoc ha promosso un’indagine sul rapporto tra i giovani e i temi previdenziali realizzata da Eures, che ha somministrato un questionario a un campione di circa 500 giovani di età compresa tra i 18 e 35 anni, su tutto il territorio nazionale.

Da quanto emerge dal rapporto di ricerca l’approccio dei giovani rispetto al futuro è denso di preoccupazioni e incertezze, siano esse economiche che sociali e sanitari. Le principali preoccupazioni sono di tipo salutistico, pensionistico e reddituale: circa 8 su 10 (il 77,1%) si dichiarano infatti “molto o piuttosto preoccupati” per la diminuzione del benessere e per la propria situazione previdenziale e pensionistica (77,3%), e oltre l’84% degli intervistati esprime un elevato livello di preoccupazione per la presenza e/o la qualità del lavoro. L’aspetto reddituale gioca un ruolo chiave: il valore delle entrate mensili degli intervistati è pari a 787 euro, poco meno di 10mila euro l’anno, mentre oltre un terzo dispone di meno di 500 euro al mese. Il basso tenore di reddito pesa molto anche sul fattore risparmio: il campione intervistato riesca a risparmiare solo il 17,3% delle proprie entrate, pari a 136 euro mensili (ovvero oltre 1.600 euro in un anno), anche se solo il 30,8% degli intervistati dichiara di non risparmiare. Chi riesce a mettere da parte qualcosa, seppure in misura minima, lo fa principalmente per garantirsi un futuro migliore (49%) o per far fronte a situazioni di difficoltà (41,2%).

Dal punto di vista sanitario il 67,2% del campione ha dichiarato di aver usufruito negli ultimi 3 anni del Sistema Sanitario Nazionale ma l’ampia maggioranza dei giovani ritiene che il sistema previdenziale pubblico andrebbe coadiuvato con altre forme assistenziali (mutue) o assicurative (polizze infortuni o fondi sanitari), al fine di garantire al cittadino ogni prestazione sanitaria richiesta.

Riguardo il lato pensionistico, nonostante la riforma “Fornero” abbia spostato significativamente in avanti la soglia pensionabile (pari attualmente a 66 anni e 7 mesi), e nonostante tale limite sia destinato ad aumentare negli anni per effetto dell’adeguamento alle aspettative di vita, circa un quarto degli intervistati (il 24,3%) ritiene che potrà andare in pensione prima dei 65 anni. La quota prevalente del campione (il 37,8%) ipotizza tuttavia una termine della vita lavorativa in linea con le attuali aspettative pensionistiche, indicando un’età pensionabile compresa tra i 65 e i 70 anni, mentre un significativo 38% proietta ancora oltre la propria età pensionabile, immaginando che lavorerà anche oltre i 70 anni. Passando ad analizzare il cosiddetto “tasso di sostituzione” (ovvero il valore della pensione netta in termini percentuali rispetto all’ultimo stipendio netto) circa la metà del campione “informato” (ossia che conosce le modalità dell’attuale sistema di calcolo pensionistico, pari al 62% degli intervistati) prevede un tasso di sostituzione compreso tra il 50 e il 74%; elevata risulta tuttavia la quota dei “pessimisti” (pari al 37,3%), convinti che la propria pensione coprirà meno del 50% dell’ultimo stipendio percepito. Entrando nel merito del valore della pensione la quota prevalente degli intervistati (37%) ipotizza un importo mensile compreso tra 500 e 800 euro; soltanto per il 19,6% la pensione percepita potrà consentire un adeguato livello di benessere, a fronte dell’80,4% di giovani convinto che il sistema previdenziale sarà in grado di garantire “poco” (42,7%) o “per niente” (37,7%) un adeguato livello di benessere ai futuri pensionati.

E’ significativo che oltre 7 giovani su 10 (il 72,6%) ritengono utile avviare un piano di pensione integrativa/complementare (di questi il 25,7% ritiene tale operazione “molto utile” e il 46,9% “abbastanza utile”), anche se ben il 60% dichiara di non sentirsi completamente informato su tale forma di previdenza. Con la conseguenza che solo il 28,3% ha avviato una forma previdenziale integrativa.

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