Gli houseman non sono affatto "desperate"

Il profondo cambiamento avvenuto negli ultimi decenni nel rapporto fra i due sessi, ha prodotto una ridefinizione della percezione dei ruoli sociali dei generi, con il conseguente superamento di molti preconcetti.

Nonostante la comunicazione mediatica continui a trasmettere un modello di famiglia stereotipato, la routine domestica presenta schemi del tutto nuovi, condizionati dal ruolo che la donna ha assunto fuori dalle mura domestiche. Non sorprende più vedere uomini al supermercato concentrati sulla scelta di un detersivo piuttosto che un altro o ai giardini intenti ad accudire i figli.

In Inghilterra l'82% dei papà viene definito dalla propria compagna “more family time”. Si tratta di uomini che si impegnano nei compiti domestici ed in Italia cosa succede? La risposta ce la fornisce l'Eurispes in un'indagine rivolta a soli uomini, pubblicata nell'ultimo Rapporto Italia. Ammontano al 36,2% gli uomini che dichiarano di avere compagne che chiedono la loro collaborazione nelle faccende domestiche. Sebbene tale tipo di richiesta riguardi “spesso” il 25,6% e “sempre” il 10,6%, esiste ancora un 49% di mariti/compagni, coinvolti nelle faccende domestiche dalle proprie consorti solo “qualche volta”.

Secondo il 74% degli uomini intervistati è del tutto normale cimentarsi in cucina, qualche reticenza persiste per quanto riguarda invece l'attività di stirare, ritenuta inopportuna nel giudizio del 14,4% del campione. All'arrivo di un figlio aumenta anche il carico del lavoro domestico: diventa indispensabile allora il contributo del papà alla neo-mamma. Emerge pertanto che sia del tutto normale cambiare i pannolini (70% dei casi), come restare a casa se il bambino si ammala (58,7%).

Questo risultato è perfettamente coerente con le nuove linee guida del Ministero del Welfare in materia di conciliazione, che aprono alla possibilità di congedi più articolati e flessibili anche per i neopapà. Una scelta che segue la tendenza dei papà di oggi, che si mostrano più collaborativi anche nella crescita ed educazione dei figli.

Nell'approfondire la questione degli uomini alle prese con i lavori domestici, non meraviglia sapere che già esiste un movimento nazionale di padri che, per scelta o per necessità, si dedicano completamente alla famiglia, ai figli e alla casa, lasciando che sia la mamma ad andare a lavorare. Da qualche anno in Italia opera un'associazione, l'AsUC , che raggruppa “uomini casalinghi“. Ad essa risultano iscritti tanti uomini che, a causa della perdita del lavoro oppure per libera scelta, hanno scelto di dedicarsi alla famiglia a tempo pieno, occupandosi dei figli e del ménage familiare.

Secondo un'indagine dell'Isfol in Italia gli uomini casalinghi sarebbero circa 22.600.

L'aumento statistico dei padri casalinghi è un dato confortante specie per le giovani donne, perché in una società che non le vede più relegate esclusivamente al ruolo di madri e mogli, è naturale che emergano gli uomini con nuove responsabilità. Anche dal punto di vista educativo può essere utile sia per gli uomini sia per i figli sperimentare che il maschile ed il femminile possano essere ‘intercambiabili'.

 

è incoraggiante altresì sapere che il 45,8% degli uomini intervistati dall'Eurispes dichiari che la donna non dovrebbe mai rinunciare alla sua crescita professionale, neppure quando ha dei figli. Rimane fra i compiti che l'uomo percepisce principalmente come suoi doveri il mantenimento della famiglia, considerato abbastanza (33,2%) e molto (21,5%) importante per il 54,7% del campione. Ciononostante, il 74,3% degli intervistati ritiene giusto che anche la donna versi gli alimenti all'ex marito se questi non è in grado di mantenersi.

di Alessandro Civardi

www.ilsegnale.net/?iiris=gli-houseman-non-sono-affatto-desperate

Condividi questo articolo