Gli studenti non conoscono il Made in Italy, professori lo propongono come materia

Il Made in Italy è famoso in tutto il mondo, ma sui banchi delle scuole italiane resta uno sconosciuto. Per 7 professori su 10, infatti, gli studenti non hanno le idee chiare su significati e valori delle “eccellenze italiane”. Tra ignoranza sui principali prodotti tipici e confusione tra le sigle Dop e Igp, è proprio il settore enogastronomico ad esporre gli alunni a maggiori gaffe. E la “colpa” è soprattutto delle scuole, che non prevedono insegnamenti di questo tipo.

Come risolvere dunque il problema? Per più di 2 insegnanti su 3 la soluzione è l'inserimento di una vera e propria materia interamente dedicata al Made in Italy. Spazio tra le proposte alternative dei docenti anche per laboratori pomeridiani dedicati all'Italia (53%) e gite presso distretti produttivi tipici (49%).

E' quanto emerge da uno studio promosso dalla rivista Vie del Gusto, condotto su 275 professori di scuole secondarie di 2° livello, a cui è stato chiesto il livello di conoscenza del Made in Italy tra gli studenti italiani ed un loro parere per aumentarne la divulgazione. Quasi 7 studenti su 10, se chiamati in causa su tematiche relative all'italianità, non capiscono nemmeno di cosa si stia parlando, mentre il 25% si annoia a morte. I ragazzi che si dimostrano curiosi sono il 51%, ma nel 23% dei casi pensano soltanto al luogo di fabbricazione dei prodotti e non ai significati ad essi connessi. C'è anche chi prova ad intervenire durante il dibattito, ma solo il 19% lo fa con vera cognizione di causa.

Ma cosa frena gli studenti nell'avere una migliore conoscenza sull'argomento? Secondo i professori non c'e' nessuno che spieghi loro i vantaggi personali e sociali del Made in Italy (66%), nemmeno a scuola dove c'e' un insegnamento inesistente delle materie ad esso connesso (57%). Ma le “colpe” non riguardano solo l'esterno. Secondo gli insegnanti, gli alunni vedono questo argomento lontano dal loro quotidiano (53%) oppure lo considerano un tema prettamente politico (37%). Per non parlare di chi non lo ritiene troppo ostico (31%) e di difficile comprensione.

2010 – redattore: GA

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