Grano cancerogeno Finisce in manette imprenditore pugliese

Custodia cautelare per Francesco Casillo, amministratore della Molino Casillo di Corato (Bari). L'accusa: importò dal Canada cereali contaminati da una tossina nociva, falsificando le analisi di laboratorio Avvelenamento, adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari.

Con queste accuse è finito in manette Francesco Casillo, amministratore (e gestore di fatto, secondo gli investigatori) del Molino Casillo di Corato, nel Barese, azienda leader in Italia nella lavorazione del grano duro per la produzione di semola, tra i maggiori importatori mondiali del cereale indispensabile per la pasta. L'arresto è scattato per le indagini della Guardia di Finanza, che accusano l'imprenditore 39enne di aver consapevolemente importato dal Canada una partita di grano contaminato da una tossina cancerogena.
L'inchiesta ha avuto inizio lo scorso settembre, quando nel porto di Bari erano stato sequestrato un carico di 58mila tonnellate di grano alterato da ocratossina, sostanza notoriamente nociva alla salute. Il carico era stato acquistato dall'azienda di Casillo, che secondo la Gdf era perfettamente a conoscenza della tossicità del grano importato. Casillo, denuncia l'ordinanza di arresto, era “in possesso sin dal momento dell'acquisto di una certificazione della competente autoritá di controllo canadese che attestava la presenza, seppur nei limiti previsti dalla normativa comunitaria, di una contaminazione da ocratossina del prodotto da importare”. Da qui le manette, sulla base di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere fatta dal gip del tribunale di Trani Michele Nardi su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica Antonio Savasta. Sebbene infatti la concentrazione della tossina fosse al di sotto della quantità consentita dalle norme Ue, Casillo avrebbe ritenuto opportuno che non figurasse affatto: da qui l'accusa di aver prodotto false analisi di laboratorio che attestavano l'assenza di qualunque sostanza tossica. Grazie a queste analisi, nel mese di ottobre, Casillo ha indotto l'autorità giudiziaria a dissequestrare il carico bloccato nel porto di Bari. A muoverlo, secondo le accuse, anche un movente di profitto: il carico era stato acquistato a prezzi stracciati.

Fonte: Tuoquotidiano

Condividi questo articolo