Ho deciso di smetterla di parlare male degli uomini.

Inauguro un nuovo TREND: la solidarietà con il sesso forte. Non so se ci riuscirò (la tentazione e le occasioni sono troppe…), ma voglio seriamente provarci. Per un paio di motivi che adesso vi spiego.

Primo: criticare il cosiddetto maschile è diventato una sorta di sport nazionale, talmente diffuso da essere ovvio, banale, scontato. Dico di più, quasi di moda. Certo, i motivi ci sono sempre, dal privato al pubblico e senza bisogno di arrivare ai fatti di cronaca talmente pieni di mostri di ogni genere e natura, dai violentatori di donne e bambini ai mariti che ammazzano i figli per punire le mogli, da farti dubitare che alcuni uomini appartengano alla razza umana. Ma, dopo avere trascorso anni a dibattere sulle carenze e i difetti dei nostri compagni, io personalmente mi ritrovo spiazzata dal fatto che, oggi, i più accorti tra i maschi ormai si autocriticano da soli. Fateci caso, anche su «Grazia», non c'è intervista ad un attore, un cantante, un personaggio pubblico che non contenga almeno un accenno all'”inferiorità” del sesso forte con conseguente peana di quello debole, con tanto di lista di tutte le nostre qualità e l'assoluta convinzione che, come per miracolo, il mondo finirà nel giro di qualche giorno nelle nostre mani perché solo noi siamo in grado di salvarlo. Non vedo segnali reali nella società reale di questa inarrestabile tendenza, ma tant'è.

Però è vero, ed ecco il secondo motivo per cui voglio diventare più solidale, che negli Stati Uniti l'80% dei licenziamenti è avvenuto nei settori cosiddetti maschili, dalla finanza alle automobili, mentre le aree femminili, sanità e istruzione, non sono state praticamente toccate dalla crisi. Il fenomeno, ovviamente, è internazionale e potrebbe rappresentare una rivoluzione epocale, perché centinaia di migliaia di uomini torneranno a casa e, ahimé, ci resteranno, mentre le loro compagne continueranno a lavorare. Gli americani, pragmatici come sempre, si stanno già attrezzando con gruppi di auto aiuto per i nuovi casalinghi, blog, siti specializzati e teorici di riferimento. I più apprezzati sono la coppia Amy e Marc Vachon, inventori in tempi non sospetti della teoria del “fifty-fifty”: in famiglia i lavori di cura di casa e figli vanno spartiti esattamente a metà con un perfetto sistema che loro hanno battezzato “la lista”. Ogni mattina la coppia elenca i compiti della giornata, che poi vengono attribuiti a lui e a lei con un complicato sistema di punteggi, che mi ricorda terribilmente la dieta Zona, che sicuramente funziona, ma a me fa venire mal di testa solo a pensarci. Intervistati nei giorni scorsi, i guru dell'”equal shared parenting” hanno dichiarato che, ovviamente, la loro tesi riguarda la coppia in cui entrambi i partner lavorano, se così non è, chi resta a casa si deve fare carico di tutto il lavoro domestico. Semplice e scientifico, no? E adesso chi lo spiega a quei trogloditi degli italiani che, in tutte le classifiche europee sulla condivisione dei compiti, da sempre si collocano agli ultimi posti? Però, mi ha fatto gentilmente notare un amico qualche giorno fa, se proprio vogliamo credere ai sondaggi, non ce n'è uno che non ribadisca le altissime quotazioni del maschio latino e che non confermi le sue superiori performance sessuali.

Fonte:Grazia.blog.it

Scritto da Vera Montanari Yesterday

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