I maschi ora curano la casa (ma sempre meno delle donne)

Lei è impegnata nove ore, lui otto secondo l'ultima indagine Istat. Che rivela anche come gli uomini scelgano soprattutto i compiti più creativi, come cucinare e occuparsi dei bambini

Secondo i dati Istat sul lavoro pubblicati l'8 gennaio le donne italiane che lavorano sono cresciute di 220 mila unità. L'occupazione femminile sale, dunque? Nemmeno per sogno. A far lievitare il dato è intanto la permanenza delle ultracinquantenni nel mercato del lavoro a causa dell'innalzamento dell'età pensionabile. E contribuisce anche il lavoro delle donne immigrate nella cura delle persone non autosufficienti, disabili e anziani, presso le famiglie, a fronte del crollo dell'assistenza pubblica. Anche se la crisi morde, questa è una spesa che viene tagliata per ultima, è quasi del tutto incomprimibile.

«è paradossale» commenta Linda Laura Sabbadini, Direttore del Dipartimento Sociale e Ambientale dell& apos;Istat «in Italia potremmo arrivare a un record di occupazione femminile, ma sarebbe una crescita penalizzante per le giovani donne, più disoccupate dei coetanei maschi». L'occupazione maschile è al minimo storico dalla crisi del '92, e l'80 per cento del calo dell'occupazione in tutto il periodo di crisi è concentrato sui giovani. «Moltissimi restano nelle famiglie d'origine» spiega ancora Sabbadini «e quindi l'impatto della povertà non è stato devastante. Per i capofamiglia rimasti senza lavoro c'è stata la cassa integrazione». Ma, soprattutto se i figli sono maschi, questa situazione si traduce in un aggravio di lavoro domestico femminile.

I dati dell'indagine Istat sull'uso del tempo mostrano infatti che le madri lavoratrici italiane che vivono in coppia e hanno fra i 25 e i 44 anni, lavorano un'ora al giorno in più degli uomini anche il sabato e la domenica. Lei: nove ore e ventotto minuti. Lui: otto ore e dodici minuti. Erroneamente si potrebbe interpretare il dato come la fine della mancata condivisione fra i generi del lavoro di cura e di quello domestico. Invece si tratta di sfumature e di un processo lentissimo. «L'indice di asimmetria dei ruoli in Italia è ancora molto alto, sopra al 70 per cento» dice Sabbadini, pioniera delle indagini statistiche di genere, un talento italiano riconosciuto in tutto il mondo.

«Negli ultimi vent'anni abbiamo guadagnato solo 7 punti, eravamo intorno all'80 per cento e oggi siamo al 72, più perché le donne hanno tagliato il numero di ore dedicato al lavoro famigliare che perché gli uomini hanno aumentato il loro contributo». La ricerca Istat sui tempi di vita del 2008/2009 dimostra infatti che le donne si assumono i lavori più pesanti, come lavare e stirare, mentre gli uomini, quando collaborano, preferiscono le mansioni creative, come cucinare, fare la spesa, giocare con i bambini. « Attenzione» aggiunge Sabbadini «quando si tratta di assistere un bambino con l'influenza entrano nuovamente in scena le madri». Talvolta l'iniqua distribuzione del lavoro domestico e di cura si riduce solo perché le donne tagliano: «Non ce la fanno più e quindi puliscono meno la casa, lavano e stirano di meno. Non accettano mai di comprimere il tempo per i figli, anzi lo aumentano». E cercano di ritagliarsi qualche spazio per sé. I dati dimostrano che usano il poco tempo libero per leggere, andare a teatro e al cinema.

di Paola Tavella

Fonte: www.iodonna.it

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