I nuovi poveri in giacca e cravatta

Un Paese alla ricerca di progetti cui manca tuttavia il coraggio per investire su di loro, perché teme il futuro e vede aumentare la distanza tra le classi sociali.

Questa la fotografia a tinte fosche che emerge dal Rapporto Italia 2005 dell'Eurispes. La situazione che descriviamo quest'anno – commenta il presidente dell'Istituto, Gian Maria Fara – non è particolarmente felice. L'economia italiana, per la prima volta dal dopoguerra, è caratterizzata dalla reflazione, ovvero la successione temporale di elevati tassi di inflazione e di segnali significativi di recessione, sia dal lato della domanda di beni di consumo e di investimento sia dal lato della produzione di beni e servizi.

Vittime di questa situazione, sottolinea l'Eurispes, sono i ceti medi caratterizzati da una nuova forma di indigenza, la “povertà in giacca e cravatta” che coinvolge oltre 4.700.000 famiglie italiane (circa il 22%), mentre oltre 14 milioni di individui sono sicuramente o quasi poveri.

In particolare il 32, 1% dei nuclei familiari ha un reddito inferiore a 17.500 euro, mentre il 29,9% ha un reddito superiore ai 35 mila euro. L'Italia viene descritta come il “Paese dei tre terzi con spicchio per i ricchi (29,9% con reddito superiore a 35.000 euro), un terzo di poveri (32,1% con meno di 17.500 euro) e un terzo allargato di ceto medio (38%). E proprio chi sta nel mezzo ” ricorda Fara – rischia seriamente di scivolare nel gradino più basso della scala sociale. E' una povertà che investe chi si trova in un'area di inclusione-esclusione e può rapidamente fluttuare all'interno di fasce di reddito e situazioni contigue.

Mezza Italia, continua l'Eurispes, vede nero sulla situazione economica del Paese. La percentuale di intervistati che avverte un netto peggioramento dell'economia è stata pari al 54%, contro il 23% dell'indagine 2003 e il 48,2% di quella dell'anno scorso.
Il 2005 si conferma così l'anno della paura per il costo della vita: il problema dell' aumento dei prezzi è percepito dalla quasi totalità degli intervistati (97,6%). In cima alla lista di chi si sente più povero ci sono studenti (93,8%), casalinghe (91,9%) e operai (91,8%), insieme a imprenditori e dirigenti (91,3%).
Dalle risposte degli intervistati emerge poi una costante difficoltà nell'acquisto dei beni indispensabili e di uso quotidiano: generi alimentari (27,2%), vestiario e calzature (24,5%).

Infine, anche sul piano delle aspettative emerge un giudizio negativo.
Per quanto riguarda la politica, ben il 70% degli italiani si dichiara scettico sulle capacità del governo di risanare i conti pubblici. Ma le opinioni degli italiani crollano anche sulle altre istituzioni: il Parlamento raccoglie solo il 34% della fiducia del campione. Ai minimi termini anche i partiti con il 91,2% di sfiducia. L'unico argine resta Carlo Azeglio Ciampi che prende il 79% dei consensi, una percentuale comunque in calo rispetto all'80% raggiunto nel 2004.
Brusca inversione di tendenza nei rapporti fra gli italiani e la magistratura: quest'anno la fiducia è al 44% contro il 52,4% della passata rilevazione. Sono le associazioni di volontariato le istituzioni che conquistano maggiormente il favore degli italiani (86,8%, soprattutto donne), mentre si collocano al secondo posto le forze dell'ordine (73,7%, comunque in calo rispetto all'84,2% del 2004)) e poi la Chiesa (62,8%, contro il 68,3% dello scorso anno). Bassissima la fiducia nella scuola (solo un terzo del campione, il 30,7%9, ancora minore nei sindacati (2,8%) e nella Pubblica amministrazione (19,8%).

Fonte: MiaEconomia

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