Il 4,4% delle famiglie soffre la fame

Continua ad essere l'Italia dalle due facce: ci sono 5 milioni di italiani obesi, con un costo economico pesante che grava sul Sistema sanitario nazionale di circa 8,3 miliardi di euro l'anno, che fanno da contraltare ad altri 3 milioni di cittadini, vale a dire il 4,4% delle famiglie residenti in Italia, che invece non riescono neanche a mettere insieme i soldi per la cena.

In termini tecnici si dice che in questi casi si vive sotto la soglia di povertà alimentare. Un allarme indigenza che scatta quando la spesa per cibo e bevande è inferiore a 222,29 euro al mese. Il limite è stato individuato a livello nazionale dallo studio realizzata dalla Fondazione per la Sussidarietà, insieme alle università Cattolica e Milano-Bicocca, che hanno messo a punto anche gli indici regionali per tenere conto del differente costo della vita.

L'analisi, che si basa sui dati della Rete della Fondazione Banco Alimentare (una onlus che offre assistenza alimentare in tutta la Penisola), traccia così il profilo dei poveri italiani, dimostrando che meridionali, disoccupati, i cittadini con un titolo di studio basso e le famiglie numerose sono i più colpiti.

Si conferma anche il divario tra Nord e Sud: nelle Isole oltre il 10% della popolazione fa fatica a trovare i soldi per mangia e bere. Mentre in Toscana, Liguria, Veneto e Trentino Alto Adige soffre la fame una percentuale molto più bassa di persone, meno del 3%.

Altro fattore influente, come si può immaginare, é il titolo di studio: il 6,7 delle famiglie che ne sono prive é indigente, mentre si difende bene dalla povertà chi ha la laurea: solo 1,6% è sotto la soglia minima.

è comunque la perdita del lavoro la causa principale (60% dei casi) di un portafoglio troppo leggero per far fronte alla spesa. Ecco così spiegato perché l'incidenza della povertà alimentare è particolarmente alta tra i disoccupati (12,4%) e assai minore tra chi un posto ce l'ha (3,4%).

è, infatti, per queste fasce di italiani, molto spesso anche indebitati, che l' opportunità di scelta sul mercato è ridotta quando non inesistente: quando casa e alimentazione entrano in conflitto, perché non ci sono abbastanza soldi per entrambi, ad essere sacrificata è molto spesso l'alimentazione.

E così dallo studio emerge che più è numerosa la famiglie e più si ritrova a fare economia a tavola: il 10,3% delle coppie con tre o più figli vivono sotto la soglia di povertà alimentare. Mentre sono i single a poter spendere di più per mangiare e bere. Solo l'1,7 % vive con meno di 222 euro al mese per nutrirsi. E sta nella media nazionale (4,5%) l'anziano che vive solo.

Ma si diventa poveri anche per problemi di salute/disabilità (30%), morte di un familiare o separazione dal coniuge (15%). Le famiglie più povere sono infatti quelle monogenitore (20,8%).

Il rapporto, infine, stila quella che si può definire la dieta dei poveri. Lo scontrino mensile non prevede più di 28 euro di pane e cereali, 35 di carne e salumi, 14 di frutta, 10 di pesce, 14 di frutta e 9 di bevande.

“I nostri dati – spiega uno dei due curatori dell'indagine, Giancarlo Rovati, docente di Sociologia all'università Cattolica di Milano – dimostrano che la povertà alimentare in Italia non è un'invenzione dei media, ma un'amara realtà. Due milioni e 300mila persone nel nostro Paese ricevono una qualche forma di aiuto alimentare soprattutto da parte di enti privati, ma questo non risolve il problema. Dovrebbe essere piuttosto un punto di partenza per coordinare le politiche pubbliche con quelle private e delle industrie alimentari, che potrebbero distribuire in misura maggiore e più coordinata le eccedenze”.

< FONT size=2>Fonte: http://miaeconomia.leonardo.it

(08/10/2009)

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