Il ‘pieno' è sempre più vuoto

Mentre la Federconsumatori fa i conti del caro-greggio, stimando in 479 euro a famiglia l'aggravio per l'impennata dell'oro nero – tra carburanti, bollette della luce e del gas – da più parti si torna a chiedere un intervento fiscale. Per attenuare l'impatto sulle tasche degli automobilisti delle fiammate del barile che, comunque, ieri ha registrato una battuta d'arresto con le quotazioni che hanno ripiegato a New York nel pomeriggio sotto i 74 dollari, dopo i dati delle scorte americane.

Tornando all'incidenza fiscale, a rifare i conti sul peso (circa il 60% del costo finale per gli automobilisti) sui prezzi dei carburanti è l'Istituto Bruno Leoni che stima in quasi 35 euro la cifra che 'brucia' in tasse per ogni pieno da 55 euro di un'auto a benzina di media cilindrata. L'Istituto, che lancia l'iniziativa 'Stop Accise', chiede così al nuovo Governo “un immediato intervento sulle accise: le imposte sui carburanti costano agli italiani, in proporzione al reddito, più che agli altri europei, poiché quelle su un pieno di benzina al mese per un'auto di media cilindrata equivalgono al 2,65% del nostro Pil pro capite, contro il 2,25% dei francesi, il 2,33% dei tedeschi, l'1,79% degli svedesi. Solo i portoghesi – sostiene l'istituto – pagano più di noi (4,61%)''.

E il caro-benzina incide anche sulle abitudini degli italiani: secondo il Codacons infatti la maggior parte degli automobilisti fa rifornimento per una cifra di 10, 20 euro mentre solo uno su cinque fa il 'pieno' quando si ferma al distributore. ''Pesa fortemente il fattore psicologico, ossia la paura di vedersi il portafogli svuotato in un sol colpo a causa del pieno'', spiega l'associazione dei consumatori parlando di ''filosofia della riserva: gli automobilisti, specie i giovani, utilizzando sempre più spesso i self-service, e raramente superano la metà del serbatoio''.

Mentre la benzina ha sfondato sulle strade italiane la soglia psicologia delle 2.650 lire del vecchio conio segnando il record di 1,369 euro al litro, il carburante, in diversi impianti della penisola, già segna comunque nuovi primati, infrangendo quota 1,4 euro per litro. In virtù dei differenziali previsti per alcuni tipi di impianti – come quelli autostradali che registrano fino a 8 centesimi di euro in più, così come in alcune tangenziali – un pieno di un auto di medio-alta cilindrata vola così a oltre 70 euro. E, in alcune regioni li supera come in Campania e Molise dove sono in vigore differenziali decisi dagli Enti locali in seguito al taglio dei trasferimenti nazionali per la sanità: un incremento dell'accisa che ha portato i prezzi al consumo ad essere più alti di 0,030 euro rispetto a quelli consigliati dalle compagnie ai propri gestori nel resto d'Italia.

Con il risultato che un litro di verde può così arrivare a 1,469 euro, come già rilevato ieri in alcune stazioni di servizio partenopee dove si segnalava un prezzo 1,439. Il caso delle autostrade non è l'unico in cui sono previste maggiorazioni di prezzo: dai distributori notturni assistiti dal gestore agli impianti localizzati in zone dove i rifornimenti sono disagiati, da alcune province alle isole minori o ad alcune località montane, i differenziali viaggiano da un minimo di pochi millesimi fino a 1,5 centesimi di euro

Fonte: Mia economia

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