Il carciofo probiotico

L'Istituto di scienze delle produzioni alimentari (Ispa) del Cnr di Bari ha brevettato il carciofo probiotico, che rafforza le difese immunitarie.


 

Nei nostri laboratori

abbiamo sviluppato un processo

che consente di preparare

conserve di ortaggi contenenti

probiotici pronti per l'uso.

Paola Lavermicocca

L'Ispa-Cnr di Bari ha brevettato un procedimento che, lasciando inalterate le proprietà organolettiche del carciofo, lo rende probiotico.

Ne bastano due al giorno per introdurre circa un miliardo di cellule batteriche in grado di colonizzare l'intestino rendendolo resistente ai batteri patogeni e contrastando i principali disturbi gastro-intestinali.

“Per ottenerli abbiamo utilizzato due microrganismi selezionati che, oltre ad avere la caratteristica, una volta ingeriti, di aumentare le popolazioni lattiche intestinali apportando benefici alla salute, permettono di conservare il prodotto per circa tre mesi a temperatura ambiente, senza aggiungere grandi quantità di sale”, spiega Paola Lavermicocca.

Il processo sviluppato dall'Ispa-Cnr è brevettato ed applicabile anche alla cicoria, alla cipolla, ai lampagioni, ai funghi e alle olive.

(Da CNR – Comunicato del 4 gennaio 2004)

Il carciofo dal tenero cuore si vestì da guerriero,
ispida edificò una piccola cupola,
si mantenne all'asciutto sotto le sue squame,
vicino al lui i vegetali impazziti si arricciarono,
divennero viticci,
infiorescenze commoventi rizomi;
sotterranea dormì la carota dai baffi rossi,
la vigna inaridì i suoi rami dai quali sale il vino,
la verza si mise a provar gonne,
l'origano a profumare il mondo,
e il dolce carciofo lì nell'orto vestito da guerriero,
brunito come bomba a mano,
orgoglioso,
e un bel giorno,
a ranghi serrati,
in grandi canestri di vimini,
marciò verso il mercato a realizzare il suo sogno:
la milizia.
Nei filari mai fu così marziale come al mercato,
gli uomini in mezzo ai legumi coi bianchi spolverini erano i generali dei carciofi,
file compatte,
voci di comando e la detonazione di una cassetta che cade,
ma allora arriva Maria col suo paniere,
sceglie un carciofo,
non lo teme,
lo esamina,
l'osserva contro luce come se fosse un uovo,
lo compra,
lo confonde nella sua borsa con un paio di scarpe,
con un cavolo e una bottiglia di aceto finché,
entrando in cucina,
lo tuffa nella pentola.
Così finisce in pace la carriera del vegetale armato che si chiama carciofo,
poi squama per squama spogliamo la delizia e mangiamo la pacifica pasta
del suo cuore verde.

Pablo Neruda




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