Il cognome del marito

Lettere alla redazione Alla lettera risponde l'avvocato Wanda Lops, del foro di Roma, esperta di diritto e famiglia

 

Laura mi scrive di essere separata dal marito da più di tre anni e che attualmente sta cercando un accordo sulle condizioni del divorzio.

La lettrice mi scrive: “sono una commercialista che esercita la libera professione. Il mio matrimonio è durato quasi dieci anni e fino ad oggi ho sempre utilizzato il cognome di mio marito, anche in ambito lavorativo. Mi è stato riferito che dopo il divorzio dovrò utilizzare il mio cognome da nubile, ma ho paura che nessuno mi riconoscerebbe. Dopo il divorzio non potrò mai più utilizzare il cognome di mio marito?”.

COSA PREVEDE LA LEGGE

L'art. 5, 2° comma, della legge sul divorzio (L. n. 898/1970, come successivamente modificato dalla L. n. 74/1987) prevede, fra gli effetti personali dello scioglimento del vincolo, la perdita del cognome che la donna aveva aggiunto al proprio a seguito del matrimonio.

La donna divorziata, dunque, perde in effetti il diritto di utilizzare il cognome del marito.

Il terzo comma del medesimo articolo 5, tuttavia, prevede che il Tribunale, con la sentenza che pronuncia il divorzio, può autorizzare la moglie che ne faccia richiesta a conservare il cognome del marito “quando sussiste un interesse suo o dei figli meritevole di tutela”.

La continuazione dell'uso del cognome del marito da parte della donna può anche essere concordata fra le parti in sede di divorzio.

Con riguardo all'interesse meritevole di tutela alla conservazione del cognome del marito, si ritiene – e si riteneva già anteriormente alla legge del 1987 che ha modificato la norma in questione – che la donna che esercitati una sua attività commerciale, professionale o artistica usando il cognome del marito e che con tale cognome venga di conseguenza identificata nella sua vita di relazione, possa essere autorizzata a continuare ad usarlo anche dopo il divorzio (v. Cass. Sent. n. 3079 del 1976).

L'interesse meritevole di tutela, peraltro, può anche non essere strettamente patrimoniale, ma solo morale (v. M. Dogliotti, “Separazione e divorzio. Il dato normativo. I problemi interpretativi”, Utet, Torino, 1995).

L'uso del cognome del marito può anche essere autorizzato entro certo limiti: la donna, ad esempio, potrebbe essere autorizzata ad utilizzarlo solo nel proprio ambito professionale e lavorativo.

L'utilizzo che viene fatto dalla moglie del cognome, in ogni caso, non deve arrecare lesione all'onore o all'immagine dell'ex marito.

Il quarto comma dell'art. 5 sopra citato, infatti, prevede che l'autorizzazione a conservare il cognome del marito può essere modificata o revocata con successiva sentenza, su istanza delle parti, per motivi di particolare gravità.

Al coniuge che abbia subito un pregiudizio dall'illegittimo uso che del suo cognome faccia la ex moglie, peraltro, spetta la più ampia tutela fornita dall'art. 7 del codice civile, per il quale la persona che possa risentire pregiudizio dall'uso che altri indebitamente faccia del proprio nome può chiedere giudizialmente (azione di usurpazione) che venga ordinata la cessazione (c.d. inibitoria) del fatto lesivo, oltre al risarcimento del danno.

La giurisprudenza ha poi precisato che il pregiudizio che legittima il marito alla proposizione dell'azione di usurpazione ex art. 7 c.c., può essere anche solo potenziale e “va valutato in modo assai ampio, con riferimento non solo all'onore, al decoro, alla reputazione, ma anche ad ogni altro profilo morale od economico, e financo alla riservatezza e va accertato in base alle circostanze concrete ed al contesto sociale” ( Tribunale di Roma Sent. 25.5.1985); ed inoltre è stato precisato che “la spendita che donna divorziata faccia, in tutti i rapporti sociali, del cognome maritale è da considerarsi illecita qualora incida sul diritto alla riservatezza o alla reputazione dell'ex marito”. In questo caso, ha affermato il giudice, la cessazione dell'uso del cognome dell'ex marito è doverosa allorché non impedisce l'individuazione della donna e serve anche a rendere noto lo scioglimento del matrimonio (v. Corte d'Appello di Roma Sent. 18.9.1987).

IL CONSIGLIO ALLA LETTRICE

Nell'ambito dell'accordo relativo alle condizioni del divorzio Laura potrà concordare l'autorizzazione ad utilizzare il cognome del marito nei rapporti di lavoro e nei rapporti sociali in generale.

Nell'ipotesi in cui le trattative attualmente in corso, relative alle condizioni dello scioglimento del matrimonio, non dovessero portare ad un accordo, Laura potrà proporre una specifica domanda in tal senso al giudice del divorzio, deducendo e provando il suo interesse meritevole di tutela alla conservazione del cognome del marito.

Il successivo utilizzo del cognome, ovviamente, non dovrà essere effettuato in modo tale da ledere l'onore, il decoro o la riservatezza dell'ex coniuge, pena la revoca del provvedimento.

Alla lettera risponde l'avvocatoWanda Lops, del foro di Roma, esperta di diritto e famiglia

Fonte:www.divorzionline.it

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