IL GIALLO DEGLI SPAGHETTI AL PIOMBO

Dopo latte all'inchiostro e uova marce, sotto esame la pasta. Barilla: analisi sbagliate. I lotti “inquinati” spediti in Polonia, Francia, Austria e Germania. La parola agli organismi europei

Per la Barilla un errore di analisi. Per i tecnici di laboratorio polacchi un pacco di pasta contaminata al piombo. Venduta, mangiata e, per quel poco che è rimasto, ritirata dal mercato. Un caso che aleggia sui consumatori europei e che coinvolge il maggior produttore italiano di pasta.

Il fatto risale a un paio di settimane fa. Una segnalazione della Polonia alla Commissione europea datata 25 novembre ha messo sotto inchiesta un lotto di pasta, gli spaghetti numero 5, spediti non solo nel paese di Papa Wojtyla, ma anche in Francia, in Austria e in Germania, alcuni dei principali mercati su cui l´azienda di Parma ha puntato per la sua espansione internazionale.
Le analisi di routine compiute sui prodotti di importazione da parte delle autorità polacche hanno evidenziato una presenza di piombo al di là del limite consentito. Ed è scattata la segnalazione a Bruxelles. La soglia massima per il piombo è di 0,2 milligrammi per chilo, la quantità rilevata nel pacco in questione addirittura di 0,53 milligrammi.

«Un errore dei controllori polacchi, un problema che non esiste» dicono da Parma, dopo aver analizzato lo stesso lotto di pasta e aver aggiunto anche una lunga serie di dati a supporto della propria tesi. «Abbiamo fatto analizzare da esperti esterni anche altri campioni di pasta prodotti tra il primo gennaio e il primo dicembre: nessuno è risultato contaminato dal piombo», sostiene Giorgio Beltrami, responsabile qualità e sicurezza della Barilla.

Secondo il gruppo alimentare, ieri mattina la stessa Azienda sanitaria locale di Parma ha trasmesso i dati delle proprie analisi al ministero della Salute, concordando sulla non rilevanza della presenza di piombo.
«Dopo la notifica di Bruxelles, dal 28 novembre al 7 dicembre, abbiamo compiuto oltre 700 analisi in cui nel 90% dei casi il piombo è apparso al di sotto della soglia di rilevabilità dello strumento. Nel restante 10% i dati hanno evidenziato presenze pari a un decimo del valore massimo fissato dalla Comunità europea», ha spiegato Beltrami.

Il lotto incriminato risale al 14 aprile 2005 ed è stato destinato al mercato internazionale. Ricevuta la notizia, la Barilla ha provveduto a ritirare le confezioni non ancora vendute e ha rassicurato la propria rete di distribuzione, rafforzando i controlli.
La contaminazione potrebbe derivare o dall´acqua o dalla semola, ma dalla Barilla, dopo i rilievi effettuati, escludono entrambe le possibilità.
L´unica soluzione del giallo per gli esperti di Parma è che le analisi polacche siano semplicemente sbagliate, magari per una contaminazione del prodotto in fase di preparazione delle analisi o per fattori ambientali.
«Da noi il problema del piombo è stato superato qualche anno fa, mentre nelle città polacche la presenza di piombo è ancora rilevante», spiega Beltrami.
E forse la sostanza nociva arriva proprio da lì.

Ora spetterà alla Sicurezza alimentare europea, diretta dall´italiana Paola Teresa Coggi, dirimere la questione e rassicurare nel più breve tempo possibile i consumatori.
La Barilla e le autorità italiane hanno già effettuato le proprie analisi.
è lecito attendere una risposta da parte del ministero della Sanità polacco, dopo di che toccherà all´Unione europea tirare le conclusioni.

Fonte: La Repubblica.

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