Il paniere delle polemiche

è il capitolo bambini ad entrare di prepotenza nel nuovo paniere Istat per l'anno 2006. Nel novero dei beni di consumo presi in considerazione per verificare l'andamento dei prezzi esordiscono, infatti: latte in polvere, felpa e jeans da bambino e l'apparecchio per i denti.

Ma il restyling proposto dall'Istituto di statistica vede al debutto anche: ricotta, formaggio stagionato a pasta filata, formaggio stagionato di produzione locale, ananas, pigiama da donna e infine bed and breakfast. Escono invece: brie, provolone, caciocavallo, tessuto per donna, tessuto per uomo, body donna, noleggio videocassette e bigiotteria. Immediata la reazione da parte del mondo consumerista.

Ecco, in particolare, i commenti dei consumatori e dei coltivatori.
Secondo il Movimento Difesa del Cittadino “l'Istat non cessa di stupire con le scelte che annualmente fa per la composizione del paniere”. Tutto fa pensare che i prodotti da eliminare e quelli da inserire nel paniere – ha dichiarato Antonio Longo, presidente di MDC – vengano scelti in funzione della capacità di far apparire più o meno basso il tasso di inflazione. Dito puntato verso l'inserimento del latte in polvere per neonati: “Non si comprende perché – continua la nota – soltanto adesso viene inserito, dal momento che il latte per neonati oggi costa mediamente il 30-40% meno di un anno fa”. Così pure il peso dell'energia che – secondo Longo – viene aumentato di un solo decimo di punto, quando carburanti, elettricità e gas subiscono ormai da 12 mesi aumenti molto più consistenti. Negativo anche il giudizio sulle modifiche introdotte sui punti di rilevazione. è entrata infatti la città di Vercelli, ma sono uscite Avellino e Teramo.

Anche Intesacomsumatori boccia il paniere dei beni su cui l'Istat calcola l'inflazione. “Non capiamo a cosa serva aggiungere o togliere una manciata di voci – affermano Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori – quando i problemi veri del paniere riguardano le modalità delle rilevazioni dei prezzi e i pesi assegnati a ciascuna voce”. Ha poco senso – si legge in una nota – far uscire beni ancora largamente acquistati dagli italiani, come provolone, caciocavallo, per sostituirli con voci che non riguardano certo la generalità dei consumatori come la pasta filata, il formaggio stagionato di produzione locale e il latte in polvere per neonati, che è uno dei pochi prodotti che ha visto calare il prezzo proprio grazie alle denunce degli scorsi mesi. Al di là di queste osservazioni – proseguono le associazioni – la questione fondamentale è quella di modificare ed aggiornare in termini più attinenti alla realtà i pesi adoperati nel paniere, migliorare in qualità e quantità l'accuratezza delle rilevazioni territoriali dei prezzi dei beni di largo consumo, e creare panieri diversificati in grado di rappresentare meglio la situazione reale delle diverse categorie di consumatori.

Per Adiconsum, invece: “il maquillage fatto dall'Istat va certamente nella direzione giusta di una maggiore spesa della famiglia per i prodotti energetici e per i servizi. Questo dato è un'ulteriore conferma che la liberalizzazione dei servizi ha prodotto più business alle imprese che vantaggi alle famiglie”. Nota dolente invece lo scarso peso riconosciuto all'Rc auto (pari al 10% del valore reale), agli affitti (pari al 25% del reale) e tutti quegli aumenti non rilevati dovuti alle imposte come ticket sanitari, imposte di bollo, tasse aeroportuali o tassa sulla revisione dei veicoli.

Reazioni anche da parte degli agricoltori. Coldiretti in una nota ha affermato che “l'inserimento della ricotta nel paniere dei prodotti Istat rappresenta un riconoscimento della crescita record nei consumi familiari nel 2005 del 6,1% per un prodotto che tre italiani su quattro hanno messo nel piatto almeno una volta e che rappresenta il formaggio più presente sulle tavole nazionali con un indice di penetrazione del 76% secondo i dati Ismea – Ac Nielsen.

Fonte: Mia Economia

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