Il pernottamento in casa paterna secondo il tribunale dei minori di Roma

In Italia, in materia di compiti di cura dei figli di genitori separati, accadono fatti assai strani. In relazione al pernottamento con i bambini, per esempio, luoghi comuni e contraddizioni ''allucinate'' la fanno da padrone contro ogni logica e buon senso.

Preparare la cena, guardare insieme i cartoni in TV, mettere a letto i bimbi e conciliare il loro sonno con un bell'abbraccio e un tiepido biberon di latte con biscotti in polvere, svegliarsi la notte per le loro ''emergenze'' o per l'acqua, cambiare un pannolino….sono tutti compiti di cura importantissimi – per mezzo dei quali ogni genitore consolida il proprio rapporto con i figli piccolini – che per certa parte della magistratura e dei servizi sociali si possono svolgere, dal lato paterno, solo a partire da una certa eta' del bambino.

E qui, su questo stereotipo imbecille e pericoloso (come quasi tutti gli stereotipi di genere e i luoghi comuni), assistiamo impotenti all'imposizione di una prassi, tanto in voga presso tribunali e servizi sociali, che raggiunge livelli inimmaginabili. Woody Allen ci potrebbe fare un film dei suoi e tanti bei soldi, se solo qualcuno riuscisse ad avere 5 minuti della sua attenzione sul tema. ''…Il bambino e' in tenera eta', per cui si consiglia di prevedere, con gradualita', il pernottamento presso la casa paterna a partire dai tre anni….“, questo e', piu' o meno, lo stereotipo che domina incontrastato negli ambienti giudiziari di oggi, da Udine a Trapani. Rare le eccezioni.

Siamo certi che sappiate bene di cio' di cui parliamo, ma per corroborare la discussione e la riflessione, vi proponiamo una recentissima ''perla'' giudiziaria proveniente dal tribunale dei minori di Roma, che ha disposto il solito falso affidamento condiviso con, in piu', un eccellente contributo accademico utile per fare finalmente chiarezza sull'annoso tema del pernottamento. Riportiamo testualmente dal dispositivo & apos;'….i due genitori, sebbene tuttora molto conflittuali, hanno manifestato un concreto interesse alla partecipazione attiva alle scelte e al programma educativo e di cura del minore sicche', una volta stabilito con il presente provvedimento un dettagliato regime di visita per il padre….e' auspicabile che gli sforzi dialettici delle parti vengano convogliati verso un reciproco contributo alle scelte relative alla crescita e al migliore benessere evolutivo del figlio comune……il minore e' collocato presso la madre…..quanto alla frequentazione paterna, ritiene essa vada intensificata dopo il compimento da parte del minore dei tre anni e sei mesi, al fine di consentire la maturazione e il consolidamento del legame del padre con il figlio e un progresso nelle capacita' paterne di accudimento del bambino…..dopo la data indicata, la frequentazione potra' essere ampliata consentendo il pernottamento del figlio presso il padre, che garantisce una bigenitorialita& apos; effettiva….''. In sintesi, i giudici minorili Angela Rivellese (Presidente), Cristina Capranica (giudice relatore) e i giudici Daniele Brandani e Carla Sorace hanno decretato che, nel caso in questione:

1. il padre non puo' pernottare con il figlio fino a 3 anni e 6 mesi (sembrano gli anni di detenzione comminati da un tribunale penale….),

2. la frequentazione con il padre puo' essere ampliata solo dopo il compimento di quella eta',

3. questo doppio limite vale anche se il genitore discriminato ha mostrato un concreto interesse a seguire la crescita del figlio,

4. tale dispositivo garantirebbe, secondo gli esimi giudici, una bigenitorialita' effettiva.

Questo e' cio' che emerge, a prima vista, dal decreto. Ma andiamo alle questioni di logica elementare che tale dispositivo riesce a scatenare. In primis, se un padre, attento alla crescita della prole, non dovrebbe di fatto seguirla fino al compimento di 3 anni e 6 mesi, cio' vuol dire che nelle famiglie italiane, nelle coppie unite, vivono migliaia di genitori che si occupano ''abusivamente'' dei propri bambini. Mi riferisco ai migliaia di papa' che seguono la gravidanza, assistono al parto, fanno regolari turni di notte per l'allattamento dopo lo svezzamento, cambiano i pannolini, fanno il bagnetto etc. Evidentemente, per il sacro collegio del tribunale minorile dell'Urbe, lo fanno di nascosto, sottotraccia, attenti a non farsi scoprire, che' senno' qualcuno potrebbe segnalare la cosa ai servizi sociali e allo stesso tribunale. In secundis, per i giudici romani, prima del compimento di quella eta', un papa' non puo' raggiungere, per sua stessa natura, un grado di confidenza ed intimita' che permetta il consolidamento di una relazione autentica con il figlio.

Infine, tutto cio' garantirebbe una ''effettiva bigenitorialita' ''.

Stoppiamo qui le considerazioni, e proviamo a condividere con voi il diritto di critica che la nostra amata Costituzione prevede: fate voi – i nostri lettori – i commenti, e noi svolgeremo il compito di inviarli, insieme ad una dettagliata missiva, al Presidente del tribunale minorile di Roma, con tanto di firma. Necessario nome e cognome piu' indirizzo mail. Vietati gli insulti, gradita l'ironia e, sopratutto, la costruttivita'.

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Fonte: www.adiantum.it

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