IL TIASO

Alcune Riflessioni del Movimento Uomini Casalinghi

Da cinque anni ormai Maura ed io ci dedichiamo allo studio delle società matrilineari e alla riflessione sull'identità di genere, toccando un po' tutte le tematiche del rapporto tra donne, giovani e ragazzi casalinghi. Abbiamo già pubblicato una quarantina di fascicoli, dei quali oltre dieci, intitolati “maschi alla ricerca di se“, trattano l'attuale problema dell'identità maschile. Cosi ora mi è sorto il desiderio di dedicarmi alle biografie, anche in seguito al continuo dialogo su questi argomenti. Ho quindi cercato di razionalizzare il desiderio spontaneo di conoscere la vita dei miei antenati del ramo materno e forse continueremo in futuro scrivendo anche le biografìe di quelli del ramo paterno “paterno” è però una parola che non mi piace usare, perché ” pater familias” significava “il genitore che ha diritto di vita e di morte sugli altri mèmbri della famiglia, moglie e figli compresi”).

Nasce cosi la collana “verso il tiaso” per salvare dall'oblio, in modo che tutti vi possano riflettere e attingere idee e spunti, quelle esperienze di vita conviviale al femminile che si sono realizzate nel passato e che fanno parte della storia della mia famiglia, ma che ciascuno forse potrebbe ritrovare anche nelle proprie memorie.

Tiaso era una specie di collegio fondato da Saffo per educare le fanciulle nobili nella Ionia sul finire del VII sec. a.C. Allievo e maestre vivevano insieme, così la scuola non nutriva solo il piano intellettuale e astratto come avviene oggi, ma costituiva una vera formazione umana completa perché comprendeva ogni aspetto della personalità, da quello emotivo-affettivo e relazionale, a quello etico e religioso, a quello concreto della realtà quotidiana e della cura.

Poiché auspichiamo che la società torni a fondarsi su gruppi di persone affini e consapevoli che vivano insieme per scelta, mettendo al primo posto le relazioni e la cura verso se stesse, gli altri e l'ambiente, andiamo alla scoperta di quei momenti che nella storia di famiglia sono andati in tale dirczione.

Il tiaso di Saffo era formato esclusivamente da donne. I tiasi cui tendiamo sarebbero invece misti, ma fondati sulla centralità femminile, perché è questo il genere che porta nel mondo dei saperi basati non solo sul pensiero razionale e logico-scientifico ma anche su quello intuitivo ed emotivo, cioè non astratto e staccato dalla vita concreta, ma riscaldato dalla solidarietà, dalla partecipazione, e condivisione. I maschi che faranno parte di questi tiasi saranno quelli che sapranno rinunciare sia, ovviamente, alle caratteristiche patriarcali (dominio, guerra, antagonismo, sopraffazione…) ma sia anche all'invadenza e al protagonismo e alla esclusiva prevalenza della logica, per mettersi in discussione e imparare dalle donne a relazionarsi, ad aver. cura, a coltivare la propria interiorità, insomma per far crescere in loro quelle qualità di empatia verso il prossimo, di accoglienza, di gentilezza, di amore e di condivisione che nella storia sono state considerate squisitamente femminili ma che dovrebbero essere di tutti e tutte se si vuoi vivere in un mondo sereno e gioioso.

Dunque scrivendo le storie di questi antenati ho capito via via che cosà aveva dato origine al mio desiderio. Fin da bambino avevo sentito raccontare un'infinità di episodi e aneddoti, soprattutto da mia madre e da mia zia Elena, e quindi avevo l'esigenza di mettere ordine in questo vasto e caotico materiale che si era depositato nella mia memoria. E poi urgeva capire meglio chi erano mia nonna, mia zia, mia madre e tante altre parenti, perché sono loro le mie radici. Questo lavoro è dunque un omaggio a tutto il mio parentado del ramò materno.

Sono state queste donne della mia famiglia che mi hanno trasmesso alcune delle tendenze psichiche che ritrovo in me e delle particolarità che sono venuto scoprendo man mano.

Finora avevo un quadro idealizzato di tutto il parentado, così come mi era stato presentato. Questa ricerca è servita a dare un' interpretazione più obiettiva e critica, che offro a mia volta a familiari, nipoti, amici.

Inoltre quest'opera serve a far rivivere le figure del passato cui devo la mia presenza nel mondo. Raccontandole per iscritto esse vengono evocate, ricevono dignità culturale e spessore esistenziale, come se vivessero dentro di me e ne attivassi la presenza interiore restituendo loro la vita. Inoltre è anche importante trarre degli insegnamenti dalle loro biografie.

Invece, quando queste vicende mi venivano raccontate, sembravano far parte per un verso di una fiaba e per un altro di un mondo ormai superato, da lasciarsi alle spalle perché oggi tutto sarebbe cambiato in meglio.

Un altro motivo per cui sono contento di aver dedicato del tempo a questa ricerca (che non è definitiva ma in continuo farsi perché è prodotta dal mio dialogo con Maura, che ha messo a mia disposizione la sua capacità di scrivere), è che produce una specie di ricostruzione della mia identità. E' proprio vero che nella scrittura ci si rinnova e ci si ricostruisce, in un vero e proprio processo di morte e rinascita. .

Mentre nelle antiche società matrilineari si viveva un passaggio simile nelle iniziazioni misteriche, in cui la sacerdotessa compiva la trasformazione simbolica eseguendo determinati riti, oggi il transito attraverso la morte e la rinascita si ottiene (almeno per me è cosi) per mezzo della scrittura.

Tra i popoli antichi si usava tramandare, dapprima oralmente e da un certo momento in poi per iscritto, dei racconti sugli antenati del clan familiare, dei miti e delle tradizioni religiose che facevano parte del patrimonio collettivo di conoscenze. Ho letto che anche nelle società delle Amazzoni, esistite nel II millennio a.C., alcune si isolavano per un certo tempo al fine di conservare mettendoli per iscritto i loro saperi tradizionali, sostenute da tutte le altre.

Oggi invece, nella società patriarcale e industriale chi scrive o riesce a entrare nei meccanismi del business editoriale e diventa famoso e ricco, oppure rimane sconosciuto e non apprezzato anche se la sua opera magari è valida e potrebbe rivestire un grande valore educativo per tutta la popolazione. Infatti scrivere i ricordi familiari o gli episodi di vita quotidiana è considerata un'attività minore, di poca importanza, quindi simbolicamente femminile, e non da ne prestigio ne ricchezza. Il maschio che vi si dedichi (a meno che, come dicevo prima, non riesca a sfondare con un best seller), è ritenuto addirittura poco virile.

Io invece suggerisco a tutte e tutti, ma in particolare ai maschi, di fermarsi a fare il punto della propria vita, soprattutto quando è stata ricca e travagliata come lo sono tante in questi anni, magari facendosi aiutare nella stesura da una scrittrice dalla coscienza femminista. .

Invece di solito, quando c'è una crisi, si tende a cercare nuove cose da fare, nuove amicizie da allacciare, nella speranza che l'attività o lo svago possano risolverla. Ma, come diceva Carla Lonzi, il problèma è la presa di coscienza di sé e l'azione ne scaturisce quasi automaticamente.

Per questo do l'indicazione di fermarsi e fare queste ricerche sulle proprie radici soprattutto matrilineari, per rendersi conto di come il patriarcato ha schiacciato le società della tenerezza e del piacere centrate sul femminile. Però attraverso mille rivoli sotterranei alcuni tratti riafnorano ogni tanto. Bisogna individuarli e portarli a coscienza, in modo da investire maggiormente su di essi, anzitutto ripescandoli nella memoria e mettendoli a disposizione anche di altre persone.

Perché do queste indicazioni?

Prima di tutto perché le generazioni precedenti, spesso ossessionate dal problema della sopravvivenza, investivano le loro energie per migliorare le condizioni di vita dei figli e consideravano la scrittura e qualsiasi arte come un lusso superfluo.

Noi che, grazie ai loro sforzi, abbiamo avuto la possibilità di formarci degli strumenti culturali e di vivere a un livello economico accettabile, che ci consente anche di soddisfare bisogni “secondari” quali quelli culturali, siamo in grado di gettar luce sul passato e sull'impostazione della vita di chi ci ha preceduto. Emerge così secondo me che la loro ossessione di migliorare le condizioni economiche dei figli o addirittura di non far loro mancare nulla è stata un grande abbaglio. Infatti, come vedremo nel corso del racconto, il senso di felicità e di sicurezza non viene dalle ricchezze ma dalla vita conviviale al femminile che in alcuni momenti si è realizzata. Purtroppo non si è investito in questa dirczione, ma in quella opposta della corsa al denaro e all'individualismo familiare, secondo la logica patriarcale che incita continuamente verso obiettivi ingannevoli.

Antonio  Peppina e Elena  Maura

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