In Finanziaria bonus di 535 euro a favore dei pensionati più poveri

La misura rivolta ai soggetti in condizioni disagiate. Per i “nonni”, i requisiti sono: età superiore ai 70 anni e reddito non superiore a 6713 euro Una piacevole sorpresa per gli anziani giunge con la Finanziaria, proprio nell'imminenza della Festa del Nonno. Arrivano 535 euro in più nel 2006 per i soggetti che vivono in condizioni disagiate. E' quanto prevede la bozza della legge di bilancio per il prossimo anno, precisando che si tratta di “una somma aggiuntiva che non costituisce reddito né ai fini fiscali né ai fini della corresponsione di prestazioni previdenziali e assistenziali”.


La misura ovviamente avvantaggerà molti “nonni” italiani, visto che sono proprio gli anziani la categoria più marcata dal disagio sociale ed economico nel nostro Paese. La misura stabilisce però rigidi paletti per beneficiare dell'importo una-tantum. Di fatto potranno beneficiarne solo i pensionati che hanno ottenuto l'incremento della pensione a 516 euro nel nel 2002: si tratta di persone con età pari o superiore a 70 anni e redditi complessivi inferiori a 6.713 euro l'anno.
E' una delle anticipazioni di una Finanziaria che Berlsuconi annuncia foriera di sacrifici, ma non proprio lacrime e sangue. La manovra, ha detto per la precisione il premier, “comporta sacrifici, ma non penso che si possa parlare di tagli. Piuttosto di spese che non aumenteranno: ci sarà un altolà a molte spese in molte direzioni& quot;. Intanto la riforma della legge elettorale approda a Montecitorio tra le polemiche. Il premier annuncia trionfante che “c'è accordo politico nella Casa della Libertà” e che quindi non resta che andare al voto, ma non è del tutto vero. In realtà c'è la sorda opposizione del segretario dell'Udc, seccato per il mancato coinvolgimento dell'opposizione nella discussione sulla legge. Ma stavolta i centristi non sono compattamente dietro il segretario: si è creata infatti una frattura tra lui e il presidente della Camera Pierferdinando Casini, figura sempre autorevole all'interno dell'Udc, che viceversa vuole proseguire in tempi rapidi nell'approvazione della riforma, fosse pure a colpi di maggioranza.
E per il momento la discussione sta andando avanti proprio così, a colpi di maggioranza. L'opposizione non scende dalle barricate, e non recede dall'ostruzionismo praticato finora. Nonostante l'invito di Berlusconi a “retrocedere dai pregiudizi”. In fondo, sottolinea il premier, la riforma “è quella che loro volevano: una proporzionale normale con premio di governabilità”.
In concreto, l'impianto della legge è più o meno quello iniziale: elezione col criterio proporzionale, premio di maggioranza per la coalizione vincente, indicazione del premier e sbarramento per i partiti minori. All'inizio era quest'ultimo punto a infastidire i centristi: fissato al 4%, l'Udc lo considerava troppo alto. In seguito la norma è stata cambiata: rimane lo sbarramento al 4%, ma solo per i partiti che non fanno parte di alcune coalizione; per quelli che invece ne fanno parte, la soglia scende al 2%. Lega e Udc (sempre che quest'ultima non decida di correre da sola) dovrebbero essere quindi al riparo dal rischio di sparizione.
Se i centristi (non tutti, come abbiamo visto) mugugnano, l'Unione protesta. E rispedisce al premier l'invito al dialogo. “Con il cambiamento della legge elettorale viene violentata la lettera della democrazia”, dice Romano Prodi. E Massimo D' Alema avverte: “Occorre reagire in tutte le forme possibili a questo colpo di mano con estrema fermezza, perchè la legge elettorale non è una questione che riguarda i partiti, perché qui si sta producendo un gravissimo danno al paese”. Ma l'affondo più duro, D'Alema lo riserva a Pier Ferdinando Casini definito “il regista della rottura del bipolarismo”. Parole che scatenano la reazione del leader dell'Udc, Marco Follini: “Nei confronti di Casini è incorso un'aggressione straordinariamente ingiusta e tutta politica”.

Fonte: Tuoquotidiano

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