IN PRINCIPIO ERA IL MESTRUO

Da recenti ricerche archeologiche e nuove interpretazioni sui ritrovamenti, condotte soprattutto da studiose, risulta con grande evidenza che prima dell'avvento del patriarcato per moltissimi millenni erano diffuse in tutto il mondo delle civiltà in cui erano le donne a trovarsi al centro della società e della cultura, grazie al loro sangue mestruale, generatore e rigeneratore di vita.

Anzi, proprio dal mestruo, sangue naturale non dovuto a malattia o a ferita, caratteristica esclusivamente femminile, la civiltà prese avvio. La coscienza dello scorrere del tempo affiorò proprio perché di mese in mese le mestruazioni ricomparivano, accompagnate dalle fasi lunari, collegamento che fu chiaramente stabilito fin dalle epoche più remote: sono stati ritrovati i più antichi calendari, oggetti in particolare a forma di bastone con 13 tacche che rappresentavano i mesi lunari di 28 giorni. Ci si era accorte anche del legame che ha la luna con le gravidanze e i partì, con la semina e la crescita delle piante, con la vita animale e con le maree.Queste affermazioni sono confermate anche da raffronti linguistici: MENS (latino) e MEN, MENOS (greco) significano: luna. mese, misura, da cui derivano MENTE, MIND (inglese)=ragione, METIS (dea greca dell'intelligenza) e MAAT (dea egiziana della saggezza). Da METRA (greco)=utero viene il nostro METRO (unità di misura in origine temporale, appunto il mese lunare corrispondente al ciclo mestruale), nonché le parole, simili in moltissime lingue, che significano MADRE.Il senso del sacro ebbe origine proprio dal corpo della donna, capace di creare vita e di essere in collegamento con l'energia cosmica: la stessa sillaba ME- o MA- ha dato luogo a MANA (parola polinesiana indicante la forza elementare non corporea immanente nell'universo, che corrisponde al CHI o KI degli Orientali), ai MANI (per i Romani: spiriti dei defunti); a MANITO (il Grande Spirito dei Pellirosse).

& nbsp; Le donne, che un tempo mestruavano durante il novilunio o luna nera, erano in contatto con questa energia specialmente in quella fase del ciclo, durante la quale la loro sensibilità si acuiva rendendole capaci di profezia. Ancora nella Grecia classica la Pizia, sacerdotessa dell'oracolo di Delfi, dava i responsi durante i giorni del flusso mestruale.Per indicare questa società il termine “matriarcale” non è esatto, in quanto non si trattava di una dominazione delle donne sugli uomini, come accadde poi all'inverso con il patriarcato; erano società matrilineari (la discendenza era di madre in figlia) e matrilocali (le donne rimanevano negli stessi luoghi ed erano i maschi ad andare a vivere con loro), nelle quali l'elemento femminile riscuoteva naturalmente autorità e considerazione senza bisogno di predominio coercitivo, proprio perché la visione della vita, i culti e i simboli erano femminili. Erano le donne a svolgere la parte più importante nell& apos;approvvigionamento del cibo per la loro conoscenza delle piante, nell'organizzazione ordinata della società e della vita quotidiana, nonché nella spiritualità e nel culto. Si sviluppò il modello ciclico di vita-morte-rinascita, che troviamo diffuso dappertutto già nella remotissima Era Paleolitica, quando le caverne, sacre perché ritenute uteri della Terra, venivano intonacate con ocra rossa e i morti vi venivano sepolti dipinti di rosso e in posizione fetale per propiziarne la rinascita.Più tardi l'energia di vita che pervade il cosmo fu simboleggiata da alcuni animali, tra i quali un posto eminente spettava alla cinghialessa, sentita come il vaso-utero da cui era nato il mondo (HYS:greco=maiale; HYSTERON: greco-utero). Il suo dorso curvo era visto come la volta del cielo e la sua pancia come la “coppa inferiore” che gli astri percorrevano quando non erano visibili dalla Terra, che si trovava nel mezzo. La cinghialessa li ingoiava con la bocca e li partoriva da dietro, in un moto ciclico continuo. La coppa inferiore era sentita anche come Luna Nera, corrispondente al flusso mestruale.

Anche gli esseri viventi quando morivano, si pensava che percorressero la coppa inferiore o mondo invisibile per rinascere, così come ritornavano ogni mese le mestruazioni e le fasi lunari.Nella fase più evoluta di queste civiltà gli animali simbolici da cui il mondo aveva avuto vita (cinghiale o serpente o uccello che aveva deposto l'uovo originario) si personalizzarono in una Dea , che venne spesso rappresentata seduta, con le gambe aperte e piegate e con in mostra la vulva da cui scorreva il sangue mestruale considerato sacro.Ancora oggi qualche traccia dell'autorità che il sangue rivestiva è sopravvissuta: il rosso è il colore del manto regale e la guida rossa si srotola per personaggi o cerimonie cui si vuol conferire solennità. è ormai chiaro che in quelle antiche società la creazione di nuove vite, la cura e l& apos;accudimento delle bambine/i e la sessualità erano centrali e il sangue sacro era celebrato con riti religiosi che anche durante la successiva epoca patriarcale continuarono ad esistere per parecchio tempo, per esempio i Misteri Eleusini della Grecia antica (notare che MHYSTERIOS=mistero, contiene HYSTERON=utero). Bambine e bambini erano allevate comunitariamente nel clan materno ed era impensabile che un maschio avesse su di loro potere di vita e di morte, come si verificò poi nelle società patriarcali (dal latino PATER FAMILIAS =colui che aveva potere di vita e di morte su tutti gli altri componenti della famiglia , derivano PADRE, PADRONE, PADRETERNO).

Le celebrazioni dei momenti salienti della vita femminile avevano grande importanza: il menarca o prima mestruazione, la gravidanza, il parto, la menopausa o cessazione delle mestruazioni (ma sarebbe meglio cambiare questo termine che implica una privazione: c& apos;è chi propone “nuova vita”, perché la donna con l'anzianità entrava in una nuova fase della vita in cui era considerata sapiente, in quanto la sua energia creativa passava dal piano fisico a quello spirituale).Si credeva anche che durante il flusso la sua sessualità divenisse più accentuata e il piacere erotico più intenso.Tutto ciò non era dato al maschio, che doveva considerare un privilegio l'essere scelto come compagno da una donna.Con l'avvento del patriarcato molti dei simboli sacri vennero stravolti e demonizzati: la cinghialessa, sentita prima come dotata di carica vitale, di forza indomabile e selvaggia, di sessualità indipendente, è diventata un misero maiale domestico, animale sporco e impuro, della cui carne è vietato cibarsi (nell'ebraismo e nell'Islam); “troia” è diventato il peggiore insulto da indirizzare ad una donna e non a caso indica una sessualità autonoma e ribelle al modello patriarcale della femmina sottomessa al piacere maschile; la parola “porco” accostata ai nomi sacri è diventata un'orribile bestemmia.Anche ad altri animali, un tempo simboli sacri, è toccata la stessa sorte: il serpente, per esempio, è diventato la personificazione stessa del demonio, al quale sono stati assegnati alcuni attributi della Dea: le corna, che in origine erano la falce di luna o le corna lunate del toro, rappresentazione del compagno della Dea; mentre la donna mestruata, capace di dare oracoli, è diventata una malefica strega, da eliminare anche fisicamente nei secoli più tragici della storia.Ancora nei tempi moderni, fino a pochi anni fa ( lo ricordo molto bene) le mestruazioni erano vissute dalle donne come una vergogna, qualcosa da nascondere, da non nominare se non con delle perifrasi, qualcosa di sporco (perché non accettato socialmente) o comunque come una seccatura di cui si farebbe volentieri a meno.

In questa negazione dell' essenza stessa del femminile probabilmente trovano origine molti disturbi ginecologici assai diffusi, come la sindrome premestruale.In sostanza, dei tre aspetti che la Dea triforme (Kore, Demetra e Persefone) impersonava e che rappresentavano le tre fasi del ciclo mestruale (fase preovulatoria, postovulatoria e flusso), si accettano solo i primi due (la fanciulla e la madre, simboleggiate dai colori bianco e rosso – come non pensare alla Madonna, Vergine e Madre?) e si vorrebbe respingere, passare sotto silenzio e demonizzare la terza, la vecchia (o strega o sciamana) con il suo colore nero, che rappresenta il flusso del sangue, la luna nera, il mondo invisibile.Perciò oggi occorre invece che le donne celebrino la festa delle mestruazioni, per riconoscere la centralità non solo dell'atto della procreazione, ma anche di tutto il sapere delle donne riguardante la sessualità, la fertilità, la cura dei corpi, che era prerogativa dei clan femminili, sapere che è andato perduto o distorto con l'avvento del patriarcato, che ha imposto il modello della famiglia, in cui il proprietà del padre o a oggetto di piacere per il maschio.

Maura da Bianca

Chi desidera contattare l'autrice può scrivere all'e-mail:maurazamola@tele2.it

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visite a luoghi d'energia in Umbria e Lazio.

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