Inflazione, cambia paniere Istat: entrano tatuaggi e bevande vegetali

Le nuovi abitudini di spesa cambiano il paniere Istat. Nuove mode, nuovi servizi, nuove abitudini alimentari: come ogni anno l’Istat rivede l’elenco dei prodotti che compongono il paniere di riferimento per la rilevazione dei prezzi al consumo e per la misura dell’inflazione. Quest’anno entrano, fra gli altri, i tatuaggi e le bevande vegetali, la lampadina Led e i servizi integrati di telecomunicazione, l’alloggio universitario e i panni cattura polvere. Fuori la spesa per cuccette e vagoni letto. Dubbi delle Associazioni dei consumatori.

“L’aggiornamento tiene conto delle novità emerse nelle abitudini di spesa delle famiglie e arricchisce, in alcuni casi, la gamma dei prodotti che rappresentano consumi consolidati”, spiega l’Istat. Nel dettaglio, quest’anno entrano nel paniere le Bevande vegetali, il Pantalone corto uomo, i Leggings bambina, la Lampadina LED, i Panni cattura polvere, i Servizi integrati di telecomunicazione (TV, Internet e voce), l’Alloggio universitario, il Tatuaggio. La rilevazione dei prezzi delle Automobili usate va a integrare quella dei prezzi delle Automobili nuove mentre il Trapano elettrico arricchisce la gamma di prodotti nel segmento di consumo Utensili e attrezzature a motore per la casa e il giardino. Esce dal paniere il prodotto Cuccette e vagoni letto – evidentemente “fatti fuori” dall’affermazione dell’Alta Velocità.

Nel 2016 il paniere utilizzato per il calcolo degli indici dei prezzi al consumo per l’intera collettività nazionale (NIC) e per le famiglie di operai e impiegati (FOI) si compone di 1.476 prodotti elementari (1.441 nel 2015), raggruppati in 901 prodotti, a loro volta raccolti in 400 aggregati. Sono 80, come l’anno scorso, i comuni capoluogo di provincia che contribuiscono alla stima dell’inflazione con riferimento al paniere completo; in termini di popolazione provinciale la copertura dell’indagine è pari all’83,5%. Ci sono poi altri 16 comuni che contribuiscono alla stima dell’inflazione per un sottoinsieme di prodotti quali tariffe locali, alcuni servizi e carburanti.

Nel complesso, spiega ancora l’Istat, le quotazioni di prezzo rilevate ogni mese sono circa 607mila, di cui più di 495.500 raccolte sul territorio, quasi 111.500 rilevate centralmente dall’Istat tramite web o acquisendo informazioni da diversi soggetti (Agenzia delle dogane e dei monopoli, Aiscat, Farmadati, Associazione Italiana degli Editori, Quattroruote…) o, ancora, dalla base dati dei prezzi dei carburanti del Ministero dello Sviluppo economico (circa 3.600 quotazioni). Quest’anno l’aggiornamento porta a un lieve aumento del peso dei beni nel paniere e una leggera diminuzione di quello dei servizi, soprattutto per l’aumento del peso dei Beni durevoli e degli Alimentari non lavorati e per la diminuzione del peso dei Servizi relativi ai trasporti. Per le divisioni di spesa, uno degli aumenti maggiori riguarda i Servizi ricettivi e di ristorazione, mentre i cali più rilevanti interessano la divisione Trasporti seguita da Mobili, articoli e servizi per la casa.

Tutto bene, dunque? Federconsumatori e Adusbef hanno qualche dubbio sulle nuove voci – “piccoli adeguamenti che non cambiano la sostanza” – e soprattutto sui parametri che non sarebbero perfettamente adeguati a fotografare l’andamento dei pezzi. “Per una maggiore attinenza alla realtà è fondamentale affrontare seriamente un riequilibrio dei pesi dei beni del paniere: rendendo più realistici i pesi assegnati ad alcune voci, come ad esempio quella importantissima relativa all’rc auto – affermano le due associazioni – Inoltre riteniamo sbagliata l’immissione avvenuta negli anni scorsi di prodotti tecnologici molto costosi, dalla diffusione ancora piuttosto limitata, la cui inevitabile caduta di prezzo condiziona al ribasso il tasso di inflazione in termini generali. Questi beni dovrebbero inseriti nel paniere solo dopo aver raggiunto una soglia minima di diffusione, pari ad almeno il 20% della popolazione”.

Perplessità arrivano anche dal Codacons, per il quale è “incomprensibile” l’aumento dell’incidenza dei servizi ricettivi e di ristorazione e il calo di quella dei trasporti. “Va bene inserire nel paniere i tatuaggi, le lampadine al led e i servizi integrati di telecomunicazione, perché negli ultimi anni tali prodotti sono entrati prepotentemente nella vita degli italiani – spiega il presidente dell’associazione Carlo Rienzi – Il vero problema dell’inflazione, tuttavia, è rappresentato dai pesi che l’Istat attribuisce alle singole voci. E’ incomprensibile la scelta di aumentare in modo più consistente il peso dei “Servizi ricettivi e di ristorazione”, dopo che negli ultimi anni le famiglie hanno tagliato fortemente proprio viaggi e cene al ristorante, e far diminuire poi i “Trasporti”, voce che al contrario incide pesantemente sulle uscite mensili dei cittadini. La variazione dei pesi è ancora più importante e delicata dei beni che entrano ed escono dal paniere, perché proprio su tali pesi si basa il calcolo dell’inflazione e, quindi, le scelte economiche che interessano milioni di cittadini”.

Non da meno la valutazione dell’Unione Nazionale Consumatori. “Apprezziamo l’inserimento nel paniere di alcuni prodotti di largo consumo, come la T-shirt uomo, il trapano elettrico, le lampadine led e anche l’introduzione di alcune sottoclassi, come il distinguo tra auto nuove e usate o la differenziazione, per il latte, tra intero e scremato, dubbi invece su alcuni pesi del paniere – ha dichiarato Massimiliano Dona, segretario dell’Unione Nazionale Consumatori – Ci domandiamo, ad esempio, perché salga il peso della voce “Abbigliamento e calzature” o dei “Servizi ricettivi e di ristorazione“. Non ci pare che in questo periodo si registri un boom nelle vendite di calzature o la gente vada così spesso a mangiare al ristorante. Per non parlare di alcune singole voci, come il calo del peso della fornitura acqua o della raccolta rifiuti”.

Condividi questo articolo