Intervista a Bruno Mazzara

Bruno Mazzara: professore di psicologia cognitiva e sociale, comunicazione interculturale e interpersonale, costruzione della conoscenza nelle relazioni di rete, psicologia degli atteggiamenti delle opinioni, psicologia dei consumi e della pubblicità. Presidente del Corso di laurea specialistica (magistrale) in Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo Curriculum in Industrie culturali e comunicazione digitale. Presso l'Università “la Sapienza” di Roma

Nasce l'associazione italiana uomini casalinghi. Tra gli obiettivi, al primo posto si legge: superare insieme la “sindrome da massaia”. Svolgere compiti domestici svilisce la virilità dell'uomo. Perché secondo lei?

«Il fatto di percepire le attività casalinghe come lesive della propria dignità maschile deriva dal considerare la tradizionale divisione dei ruoli come un dato naturale, di natura quasi biologica; sicché il dedicarsi ad attività considerate femminili può essere vissuto come l'ammissione di una propria insufficienza rispetto a ciò che “normalmente” ci si aspetta dal proprio ruolo. Occorre invece chiarire con decisione che la tradizionale divisione dei ruoli risponde soprattutto ad una ineguale distribuzione del potere sociale ed economico, che è stata giustamente messa in discussione ormai da decenni. Ma oltre a ciò, occorre mettere in evidenza che molta parte dell'impegno domestico, se visto nel modo giusto, può essere molto gratificante, in quanto consente di realizzare obiettivi e soddisfare motivazioni di grande importanza per l'essere umano, uomo o donna che sia. Curare il luogo in cui si vive, cucinare il proprio cibo, allevare i propri figli, coltivare i propri interessi non sono in conflitto con la “vita nel mondo”, ma possono al contrario essere una delle espressioni più alte del proprio specifico modo di essere e di realizzarsi».


La donna in casa e l'uomo al lavoro è un cliché ormai desueto. è solo per motivi lavorativi o perché è cambiato il rapporto tra uomo e donna? La divisione dei compiti domestici, come viene vista dall'uomo? E come dovrebbe essere affrontata?

«Con il progressivo sempre maggiore impegno lavorativo delle donne la distinzione non ha più senso. Gli uomini hanno perso la giustificazione con la quale sostenevano ipocritamente una posizione di privilegio, anche se è purtroppo vero che tra uomini e donne, sul fronte lavorativo, esistono tuttora grosse differenze in termini di opportunità.

Ma è chiaro che in ogni caso, al di là dei cambiamenti strutturali, occorre che sia gli uomini che le donne si impegnino in una ridefinizione del loro modo di percepire il proprio ruolo e quello dell'altro, e che tale ridefinizione potrà avvenire solo se sarà sostenuta dal contesto culturale, e in questo l'azione dei media è evidentemente fondamentale. Ciò riguarda in particolare l'uomo, che deve imparare da un lato ad apprezzare gli aspetti positivi di una gestione più completa e consapevole della vita quotidiana e dall'altro a ridurre l'enfasi spesso eccessiva che si assegna alle dimensioni più esterne relative al prestigio e al successo sociale».


L'uomo sempre più casalingo. Si vuole appropriate di quelle competenze appartenenti alla sfera femminile? è una rivincita nei confronti di una donna ormai emancipata, di potere e “mascolina”?

«Voglio sperare che non si tratti tanto di una rivincita, che rinvia ad un clima di costante conflitto, quanto piuttosto del fatto che l'uomo sta finalmente imparando qualcosa dalla donna. Certo, ciò si può tradurre anche in nuove forme di competizione, in un territorio che è stato tradizionalmente di incontrastato dominio della donna; ma credo che questo potrebbe portare ulteriori benefici a tutti: gli uomini potrebbero infatti portare in questo territorio saperi, sensibilità e abilità in cui sono più versati; protrebbe essere la strada di una positiva ibridazione tra i due mondi che potrebbe avere effetti indubbiamente positivi».

Fonte: http://temi.repubblica.it/casa/2009/01/29/intervista-a-bruno-mazzara/

La repubblica.it

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