Intervista a Tina Leonzi

Il presidente del Movimento Italiano Casalinghe racconta a Fiorenzo Bresciani le grandi conquiste compiute dall'associazione L'amicizia e la collaborazione nate e realizzate tra l'AsUC e il Moica, hanno segnato l'inizio del sorprendente cammino dell'Associazione Uomini Casalinghi, per questo consideriamo Tina Leonzi la nostra madrina.

Innanzitutto, Tina, cosa significa MOICA?
MO.I.CA. è l'acronimo di Movimento Italiano Casalinghe. Il Movimento è un'associazione di ispirazione cristiana nata 25 anni fa, con l'obiettivo di far circolare una cultura nuova sul lavoro familiare, sulla sua valenza morale, sociale ed economica e di ottenere per le persone che lo svolgono giusti riconoscimenti.

Come è nata l'iniziativa associativa?
E' partita da una mia intuizione, peraltro frutto di un'amara constatazione. Erano i primi anni '80 e mi occupavo da tempo della condizione femminile. Ad un certo punto mi resi conto che si parlava di problematiche legate al lavoro extradomestico delle donne, della fatica del duplice ruolo, delle carenze dei servizi sociali e altro ancora, ma si ignorava il grande tema del lavoro casalingo ” che preferisco definire familiare “. Pensai che fosse una grave carenza e che sarebbe stato bello dar vita a un'organizzazione che richiamasse a sé donne con questa specifica esperienza. Ne parlai con un certo numero di amiche e nacque il MO.I.CA.

Come si sviluppò l'azione del Movimento?
Non è stato facile alle origini, dopo aver stilato uno Statuto, trovare la metodologia di lavoro, verificare gli obiettivi, scoprire ambiti di presenza, di servizio, di testimonianza, formule di agire politico. Abbiamo dovuto coniugare tradizione e novità, fantasia e inventiva, l'esigenza di procedere con celerità alla complessità dei problemi.
La difficoltà dei nostri primi anni fu quella di mediare tra spinte ideali e operatività concreta, fu quella di saper cogliere denunce e aspettative anche inespresse, come le frustrazioni e le amarezze profonde delle donne casalinghe, mortificate da una cultura che sosteneva categoricamente l'evoluzione della condizione femminile soltanto attraverso il lavoro extradomestico.
L'intesa e il sentire comuni al di là delle collocazioni territoriali, gli scopi che ci hanno unite, la capacità organizzativa e propositiva del lavoro di tutti i 153 gruppi, ci consentono di dichiarare che l'indicazione categorica del “lavoro esterno” come unico mezzo di emancipazione o di liberazione, è storicamente bocciata.
Si può essere lavoratrici della casa o lavoratrici del mercato ed essere evolute, come in un caso o nell'altro si può non esserlo. Il discorso vale anche per gli uomini e l'Associazione Uomini Casalinghi, che hai fondato, lo conferma.

Quale fu l' obiettivo originario?
Il dibattito mosse da una domanda basilare. Quanto vale il lavoro della casalinga o di chiunque (al di là del sesso) lo svolga a favore della propria famiglia? Quanto contribuisce questo lavoro all'economia della famiglia e della società?
Fatti salvi, naturalmente, il valore morale, affettivo, educativo e gestionale, si trattava di mettere in luce l'alto valore economico di questa enorme massa di lavoro ignorato, sottovalutato, quando non disprezzato.
E' infatti considerato dagli economisti di alto valore, tanto da far dichiarare che il lavoro familiare dovrebbe essere computato nel prodotto interno lordo di ogni comunità nazionale e internazionale.
Il risultato concreto è che queste acquisizioni culturali sono oggi patrimonio diffuso. Un patrimonio di cui anche l'AsUC deve godere.

Quali risultati avete ottenuto sul piano legislativo- istituzionale?
Abbiamo ottenuto la promulgazione di due importantissime leggi. Nella fattispecie, la Legge 565/96 “Fondo pensioni per le persone che svolgono lavori di cura non retribuiti derivanti da responsabilità familiari” e la Legge 493/99, “Norme per la tutela degli ambienti di vita e per la prevenzione e copertura degli incidenti domestici”.
Norme che costituiscono una prima risposta alle aspettative dei milioni di persone che vivono in questa condizione, ma che richiedono ancora modifiche sostanziali. Per questo il MO.I.CA. è ora attivamente impegnato in commissioni e comitati governativi e ministeriali, affinché le leggi ottenute diventino buone leggi e autentiche risposte alla domanda di sacrosanti diritti civili.
Come si può notare si parla di “persone”, non solo di donne, e quindi si può ben dire che il nostro impegno è stato profuso < B>anche per gli uomini
che si dedicano al medesimo lavoro. Ci rilasci un commento conclusivo e globale della tua esperienza?
Chi ha cominciato 25 anni fa questa coinvolgente avventura non avrebbe mai immaginato che in tale arco di tempo saremmo riuscite a diventare un movimento nazionale significativo e riconosciuto (persino dall'Onu che ha riconosciuto il MO.I.CA. come Ong) per la serietà e coerenza dell'agire associativo.
Si è trattato di un agire carico di difficoltà ” una crescita sempre in salita, senza mai aver ceduto ad appoggi politici nè economici” ma è stato un agire pienamente libero e disinteressato.
Se siamo arrivate fin qui lo dobbiamo a noi stesse, fiere del nostro desiderio di conoscere, sempre protese in un impegno quotidiano di gratuità e di servizio, fra noi e fuori di noi, nei confronti di tutta la comunità nella quale siamo inserite.
Il discorso, caro Fiorenzo, vale anche per gli uomini casalinghi e per l'AsUC che hai fondato. A te, in particolare, va il merito di avere creduto e di credere nella ricchezza che la famiglia rappresenta e di operare per diffondere quel messaggio fondamentale: insieme, le donne e gli uomini, debbono impegnarsi senza preconcetti e condizionamenti, secondo le proprie doti e attitudini, per la costruzione del vero bene umano, familiare, sociale.

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