Ispra, pesticidi nelle acque: in aumento sopra e sotto la superificie

Aumenta la percentuale di pesticidi nelle acque, sia in quelle superficiali (+20%), sia nelle falde sotterranee (+10%). A dirlo è l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca per l’ambiente, che ha rinvenuto 224 diverse sostanze contaminanti. Sono circa 130.000 le tonnellate di prodotti fitosanitari utilizzati ogni anno in Italia e tra queste, il glifosato è quella che supera più spesso i limiti consentiti nelle acque superficiali.

I dati, relativi al periodo tra il 2013 e il 2014, sono contenuti nel Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque e ricavati attraverso le rilevazioni di Regioni e Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente.

La contaminazione da pesticidi è un fenomeno complesso e difficile da prevedere, sia per il grande numero di sostanze impiegate, sia per la molteplicità dei percorsi che possono seguire nell’ambiente. Dall’analisi dei 29.220 campioni, sono state trovate un numero di sostanze sensibilmente superiore a quello degli anni precedenti (erano 175 nel 2012, oggi 224).

Gli erbicidi sono ancora le sostanze più rinvenute, soprattutto a causa dell’utilizzo diretto sul suolo, spesso concomitante con i periodi di maggiore piovosità di inizio primavera, che ne determinano un trasporto più rapido nei corpi idrici superficiali e sotterranei.

Le acque superficiali “ospitano” pesticidi nel 63,9% dei 1.284 punti di monitoraggio controllati (nel 2012 la percentuale era 56,9); nelle acque sotterranee, sono risultati contaminati il 31,7% dei 2.463 punti (31% nel 2012).

L’Ispra segnala una contaminazione più ampia nella pianura padano-veneta. In quest’area infatti, alcune regioni segnano un livello di contaminanti molto più diffusi rispetto alla media nazionale, arrivando a interessare oltre il 70% dei punti delle acque superficiali in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna. Punte particolarmente elevate (intorno al 90%) si evidenziano anche in Toscana e in Umbria.

Più che in passato, sono state trovate miscele di sostanze nelle acque, contenenti anche decine di componenti diversi. Ne sono state trovate fino a 48 sostanze in un singolo campione. Sono proprio le miscele a preoccupar maggiormente, dato che la tossicità di più sostanze messe insieme è di gran lunga più elevata di quella dei singoli componenti.

Si deve, pertanto, tenere conto che l’uomo e gli altri organismi sono spesso esposti a “cocktail” di sostanze chimiche”, dicono dall’Istituto. “È necessario prendere atto di queste evidenze, confermate a livello mondiale, e del fatto che le metodologie utilizzate in fase di autorizzazione, che valutano le singole sostanze e non tengono conto degli effetti cumulativi, debbono essere analizzate criticamente al fine di migliorare la stima del rischio”.

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