Istat: cala la disoccupazione, donne svantaggiate

Nel terzo trimestre 2005 il tasso dei non occupati è sceso al 7,1%, ma è cresciuto il numero degli inattivi. Perde terreno il lavoro femminile e le italiane sono le più impegnate in Europa nei lavori domestici. Scende anche il numero dei contratti a termine.

Roma - Nel terzo trimestre 2005 il tasso di disoccupazione è sceso al 7,1%, riducendosi dello 0,3% rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno. Il tasso di disoccupazione su base destagionalizzata invece è risultato stabile al 7,7%, secondo quanto comunica l'Istat. Nel terzo trimestre 2005 il numero delle persone in cerca di occupazione è risultato pari a 1.726.000 unità (-4,1% su base annuale). Il numero degli inattivi compresi tra i 16 e i 64 anni è però cresciuto di 294mila unità rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno. Il totale di occupati è pari a 22.542.000 unità, con un aumento su base annua dello 0,3%, “in marcato rallentamento rispetto al recente passato. Il risultato sconta l' attenuazione degli effetti dovuti alla regolarizzazione dei cittadini stranieri registrati all'anagrafe”, spiega al'Istat. In termini destagionalizzati l'occupazione ha registrato una contrazione dell'0,2% su base annuale.

Meno contratti a termine
L'incidenza dei lavoratori a tempo determinato sul totale dei dipendenti si è posizionata nel terzo trimestre 2005 al 12,3%, tre decimi di punto in meno in confronto a un anno prima. Nel terzo trimestre 2005 la riduzione delle persone in cerca di occupazione ha continuato a interessare maggiormente la componente femminile (-45.000 unita', pari a -4,6%) in confronto a quella maschile (-29.000 unita', pari a -3,5%). A livello territoriale, a fronte dell'incremento nel Nord-est, dovuto alla sola componente maschile, il numero di persone in cerca di occupazione si e' ridotto nelle restanti aree territoriali, soprattutto nel Mezzogiorno, dove al calo delle donne in cerca di lavoro si è associata una nuova piu' forte riduzione degli uomini.

Donne, la parità è una chimera
La riduzione dell' occupazione su base congiunturale nel terzo trimestre e' dovuta soprattutto al calo delle forze di lavoro, che hanno perso 69 mila unita' rispetto al trimestre precedente. A fronte della perdita di 69mila attivi si e' registrato un calo di occupati di 55mila unità e una riduzione di persone in cerca di occupazione di 14mila unità. La riduzione dell' offerta di lavoro ha riguardato – dice l'Istat – esclusivamente la componente femminile diminuita dello 0,5% (-46mila unità). La componente maschile è aumentata invece dello 0,2% (+29 mila unita. A fronte di una dinamica positiva del nord (+125 mila unita', pari all' 1,1%) si è contrapposto il lieve calo delle regioni centrali (-0,2%, paria 9mila unità) e quello più marcato del mezzogiorno (-1,8%, pari a 133mila unità). Questo calo al sud e' dovuto soprattutto alla forte contrazione dell' offerta di lavoro femminile, con un -3,8%, pari a meno centomila unita' sul mercato del lavoro. Inoltre le donne italiane sono, in Europa, quelle che spendono piu' tempo per il lavoro familiare, e gli uomini italiani quelli che si dedicano meno alla cura della casa e della famiglia. Il ''primato'' femminile del tempo dedicato alla famiglia rispetto a quello extradomestico riguarda un po' tutta l'Europa, ma le italiane – con 5 ore e 20 minuti – svettano in cima alla classifica. Quasi due ore in piu' delle svedesi (3 ore e 42), che risultano essere le europee meno dedite alla casa. Anche tra le donne occupate, il carico di lavoro familiare delle italiane e' maggiore rispetto alle altre donne in Europa, circa 3 ore e 51 minuti contro le 3 ore e 11 delle tedesche e le 3 ore e 21 delle finlandesi. Quasi inevitabilmente, gli uomini italiani sono quelli che dedicano al lavoro familiare il minor tempo di tutta l& apos;Europa: appena un'ora e 35 minuti, un'ora in meno di belgi, ungheresi, sloveni e svedesi. Classifica che si inverte se si considera il tempo dedicato al lavoro retribuito, che vede gli italiani primeggiare (4 ore e 26, che diventano 6 ore e 13 per gli occupati). Ma anche se lavorano piu' tempo delle donne fuori casa, gli italiani, grazie alla minore cura della casa e della famiglia, godono di piu' tempo libero (5 ore e 5 minuti), anche se rispetto ai maschi di altri Paesi ne hanno meno. Complessivamente, le donne europee hanno meno tempo libero degli uomini in tutti i Paesi, ma le italiane, insieme alle francesi, ne hanno meno delle loro ''colleghe''.

Meno sonno e più cura della persona
Si dorme di meno, ma si dedica piu' tempo ai pasti e alle cure personali: rispetto ad altri Paesi europei l'Italia si conferma un Paese mediterraneo, dove stare tutti intorno a un tavolo a pranzo e a cena e' ancora un momento importante della giornata, e il fast food e' piu' un'attivita' del tempo libero. L'indagine Istat ha studiato le abitudini di 11 Paesi europei: oltre all'Italia, Belgio, Germania, Estonia, Francia, Ungheria, Slovenia, Finlandia, Svezia, Inghilterra e Norvegia. Se le donne che dormono di piu' sono le francesi con quasi 9 ore al giorno, le italiane sono tra quelle che dedicano al sonno meno tempo (8 ore e 19 minuti). Anche gli uomini francesi si confermano i più dormiglioni, con 8 ore e 45, mentre gli italiani dormono due minuti in meno delle loro compagne (8h17. Uomini e donne italiani e francesi, invece, sono accomunati dal tempo dedicato ai pasti e alle cure personali: circa 3 ore gli italiani (uomini e donne), poco meno i francesi. Ultimi nella graduatoria i Paesi nordici, con un'ora in meno dedicata a queste due attivita' giornaliere.

Fonte: www.romaone.it

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