Istat: marzo in deflazione, giù il carrello della spesa

Marzo si conferma in deflazione, mentre scendono i prezzi del carrello della spesa. Le stime preliminari diffuse oggi dall’Istat dicono che a marzo l’inflazione aumenta dello 0,2% su base mensile e registra una diminuzione su base annua pari a -0,2% (era -0,3% a febbraio). I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona diminuiscono dello 0,1% rispetto a febbraio e dello 0,3% su base annua. Secondo le associazioni dei consumatori, sono dati che dimostrano come la ripresa sia ancora lontana.

L’Istat spiega che la persistenza del calo tendenziale dei prezzi risente soprattutto della nuova flessione dei prodotti energetici e in particolare gli Energetici non Regolamentati (-11,2%, da -8,5% del mese precedente), pur in presenza dell’inversione della tendenza dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+0,5%, da -0,7% di febbraio) e di altri lievi segnali di ripresa registrati dai prezzi di alcune tipologie di prodotto (Alimentari non lavorati, Beni durevoli e semidurevoli, Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona), che hanno contribuito, però, solamente a ridurre l’ampiezza della flessione dell’indice generale.

Federconsumatori e Adusbef sottolineano che il dato conferma l’incertezza e l’instabilità dell’andamento dell’economia e la lontananza di segnali di ripresa: dal 2012 al 2015  i consumi hanno registrato una contrazione del 10% (percentuale che equivale a una diminuzione di 75,5 miliardi di euro di spesa complessiva delle famiglie) e dunque diventa necessario e indispensabile “rilanciare i consumi, attraverso un aumento ed una redistribuzione dei redditi”. Per le  due associazioni bisogna avviare investimenti destinati a sviluppo tecnologico e ricerca, messa in sicurezza di scuole e ospedali, modernizzazione di trasporti e infrastrutture, e avviare un programma per lo sviluppo e la valorizzazione dell’offerta turistica nel nostro Paese.

A sua volta l’Unione Nazionale Consumatori si sofferma sul crollo dei prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto (meno 1,1% su base annua): questa flessione, stima l’associazione, consente di risparmiare, in termini di minor del costo della vita, per una tradizionale famiglia di quattro persone, 172 euro su base annua.

Di dati “assolutamente negativi” parla il Codacons. “L’attesa ripresa dei prezzi non c’è stata, e il leggero rialzo del +0,2% sul mese è dovuto unicamente al caro-benzina e agli effetti dell’aumento del petrolio sui mercati internazionali – spiega il presidente Carlo Rienzi – Con questi numeri non si va da nessuna parte, e preoccupa in modo particolare il dato sul carrello della spesa, che diminuisce dello 0,3% su base annua. Gli effetti della deflazione saranno pesantissimi per la nostra economia, perché dimostrano che la domanda interna è ancora debole, con conseguenze negative per industria, commercio e occupazione. Il Governo non ha ancora capito che la deflazione è un segnale allarmante contro il quale occorre intervenire rilanciando i consumi e aumentando il potere d’acquisto delle famiglie, attraverso misure strutturali che diano risultati sul lungo termine”.

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