Istat, sale il potere d’acquisto delle famiglie ma i consumi restano ancora a terra

Aumenta il potere d’acquisto e la propensione al risparmio delle famiglie italiane nel primo trimestre del 2016. Lo evidenzia l’Istat che indica rispettivamente un +1,1% e un +0,8%. Sull’aumento si riflette anche la dinamica dei prezzi, spiegano dall’Istituto: il “deflatore implicito dei consumi delle famiglie è sceso in termini congiunturali dello 0,3%”. Su base annua la capacità di spesa sale del 2,3%, il rialzo maggiore dal secondo trimestre del 2007, ovvero prima della crisi.

Non ripartono però i consumi che fanno rimanere il Paese per il quinto mese consecutivo in fase di deflattiva. nel primo trimestre del 2016 è rimasta ferma rispetto agli ultimi tre mesi del 2015 mentre è cresciuta dell’1,6% su base annua.

Nulla di buono. Le famiglie sono ancora in crisi. I consumi che sembravano essere ripartiti, anche se con il contagocce, sono nuovamente fermi, mentre la ripresa del potere d’acquisto dipende solo dalla riduzione dei prezzi, ossia dal fatto che a febbraio e marzo 2016 l’Italia è ricaduta nella deflazione, segnando rispettivamente un -0,3% e un -0,2%” afferma Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori. “Infine, la crescita del reddito disponibile delle famiglie consumatrici dimostra che anche quelle poche famiglie che potrebbero permettersi di spendere di più, sono ancora restie a farlo e preferiscono risparmiare” conclude Dona.

L’Istat ha diffuso anche i dati relativi alla pressione fiscale e ai conti pubblici. Per il primo trimestre 2016, la pressione fiscale è stata pari a 38,9% (-0,2% rispetto allo stesso periodo del 2015). Migliora anche il rapporto deficit/Pil che scende al 4,7%. Ma i dati positivi non convincono.

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