Istat, sale il potere d’acquisto delle famiglie ma occorre rilanciare i consumi

Nel secondo trimestre del 2016, il reddito reale delle famiglie italiane è aumentato dell’1,1% rispetto al trimestre precedente, mentre su base annua l’aumento è calcolato pari al 2,9%. Lo rileva l’Istat dicendo che il dato relativo al potere d’acquisto delle famiglie è il migliore registrato dal secondo trimestre del 2007. La crescita è aiutata dall’andamento dei prezzi, ma sale anche il reddito disponibile, che rappresenta il valore nominale (1,3% sul trimestre e +2,8% su base annua). Secondo l’Istituto Nazionale di statistica, “la pressione fiscale è stata pari al 42,3%, segnando una riduzione di 0,4 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. Si abbassa anche il rapporto deficit/Pil che registra nel secondo trimestre 2016 lo 0,2%, in miglioramento di 0,7 punti percentuali su base annua.

Nonostante queste note positive, i consumi finali delle famiglie restano fermi e la spesa sale solo dello 0,1%. “Un fatto grave, se si considera che la spesa delle famiglie rappresenta il 60% del Pil”, commenta Massimiliano Dona, segretario Unione Nazionale Consumatori. Secondo Dona, “se si vuole la crescita, insomma, è sui consumi che bisogna puntare per avere un’inversione di tendenza. Inoltre si tratta di un peggioramento rispetto al 2015″.

Parere positivo invece riguardo all’aumento del potere d’acquisto delle famiglie “anche se”, afferma il segretario di UNC, “è dovuto prevalentemente alla deflazione. Una conferma del fatto che l’abbassamento dei prezzi ha effetti positivi per chi va a fare la spesa tutti i giorni e che, quindi, non va demonizzato. Semmai vanno rimosse le cause della deflazione, ossia la domanda interna asfittica”.

Per Federconsumatori e Adusbef, i dati diffusi oggi da Istat danno una visione decisamente ottimistica sul potere d’acquisto delle famiglie al punto che le due associazioni, in una nota congiunta, parlano di “una realtà parallela che non trova alcun riscontro nella vita che i cittadini conducono, nelle difficoltà che affrontano, nelle rinunce alle quali sono costretti ogni giorno”. Sottolineando la contrazione dei consumi avvenuta nel 2008, in particolare per quelli relativi agli alimenti e alla salute, le due associazioni affermano che “Basta osservare tale andamento per capire la situazione di estremo disagio in cui vive la maggior parte delle famiglie. E basta guardare ai dati sulla disoccupazione per capire come i redditi delle famiglie non accennino a riprendersi”.

Il Codacons osserva invece che “Gli italiani sono sempre più “formiche” e meno “cicale” e mettono da parte i soldi rimandando gli acquisti al futuro“. Secondo l’associazione la causa di questo comportamento è da ricercare nel costante calo della fiducia da parte dei consumatori.

La propensione al risparmio cresce così dell’1,4% su base annua. Un dato che, tuttavia non aiuta l’economia italiana. “A fronte della crescita del reddito disponibile e del potere d’acquisto i consumi non ripartono come dovrebbero, e questo perché non è stata attuata alcuna misura di sostegno alla domanda interna da parte del Governo, che resta alla finestra a guardare la crisi del commercio e dei consumi”.

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