Italia, in dieci anni 1,7 mln di bambini e adolescenti in meno

Rapporto del ministero del Welfare: a Napoli meno culle che in Svezia. 'Urgenti nuove politiche familiari'


di Roberto Messina

Ha proprio fatto il suo tempo la cartolina dell'Italia prolifica, culle e piazze piene di marmocchi schiamazzanti e scugnizzi. Ormai il nostro Paese, da anni fanalino di coda nelle classifiche mondiali per la natalità, vede la piramide demografica assottigliarsi pericolosamente alla base, quella relativa alle fasce di età più giovani. Tanto che rispetto alla metà degli anni '90 il calo di bambini e adolescenti ha l'entità di una metropoli più grande di Milano.
In poco più di dieci anni, i bambini e gli adolescenti in Italia sono infatti diminuiti di 1.675.618 unità. Il dato è stato fornito dal “Rapporto biennale sulla condizione dell& apos;infanzia e l'adolescenza in Italia” del ministero del Welfare, realizzato dal Centro di documentazione di Firenze e presentato ieri in occasione della Giornata mondiale per i diritti dell'infanzia. Nella banca dati del Centro, i cittadini minorenni risultano 9.842.726, con una prevalenza dei maschi (5.054.170). A “ringiovanire” l'Italia non basta certo il lieve aumento di fecondità degli ultimi anni, passato da 1,2 a 1,3 nati per donna tra la fine dei '90 e il 2005.
La natalità è diventata asfittica anche al Sud. Se è ancora vero, infatti, il luogo comune secondo cui Napoli è la città più prolifica d'Italia, fa impressione constatare che lo sia solo per mancanza di “concorrenza”. Nel capoluogo campano la fecondità è infatti attualmente inferiore alla Svezia. Per i ricercatori fiorentini, una contrazione così forte fra i minori, sommata all'aumento della speranza di vita media, modifica in maniera sostanziale l'indice di vecchiaia (il rapporto fra gli over 65 ogni 100 under 14) della popolazione italiana che passa da 96,6 nel 1991 a 133,8 nel 2003.
Per uscire dal vicolo cieco generazionale serve una politica diversa. Il rapporto sottolinea che l'Italia “ha bisogno di una politica sociale e culturale che renda le famiglie più capaci di realizzare mete di solidarietà e giustizia fra le generazioni. La società italiana non si è ancora seriamente posta questo problema ” accusa il rapporto – ha pensato e pensa ancora in termini di maggiore assistenza alle famiglie e ai minori poveri”. Le cifre riflettono quest'indifferenza: le spese per prestazioni alle famiglie e ai figli ammontano ad appena il 3,8% sul totale della spesa sociale, contro una media europea dell'8,2%. Fra le difficoltà che vivono i minori nel nostro Paese, il rapporto evidenzia l'alto tasso di violenza e maltrattamenti all'infanzia: sono bambini infatti il 16% delle vittime di omicidi fra le mura domestiche. Unico dato positivo, invece, la criminalità minorile che è inferiore a quella degli altri Paesi europei.
Nonostante gli allarmi sulla violenza minorile, insomma, sembra che per i bambini italiani il problema numero uno sia ancora quello della violenza subita. Misteri di un Paese dove coabitano demografia scandinava e mentalità patriarcale.

Fonte: tuoquotidiano

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