Italiani in crisi? Diventano etici e selettivi

La crisi economica ha cambiato lo stile di vita degli italiani che sono diventati più responsabili (rinunciano alle vacanze o a capi d'abbigliamento), più esigenti verso il mercato (chiedono che la pubblicità dia informazioni maggiori e mantenga le promesse) e più etici (vorrebbero che l'etica diventi una strategia aziendale). Ecco il quadro delineato dalla III edizione dell'Osservatorio Consumers' Forum.

Lo stereotipo del consumatore italiano è quello di chi non bada a spese, tendente allo spendaccione. Ma la crisi economica ha incrinato questo stereotipo, cambiando lo stile di vita del consumatore italiano, che è diventato più responsabile e selettivo. Quando si trovano in difficoltà, infatti, il 79% degli italiani rinunciano a comprare beni di abbigliamento e il 64% a fare la vacanza. Ciò a cui non si rinuncia sono i prodotti che riguardano la salute, come frutta e verdura (85%) e la prevenzione (68%).

E' quanto rivela la III edizione dell'Osservatorio Consumers' Forum, associazione che riunisce le più importanti associazioni dei consumatori e le maggiori imprese italiane, che attraverso un'indagine affidata a Ipsos (metodo CATI, campione rappresentativo 1000 persone) analizza ogni anno gli stili di vita e le tendenze di consumo degli italiani. Senza dubbio il consumatore italiano è un consumatore in difficoltà, preoccupato per l'occupazione visto che oltre la metà degli intervistati conosce qualcuno che in questo periodo ha perso il lavoro.

Ma l'italiano è diventato anche un consumatore più esigente nei confronti del mercato, cui chiede più qualità, prezzi più equi e maggior informazione. Anche perché non si fida più della pubblicità, come mezzo attendibile per orientare la propria spesa: secondo l'83% degli intervistati la pubblicità deve dare più informazioni, ma soprattutto mantenere le promesse. Le banche e le assicurazioni sono considerati, dal punto di vista pubblicitario, i settori meno sinceri (per il 32% degli intervistati); seguono i cosmetici (22%) e la telefonia (18%). In caso di insoddisfazione, oltre un terzo dei consumatori italiani non esita a rivolgersi alle associazioni dei consumatori.

“Il consumatore italiano è un consumatore in difficoltà, che deve sapere scegliere per riuscire a rinunciare – commenta Sergio Veroli, presidente di Consumers' Forum, che oggi a Milano ha presentato i risultati della ricerca – Un consumatore che inizia a pretendere di essere soddisfatto da ciò che acquista e chiede che le informazioni sui prodotti siano più trasparenti”.

Dall'indagine emerge un altro dato importante: gli italiani diventano sempre più etici e chiedono (il 71%) che l'etica diventi una strategia aziendale. I consumatori sarebbero disposti a pagare ben il 9% in più (ed il 20% di essi si spingerebbe anche oltre il 10% in più) un prodotto di un'azienda che adottasse comportamenti etici e ecosostenibili, che cioè dimostrasse rispetto per i diritti dei lavoratori (47%), che fosse trasparente nei confronti dei consumatori (32%), attenta all'ambiente (30%), alla qualità dei prodotti (29%). “Le circostanze rafforzano le convinzioni dei consumatori in merito all'eticità dei comportamenti delle aziende – aggiunge Veroli – L'etica e la responsabilità sociale diventano valori che orientano gli acquisti, aspetto che nel prossimo futuro inciderà anche sulle strategie di mercato di molte aziende”. Per il 73% degli italiani le confezioni dei prodotti dovrebbero essere ridotte al minimo e il 57% dei nostri concittadini se deve scegliere tra due marche dichiara di orientarsi verso quella che tiene alla difesa dell'ambiente. Infine, per il 48% degli italiani dovremmo consumare tutti meno per vivere meglio.

2010 – redattore: GA

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