L´Istat ha fotografato l´uso dei prodotti fitosanitari nell´agricoltura italiana

La coltivazione del melo (annata agraria 1999-2000) rappresenta la coltura sulla quale viene effettuato mediamente il maggior numero di interventi (10,1), corrispondenti ad una quantità di 53,0 chilogrammi di principi attivi per ettaro di superficie complessivamente trattata. Lo dice l'Istat che oggi ha reso disponibili on line le rilevazioni annuali sull'utilizzo dei prodotti fitosanitari su diverse coltivazioni presenti in Italia nel periodo 1998-2005. Le coltivazioni prese in esumane sono: vite, melo, olivo, mais, frumento tenero, frumento duro, orzo, avena e patata.



I dati ” spiega l'istituto di statistica – si riferiscono ad annate agrarie e a coltivazioni diverse, ma il confronto dei risultati emersi dalle rilevazioni che si sono succedute nel tempo offre un quadro di significativo interesse sulla diffusione e sull'intensità nell'uso dei prodotti fitosanitari. La coltivazione del melo, come detto, è quella sulla quale viene effettuato il maggior numero di interventi e sono i trattamenti a base di insetticidi quelli più utilizzati per i quali si impiegano 32,6 chilogrammi di sostanze attive distribuite in 3,1 interventi per ettaro. Le coltivazioni cerealicole – mais, frumento tenero, frumento duro, orzo e avena ” rilevano (annata agraria 2001-2003) una minore diffusione e intensità d'uso dei prodotti fitosanitari.

In questo caso si effettuano prevalentemente trattamenti erbicidi o diserbanti, che raggiungono nella coltivazione del mais una media di 1,2 interventi e di 1,1 chilogrammi di principi attivi per ettaro.

Nella coltivazione della patata (annata agraria 2003-2004) si eseguono mediamente 3,1 trattamenti, corrispondenti ad una quantità media di 3,6 chilogrammi per ettaro (1,5 gli interventi fungicidi effettuati, con una quantità media di 3,0 chilogrammi per ettaro). Per quanto riguarda la coltivazione della vite, nell'annata agraria 1998-1999 risultano effettuati in media 6,8 trattamenti (con una quantità di principi attivi pari a 24,1 chilogrammi per ettaro di superficie complessivamente trattata) che si abbassano a 2,9 trattamenti nell'annata agraria 2004- 2005 (con una quantità media di 15,6 chilogrammi per ettaro di superficie trattata).

In entrambe le annate agrarie risultano più utilizzati i trattamenti fungicidi sia per numero sia per quantità media impiegata per ettaro di superficie trattata. Nella coltivazione dell'olivo nell'annata agraria 2000- 2001 risulta utilizzata una quantità media per ettaro di superficie complessivamente trattata di 5,9 chilogrammi di principi attivi distribuiti in 1,4 trattamenti; nell'annata agraria 2005-2006 tale quantità diminuisce a 3,5 chilogrammi distribuiti in 7,3 trattamenti. In entrambe le annate agrarie i principi attivi fungicidi risultano quelli maggiormente impiegati (rispettivamente 4,9 chilogrammi nel 2000-2001 e 1,9 chilogrammi nel 2005-2006).

L'Istat si sofferma in particolare quest'anno sulla coltivazione dell'olivo (annata agricola 2005 ” 2006). E si scopre un dato abbastanza significativo: tra le 794 mila aziende olivicole, solo il 22,1 per cento ricorre all'impiego di prodotti fitosanitari mentre il restante 77,9 per cento non effettua alcun intervento di difesa. Ma il punto è che la superficie media coltivata a olivo delle aziende che eseguono trattamenti (1,81 ettari) è superiore a quella delle aziende che non li effettuano (1,09 ettari). I trattamenti effettuati dalle aziende olivicole che praticano la difesa fitosanitaria sono pari a poco più di 360 mila interventi eseguiti, con l'utilizzo di 1.072 mila tonnellate di principi attivi contenuti nei prodotti fitosanitari impiegati.

Le rilevazioni sull'impiego dei prodotti fitosanitari in agricoltura sono effettuate secondo quanto disposto dal Consiglio dell'Unione Europea, al fine di migliorare l'informazione statistica sul settore agricolo e di promuovere l'elaborazione di indicatori agro-ambientali connessi con l'uso dei prodotti fitosanitari o fitoiatrici. In particolare, a partire dagli studi progettuali comunitari Tapas (Technical Action Plan in Agriculture Statistics), viene condotta una rilevazione annuale a rotazione sull'utilizzo dei prodotti fitosanitari in varie coltivazioni. Tali indagini consentono di ampliare la conoscenza sull'impiego dei prodotti chimici in agricoltura e sulle possibili interazioni tra pratiche agricole e salvaguardia dell'ambiente.& lt;BR>
Osserviamo che questi dati non evidenziano comunque quali siano le conseguenze sia sulle falde acquifere (per fare solo un esempio), sia sulla salute umana tout court dell'uso dei prodotti fitosanitari. Neppure si è in grado di capire fino in fondo – dai dati presentati – se questo quadro significhi che in Italia sono rispettate o meno le leggi vigenti in materia. Ma segnaliamo però cosa scrive in materia il sito del “Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute”: «i principi attivi presenti nei prodotti fitosanitari sono, per definizione, biologicamente attivi e costituiscono un potenziale rischio per la salute degli operatori ed altri gruppi di popolazione esposti. In considerazione di questi aspetti, è stato stipulato un accordo tra Stato, Regioni e Province autonome per l'attuazione di Piani nazionali triennali di sorveglianza sanitaria ed ambientale su eventuali effetti derivanti dall'utilizzazione di prodotti fitosanitari (accordo 8 maggio 2003, G. U. n. 121 del 27.5.2003)».

Aggiungiamo infine un´ulteriore riflessione: quando si parla di agricoltura biologica, e la si paragona a quella tradizionale mettendone in dubbio i benefici per la salute, bisognerebbe sempre aver presenti questi dati e ricordarsi che l´agricoltura biologica, appunto, non usa per legge prodotti fitosanitari. Aspetto che non ci pare trascurabile…

Fonte: www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=9379

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