La carica dei 'figliol prodighi'

Famiglia è bello. Ma soprattutto è comodo. In particolare per i giovani la cui autonomia è minata dai problemi di carattere economico connessi con la vita fuori casa, sia come single ma anche in coppia.

L'''emigrazione di ritorno dei figlioli prodighi'', l'impossibilità materiale, per diversi giovani, di allontanarsi dalla famiglia e, per chi è infelicemente sposato, di recidere il legame matrimoniale per via dei costi economici e sociali del divorzio o della separazione, stanno originando un familismo di tipo utilitaristico, ossia un modello familiare basato soprattutto sui benefici economici e sociali della coabitazione.

A sostenerlo è il presidente dell' Eurispes, Gian Maria Fara, secondo il quale ''la famiglia resiste come soggetto economico e relazionale in grado di fornire ai suoi membri un riparo dall' inospitalità del mondo''.

Nonostante il numero dei singles sia aumentato negli ultimi decenni passando dai 2.061.978 del 1971, pari al 12,9% del totale delle famiglie, ai 4.099.970 di 20 anni dopo, con un incremento percentuale del 98,8%, il fenomeno non mitiga il fenomeno della ''posticipazione''.

Tutto il ciclo di vita individuale, osserva infatti l'Eurispes, continua a spostarsi in avanti, con la conseguenza di determinare un inevitabile allungamento dei tempi che scandiscono gli eventi decisivi. Così quello dei trentenni che vivono in famiglia, che non si sposano o non iniziano una convivenza more uxorio, è un fenomeno che ha preso piede in tutta Europa.

E non si tratta solo di studenti universitari che, presa la laurea (breve o lunga) a 21/25 anni, trovano un lavoro e vanno via da casa. Sono ''ragazzi'' e ''ragazze'' dai 18 ai 34 anni la cui la qualifica di studente nasconde nella maggior parte dei casi uno stato di inoccupazione prolungata. E ben uno su cinque dei 33-37enni che spiccano il volo, sono poi costretti tornare sui loro passi.

Fonte. Miaeconomia

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