La convivenza pesa sulla divisione della pensione

Oltre alla durata del matrimonio, anche la convivenza 'more uxorio', cioè condotta come marito e moglie, rappresenta un valido parametro per la ripartizione della pensione di reversibilità tra coniuge superstite ed ex coniuge. è quanto ha deciso la I sezione civile della Corte di Cassazione (sentenza n. 11217), ribadendo un principio che aveva già stabilito nel 2003, secondo cui la ripartizione della pensione può tenere conto anche di altri fattori, oltre alla durata dei rispettivi matrimoni.

Nel caso in esame due donne, G. G. e G. B., erano state sposate con L. B., poi morto. La prima per 44 anni, la seconda per soli 4 anni, preceduti però da convivenza prematrimoniale, terminata una volta concluso il divorzio con cui era stato riconosciuto alla prima consorte un assegno di 250 mila lire. Alla morte di L. B. il tribunale aveva assegnato alla prima moglie una quota pari a 1/6 della pensione di reversibilità del defunto, aumentata poi a 11/12 dalla Corte d'appello di Bologna.

Dopo una serie di ricorsi e controricorsi tra le due donne, la corte d'Appello di Bologna aveva deciso, salomonicamente, di assegnare a ciascuna il 50% della pensione, ritenendo che ''la durata del matrimonio è valore preponderante, ma non unico ed esclusivo cui conformarsi automaticamente in base a mero calcolo matematico, dovendosi considerare altri elementi, come le condizioni dei soggetti coinvolti nella vicenda, il reddito di entrambi i coniugi e l'ammontare dell'assegno divorzile prima del decesso dell'ex coniuge''.

In questo caso la prima moglie, pur non avendo una pensione propria, può contare su un patrimonio immobiliare di diversi appartamenti, mentre la seconda ha sì una pensione e l'appartamento in cui vive, ma deve anche mantenere la figlia, studentessa priva di reddito, avuta dal defunto.

Così la Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d'appello bolognese che assegnava ad entrambe il 50% della pensione, in quanto ''ai fini della pensione di reversibilità assume rilievo anche la convivenza pre-matrimoniale del secondo coniuge con il defunto, quale elemento da inserire nella valutazione complessiva e tale da giustificare una ripartizione diversa da quella proporzionale alla durata dei rispettivi matrimoni''.

Fonte: MiaEconomia

Condividi questo articolo